Archivio

Archivio per la categoria ‘Mafia e pentiti’

GIUSEPPE DI SALVO: ALFREDO GIORDANO E IL CANTO D’ONORE INNANZI AL BARONE SCARPIA DELLA MAGISTRATURA ANTIMAFIA. IL TEATRO MASSIMO E’ PROPRIO UN METATEATRO!

ALFREDO GIORDANO E IL CANTO D’ONORE INNANZI AL BARONE SCARPIA DELLA MAGISTRATURA ANTIMAFIA. IL TEATRO MASSIMO E’ PROPRIO UN METATEATRO!
Sulla gentilezza da sempre a me mostrata da Alfredo Giordano, ex direttore di Sala del Teatro Massimo, non ci possono essere dubbi; era una gentilezza amicale che confinava col rispetto. E da sempre ho colto lo stesso rispetto da parte di Antonio Renna e di Paolo Lo Cicero; Antonio (così lo chiamano gli amici e non Antonino) oltre a lavorare nella biglietteria del Teatro Massimo, ha la passione per il canto, essendo la sua voce d’impostazione tenorile. Le tre persone citate da me meritano riconoscimenti e gratitudine per la gentilezza e la professionalità mostrate. E si sono sempre comportate da amici onorevoli. Lo dice una persona che ama l’Opera, da sempre abbonata al turno Prime del Sommo Teatro palermitano, dacché ha riaperto i gloriosi battenti, bonus renziano o no: me lo sono sempre potuto permettere.
Ebbene, Alfredo Giordano mesi addietro è stato arrestato per mafia. Negava. Diceva che si trattava di un equivoco che avrebbe chiarito. Ora si pente e collabora nelle vesti di dichiarante. Prima deduzione: è proprio vero che la Mafia è infiltrata ovunque! Uomini d’onore che cambiano il modo di viverlo questo “onore”. Con le sue rivelazioni, tutte da accertare, tira in ballo un caso di usura che coinvolgerebbe Renna e Lo Cicero, due suoi amici dipendenti del Teatro: Renna e Lo Cicero avrebbero, stando alle dichiarazioni di Giordano, fatto un prestito ad usura di 30 mila euro all’immobiliare Giorgio Girgenti; i due impiegati del botteghino avrebbero messo rispettivamente 20 mila e 10 mila euro: nel giro di sei mesi, il debitore Girgenti avrebbe dovuto restituirne 50 mila. Girgenti sostiene invece che sarebbe stato solo Giordano a offrire il prestito ad usura. Ma il dichiarante insiste: “Si confonde con un altro episodio”.
Intanto i dirigenti del Teatro, in attesa di accertamenti, spostano i due dipendenti dal botteghino in altri uffici. La CGIL interviene e difende a spada tratta i due dipendenti accusati di usura. Pare invece, se abbiamo letto bene i giornali, che i soldi siano stati prestati a Giordano per comprare casa. E’ un intreccio che la magistratura dovrà chiarire. Perché suscita in noi qualche interesse questo fatto di cronaca?
E’ onorevole che i mafiosi si pentano, passando dall’Onorata Società all’Onorevole Pentimento (fatto).
Non ci sarebbe niente di onorevole se le accuse di usura da parte di Giordano a due suoi colleghi risultassero false.
Noi cittadini, in questi casi, ci dobbiamo mettere nelle mani eccellenti della Magistratura: siamo al metateatro nei confronti del quale non servono i nostri pareri estetici. Personalmente vanto qualche parente acquisito, dichiaratosi pluriomicida, pentito di Mafia; ora “amici” (il plurale è da me usato per amplificare) legati a Cosa Nostra in veste di “Dichiaranti” che parlano innazi a Scarpia senza avere subito torture, se non la privazione della libertà; di Antonio Renna e Paolo Lo Cicero, altri amici nati con la frequentazione del Teatro, aspettiamo i necessari chiarimenti; di costoro conservo con onore i loro atteggiamenti amicali nei miei confronti sempre corretti.
Giambrone sul Giornale di Sicilia, sotto i citati fatti di cronaca, vanta i suoi anni di gestione col bilancio in attivo. Noi amanti dell’opera possiamo valutare bene o no esteticamente una rappresentazione, e il Macbeth di apertura lo abbiamo, nel complesso, valutato discreto. Certo, mi piacerebbe invitare a cena Giordano, Renna e Lo Cicero: amo i simposi e il mio olfatto sa discriminare le diverse cromature dell’Onore; ma siamo agli aspetti sociologici e psicologici dei personaggi; quelli penali hanno altre cromature: ed è giusto che se ne occupino gli altri. I togati. Vedremo. Ma i miei baci per tutti posso certo inviarli! I baci sono sempre onorevoli: prima, durante e dopo ogni altrui pentimento!

