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GIUSEPPE DI SALVO: RIFLESSIONI DI UNO SPROVVEDUTO BAGHERESE ERRANTE SUGLI ULTIMI ECLATANTI EPISODI DI PIZZO, MAFIA, PENTITI E IMPRENDITORI IN AZIONE!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.GIUSEPPE DI SALVO

RIFLESSIONI DI UNO SPROVVEDUTO BAGHERESE ERRANTE SUGLI UTIMI ECLATANTI EPISODI DI PIZZO, MAFIA, PENTITI E IMPRENDITORI IN AZIONE!

BAGHERIA, GLI IMPRENDITORI, LE MAFIE PARTITOCRATICHE E IL PIZZO! E LE VESSAZIONI SI STATO!

A Bagheria, prima dell’avvento del Movimento Cinque Stelle, tutti i lavoratori bagheresi sono stati vessati col “pizzo” di Stato: infatti tutti i cittadini pagano le aliquote massime dell’irpef comunale per il dissesto economico in cui è caduta la città grazie alle partitocratiche amministrazioni. Per non parlare della tassa sui rifiuti solidi urbani aumentata negli anni di oltre il 100%. E DELLE ALTRE TASSE ORCHESTRATE DAL GOVERNO MONTI DA NESSUNO ELETTO!

 Da alcuni anni in città governa il Movimento Cinque Stelle. E ora il sindaco Patrizio Cinque vuole ridurre del 10% la tassa sull’immondizia. L’economia è in crisi. I pentiti delle varie mafie collaborano con la Giustizia. I commercianti si ribellano. Seguono decine di arresti. Viva! Ma come mai non viene arrestato nessuno per il dissesto visto che lo Stato, questo Stato, consente discriminazioni da città a città nella trattenuta delle tasse? E’ forse ciò costituzionale? Quanto queste ultime persone arrestate sono diverse da quelle che hanno provocato il dissesto economico della città? Ad ogni cittadino bagherese il dissesto economico della città costa centinaia di euro in più all’anno! Come frenare e arginare questo “pizzo” di Stato? Ci siamo ribellati col voto. Continueremo a farlo! SIA RIVOLTA CONTINUA!!!

PROPAGANDA BEN ORCHESTRATA

Una serie di arresti a Bagheria? Anche Radio Radicale,  con Massimo Bordin, cade nella trappola mediatica: è la storia ripetuta di persone già arrestate, in quanto i nuovi arresti pare siano solo poche unità. La novità? E’ nei commercianti che si ribellano e, dopo aver a lungo pagato, ora finalmente parlano e collaborano! Ma non si sottovaluti un fatto: parlano anche tanti pentiti. A chi ormai converrebbe tacere al cospetto della Giustizia! Ma quante volte un cittadino deve pagare in questo Paese?

QUANTE LOTTE ALLE MAFIE! DECENNI DI LOTTE. COME MAI SOLO QUELLE FOTO? NON RIESCO A CAPIRE!

 Su “La Repubblica” di  martedì 3 novembre 2015, pagine palermitane, si leggono notizie inquietanti relative alle estorsioni subite da oltre 20 anni da decine e decine di imprenditori bagheresi; si riportano dichiarazioni dell’imprenditore Mimmo Toia, ora non è più, con accuse nei confronti di qualche ex sindaco che ospitava quotidianamente al Comune qualche noto esponente di Cosa Nostra; ebbene, ricordo male o no: quel Consiglio Comunale non venne sciolto per presunte infiltrazioni mafiose? Chi ha mai pagato per reati mafiosi? Quale politico bagherese è stato mai processato e incarcerato per reati legati alla mafia? E che dire delle varie gestioni del Comune da parte dei commissari? E dello scioglimento della successiva Giunta del sindaco Valentino? Desidererei sapere  -mi si aiuti, di grazia!- nel corso delle varie gestioni dei commissari chi si aggiudicava gli appalti in città? Se molti imprenditori rivelano di pagare il pizzo da un quarto di secolo, occorre dire che qualcosa non quadra. Si elogino i coraggiosi che sanno andare dai Carabinieri per denunciare vessazioni ed estorsioni. Le imprese devono essere “pulite”, libere: e non c’è libertà se si è condizionati sia nell’assumere persone da altri imposte sia se si è costretti a pagare “tasse mafiose”: di fatto l’imprenditore non è più padrone della sua impresa. Cosa orrenda! Ma come mai tutto ciò si è permesso per un quarto di secolo? E come mai le Mafie da sempre, o da giacché io sono nato, hanno regnato in Sicilia? Quante altre persone, anche delle varie nostre istituzioni, dovrebbero fare compagnia nelle patrie galere a quelle persone le cui foto, non belle foto, vengono pubblicate in serie dai quotidiani di Zona Nostra e d’altri? E come deve essere rinnovata l’Antimafia?