Bagheria, 29 gennaio 2017
Giuseppe Di Salvo

L'immagine può contenere: 1 persona, occhiali e vestito elegante

GIUSEPPE DI SALVO: RIFLESSIONI DI UNO SPROVVEDUTO BAGHERESE ERRANTE SUGLI ULTIMI ECLATANTI EPISODI DI PIZZO, MAFIA, PENTITI E IMPRENDITORI IN AZIONE!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.GIUSEPPE DI SALVO

RIFLESSIONI DI UNO SPROVVEDUTO BAGHERESE ERRANTE SUGLI UTIMI ECLATANTI EPISODI DI PIZZO, MAFIA, PENTITI E IMPRENDITORI IN AZIONE!

BAGHERIA, GLI IMPRENDITORI, LE MAFIE PARTITOCRATICHE E IL PIZZO! E LE VESSAZIONI SI STATO!

A Bagheria, prima dell’avvento del Movimento Cinque Stelle, tutti i lavoratori bagheresi sono stati vessati col “pizzo” di Stato: infatti tutti i cittadini pagano le aliquote massime dell’irpef comunale per il dissesto economico in cui è caduta la città grazie alle partitocratiche amministrazioni. Per non parlare della tassa sui rifiuti solidi urbani aumentata negli anni di oltre il 100%. E DELLE ALTRE TASSE ORCHESTRATE DAL GOVERNO MONTI DA NESSUNO ELETTO!

 Da alcuni anni in città governa il Movimento Cinque Stelle. E ora il sindaco Patrizio Cinque vuole ridurre del 10% la tassa sull’immondizia. L’economia è in crisi. I pentiti delle varie mafie collaborano con la Giustizia. I commercianti si ribellano. Seguono decine di arresti. Viva! Ma come mai non viene arrestato nessuno per il dissesto visto che lo Stato, questo Stato, consente discriminazioni da città a città nella trattenuta delle tasse? E’ forse ciò costituzionale? Quanto queste ultime persone arrestate sono diverse da quelle che hanno provocato il dissesto economico della città? Ad ogni cittadino bagherese il dissesto economico della città costa centinaia di euro in più all’anno! Come frenare e arginare questo “pizzo” di Stato? Ci siamo ribellati col voto. Continueremo a farlo! SIA RIVOLTA CONTINUA!!!

PROPAGANDA BEN ORCHESTRATA

Una serie di arresti a Bagheria? Anche Radio Radicale,  con Massimo Bordin, cade nella trappola mediatica: è la storia ripetuta di persone già arrestate, in quanto i nuovi arresti pare siano solo poche unità. La novità? E’ nei commercianti che si ribellano e, dopo aver a lungo pagato, ora finalmente parlano e collaborano! Ma non si sottovaluti un fatto: parlano anche tanti pentiti. A chi ormai converrebbe tacere al cospetto della Giustizia! Ma quante volte un cittadino deve pagare in questo Paese?

QUANTE LOTTE ALLE MAFIE! DECENNI DI LOTTE. COME MAI SOLO QUELLE FOTO? NON RIESCO A CAPIRE!

 Su “La Repubblica” di  martedì 3 novembre 2015, pagine palermitane, si leggono notizie inquietanti relative alle estorsioni subite da oltre 20 anni da decine e decine di imprenditori bagheresi; si riportano dichiarazioni dell’imprenditore Mimmo Toia, ora non è più, con accuse nei confronti di qualche ex sindaco che ospitava quotidianamente al Comune qualche noto esponente di Cosa Nostra; ebbene, ricordo male o no: quel Consiglio Comunale non venne sciolto per presunte infiltrazioni mafiose? Chi ha mai pagato per reati mafiosi? Quale politico bagherese è stato mai processato e incarcerato per reati legati alla mafia? E che dire delle varie gestioni del Comune da parte dei commissari? E dello scioglimento della successiva Giunta del sindaco Valentino? Desidererei sapere  -mi si aiuti, di grazia!- nel corso delle varie gestioni dei commissari chi si aggiudicava gli appalti in città? Se molti imprenditori rivelano di pagare il pizzo da un quarto di secolo, occorre dire che qualcosa non quadra. Si elogino i coraggiosi che sanno andare dai Carabinieri per denunciare vessazioni ed estorsioni. Le imprese devono essere “pulite”, libere: e non c’è libertà se si è condizionati sia nell’assumere persone da altri imposte sia se si è costretti a pagare “tasse mafiose”: di fatto l’imprenditore non è più padrone della sua impresa. Cosa orrenda! Ma come mai tutto ciò si è permesso per un quarto di secolo? E come mai le Mafie da sempre, o da giacché io sono nato, hanno regnato in Sicilia? Quante altre persone, anche delle varie nostre istituzioni, dovrebbero fare compagnia nelle patrie galere a quelle persone le cui foto, non belle foto, vengono pubblicate in serie dai quotidiani di Zona Nostra e d’altri? E come deve essere rinnovata l’Antimafia?

   Di grazia, aiutatemi a capire: si chiede aiuto e chiarimento, nel segreto, anche a chi sa offrire chiarimenti o servizi più che segreti! Per secretarli nei secoli dei secoli.

Bagheria 4 novembre 2015

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: MALERBA, PENTITI DI MAFIA, DEPORTATI NON RIPORTATI E STATO PERDENTE!

SERGIO FLAMIA, COLLABORATORE DI GIUSTIZIA.SERGIO FLAMIA, COLLABORATORE DI GIUSTIZIA.

MALERBA, PENTITI DI MAFIA, DEPORTATI NON RIPORTATI E STATO PERDENTE!

Ho da tempo consigliato di leggere il libro “Malerba” scritto dal giornalista Carmelo Sardo e Giuseppe Grassonelli, quest’ultimo fondatore della Stidda, reo confesso, pluriomicida. E sapete perché? Le confessioni di Malerba, cioè dell’ergastolano Giuseppe Grassonelli, rappresentano un continuo richiamo alla nostra “malagiustizia” e a certe nostre non buone leggi. Devo confessare una mia impressione generale: non nascondo  -nonostante il voluminoso libro Malerba mi abbia coinvolto, toccato e commosso- le mie più che umane resistenze nel pensare che una persona come Giuseppe Grassonelli possa essere un giorno riconsegnata in libertà alla società; poi ho ritenuto queste mie resistenze come delle barriere psicologiche del tutto ingiuste da superare; l’essere umano, per quanto criminale sia, non può essere ingabbiato nel concetto anticostituzionale di “fine pena mai”. Lunga pena sì, pluridecennale sì, rieducativa sì; ma una pena, prima o poi, deve pure finire. Nessuna persona, in uno stato davvero democratico, dovrebbe finire i suoi giorni in galera; sarebbe una forma altra di pena di morte. No a tutte le mafie, dunque! Ma uno Stato civile deve andare oltre il  “fine pena mai”; deve costruire sempre, e per tutti i detenuti, barlumi di speranza; ogni persona detenuta, espiata la giusta pena, deve pensare di poter  ritornare a(ri)vivere all’aria aperta.

   In Italia abbiamo l’artico 4 bis. Molti giuristi dicono che esso sia stato partorito da una mente diabolica. Vero. In Italia, sappiamo, il carcere a vita non è costituzionale. Come mai il 4 bis lo diventa? Semplifichiamo: secondo le leggi italiane, non contano i morti ammazzati da parte dei killer mafiosi per stabilire chi deve avere il carcere a vita. E’ il detenuto che decide se vuole rimanere per tutta la vita in carcere o avere la possibilità di accedere ai benefici collaborando con la giustizia (e fra i benefici ci sarebbe anche il “fine pena”). In questo modo il termine “ostativo” non sarebbe più sinonimo di “carcere a vita”. Se collabori con la giustizia, in pratica se fai il pentito, come per magia il termine “ostativo” finisce per assumere le connotazioni di costituzionalità.

Perché diciamo ciò? Citiamo ancora Malerba, pagina 356 del libro: “Un giorno venne a trovarmi in quell’isolamento atroce (Asinara: negli anni Novanta inferno in terra, dirà poche righe prima) un magistrato molto importante. Mi parlò con toni pacati, garbati, come se parlasse a suo figlio. Provò a convincermi a collaborare con la giustizia. Mi prospettò sconti di pena, protezione ai miei familiari, e una vita nuova con generalità nuove e perfino uno stipendio. Voleva però che parlassi anche di politica, che facessi nomi. Ma io non avevo niente da offrirgli. Lo lasciai parlare e lui, come era venuto, se ne andò”.

   Giuseppe Grassonelli ci dà col suo libro una confessione raccapricciante della mentalità omicida, ma la sua testimonianza letteraria rappresenta anche il riflesso delle nostre leggi non sempre in perfetta linea col dettato della nostra democratica Costituzione. Grassonelli non ha niente da dire alla Magistratura se non quanto ha detto e scritto. Non ha nomi di politici da fare. Per lui, di conseguenza, l’ergastolo deve rimanere ostativo. Di fronte a tanta onestà non ci può essere “fine pena” per lui. Strano!