   Di grazia, aiutatemi a capire: si chiede aiuto e chiarimento, nel segreto, anche a chi sa offrire chiarimenti o servizi più che segreti! Per secretarli nei secoli dei secoli.

Bagheria 4 novembre 2015

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: I PENTITI DI MAFIA, I GIORNALISTI AVVENTATI E LA “MENTALITA’ MAFIOSA”: AL BAR CARMELO SCHIZZI DA OGNI PARTE!

I PENTITI DI MAFIA, I GIORNALISTI AVVENTATI E LA “MENTALITA’ MAFIOSA”: AL BAR CARMELO SCHIZZI DA OGNI PARTE!

I pentiti di mafia parlano. Alcuni di loro erano mafiosi che uccidevano. O erano a conoscenza di decine di omicidi.  Altri, apprendiamo dagli orngani di  stampa, collaboravano coi servizi segreti, ancora prima di pentirsi, e prendevano valigie con decine di migliaia di euro. E c’è da dire che anche a molti killer la morte fa paura. Fatti. Non sono prete, né magistrato. Da me nessuno, quindi, per motivi di coscienza è mai venuto a confessarmi omicidi. La coscienza? Io ho delle riserve sulla “sana” coscienza di chi  ha ucciso: uno o tanti poco importa. La vita è sacra indipendentemente dalle unità delle persone ammazzate. I magistrati fanno il loro lavoro quando ascoltano le rivelazioni dei pentiti. Noi abbiamo pure letto il libro “Malerba” scritto da Carmelo Sardo e Giuseppe Grassonelli. “Malerba” è il nomignolo di quest’ultimo. Ha ucciso nell’agrigentino. Lo confessa in un racconto davvero encomiabile e raccapricciante insieme. E’ letteratura-verità che ci spinge a riflettere. Non pensa Grassonelli, con questo libro, di evitare l’ergastolo, pena che sta da diversi lustri giustamente scontando. Io posso dire, e lo sapete da anni, che sono contro l’ergastolo. Vorrei che le pene avessero, anche se pluridecennali, un termine per la speranza di ogni detenuto di poter tornare in libertà, anche a ottanta anni. Quindi, per Grassonelli, a mio avviso e  me lo auguro!, si potrebbe aprire un barlume di speranza di libertà a tarda età. Cosa volete che possa fare alla società un ultraottantenne dopo aver scontato diverse decine di anni di pesante galera? Domenica 19 ottobre 2014, a Bagheria, nello spiazzale del Bar Carmelo, un giornalista non ben identificatosi mi chiedeva, avendo saputo che io sono lo zio di Sergio Flamia (Flamia ha sposato la figlia di mio fratello), cosa insegniamo agli alunni in riferimento al fenomeno mafioso. Teneva in mano la rivista “S”, oscillandola e mostrandomi la foto di Sergio Flamia, e mi chiedeva cosa possono pensare gli alunni che osservano o leggono quegli eventi sulla rivista citata. Che bel giornalista non proprio prefessionale ho incontrato: era un simpatico ragazzo da “aggiornare” piacevolmente in altro modo! Ma cosa vuole che leggano i miei alunni di circa 6 anni se non la fiaba “Biancaneve e i sette i nani”, e semplicemente illustrata con le immagini visto che ancora non sanno leggere? Perché avventarsi in modo scomposto su una pedagogia che non conoscono? Non mi sono sottratto perché non ho nulla da temere e amo chi fa questo mestiere. Ma non tutti lo fanno con alta professionalità. Certo, alla Scuola Primaria, abbiamo alunni più grandi in Quarta o in Quinta. E tutti sanno delle iniziative degli insegnanti di tutte le scuole per onorare la memoria dei vari magistrati o preti o sindacalisti ammazzati dalle mafie. Io stesso l’ho fatto tante volte, anche nel corso di attività didattiche che allargano l’Offerta Formativa. Comunque a questo bel giornalista dal fare irrequieto ho detto: “Noi insegniamo agli alunni a leggere, a scrivere, a far di conto e a rispettare le regole”. Lui che regole ha rispettato quando d’impeto, senza presentarsi e senza avermi mai dato un appuntamento e senza chiedere se poteva, si è presa la licenza di intervistarmi? Mi sa che qualcosa nella sua scuola giornalistica non funziona! Vedete come si manifestano da ogni parte le mentalità davvero mafiose? Lo dovrebbero aggiornare. Le confessioni di “Malerba”, un libro che hanno fatto bene a premiare e che vi consiglio di leggere, stilisticamente mi attraggono molto di più del citato anonimo giornalista che, vi confesso, nelle camere intime non sarebbe da scartare!

Giuseppe Di Salvo