Ci si chiede: può mai sposarsi la morale col 4 bis? L’immoralità di chi ha ammazzato può trasformarsi in moralità da condividere socialmente col popolo sovrano se un killer collabora con la giustizia?

Tutti ormai sanno del collaboratore di giustizia Sergio Flamia di Bagheria. Noi non diamo giudizi morali, esprimiamo solamente dubbi e ci facciamo delle domande: quale machiavellica concezione della “giustizia” rende accettabile in un qualsiasi criminale che collabora i suoi precedenti comportamenti di spietato assassino? Forse ciò contribuisce davvero a sconfiggere le mafie? O ci si trova innanzi a lotte di potere all’interno del nostro Stato e i pentiti vengono usati come strumenti per ingrandire il potere di alcune componenti istituzionali dello Stato stesso? Forse un collaboratore (o pentito) non sta di fatto “trattando” con chi ha il nobile fine di sconfiggere le mafie, anche quelle partitocratiche?

E certo ci si chiede: di quali benefici gode Sergio Flamia o chi per lui? I sui figli, le sue nuore, i suoi nipoti, sua moglie, tutti sono stati “deportati”, nel senso che non vivono più a Bagheria! Sono al sicuro. I mafiosi non pentiti (quanti ne restano?) potrebbero vendicarsi. Ho virgolettato il termine “deportati” perché c’è chi sceglie di collaborare e c’è chi subisce le conseguenze di tale scelta. In città restano altri parenti diretti: forse lo hanno disconfermato? E magari tutti i parenti di Sergio Flamia allontanati per sicurezza da Bagheria sono passati a miglior vita. Non lo sappiamo. Dico ciò perché Sergio Flamia e sua moglie  e lui stesso sono miei nipoti e pronipoti: persone adorabili che mi hanno sempre rispettato, Sergio compreso. Ai suoi figli, quando erano piccoli  -e lui spesso in galera-  io cantavo pure la ninnananna e conosco tanti loro lancinanti dolori; R. -da grande- amava venire con me ai Concerti: non è questa morale che commuove? Togliere tre famiglie dal loro ambiente, per quanto sia una condizione opportuna, è sempre una sconfitta: è una “morte sociale”. Tutti i “deportati” hanno lasciato qui parenti di primo e di altro grado: padri, madri, fratelli, sorelle…

E può verificarsi, come si è verificato per M., moglie di un mio pronipote figlio di Sergio Flamia, che qualche parente citato passi ad altra vita.  Possono i “deportati” essere “riportati” per alcune ore nel loro ambiente per onorare le immagini di chi non c’è più o si deve prima valutare la “sicurezza” di una tale operazione? Io non riesco a capacitarmi: non riesco a capire più cosa sia giusto o ingiusto. Quando il mafioso tratta con lo Stato? Prima di pentirsi o dopo il pentimento? Non sono forse aspetti diversi di una stessa medaglia di questo Stato? Se lo Stato non è capace di assicurare la “sicurezza” ai “riportati ad ore” non è come ammettere che, di fatto, le Mafie hanno vinto su tutti i fronti?

Ecco perché mi piace e mi commuove Malerba e per lui io sostengo davvero la fine dell’ergastolo ostativo: la letteratura è vita, arte che svetta sul bieco conformismo, sui Servizi Segreti (che pure servono a tutti gli stati!) e sulla stessa doppia morale (se non quadrupla) di uno Stato, quello italiano, che si trova politicamente al di là della decenza di qualsiasi concezione estetica. Dell’etica? A chi importa? Se morale è ciò che tale appare a ciascuno! Viva allora in tutti i cuori il sincero racconto-verità di Giuseppe Grassonelli: certamente lacera, ma i suoi desideri sono degni di chi ha sani gli attributi: sia in alto sia in basso! Malerba è solo una signora rinnovata erba su cui tessere e pascolare.

Bagheria, 9 novembre 2014

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: I PENTITI DI MAFIA, I GIORNALISTI AVVENTATI E LA “MENTALITA’ MAFIOSA”: AL BAR CARMELO SCHIZZI DA OGNI PARTE!

I PENTITI DI MAFIA, I GIORNALISTI AVVENTATI E LA “MENTALITA’ MAFIOSA”: AL BAR CARMELO SCHIZZI DA OGNI PARTE!

I pentiti di mafia parlano. Alcuni di loro erano mafiosi che uccidevano. O erano a conoscenza di decine di omicidi.  Altri, apprendiamo dagli orngani di  stampa, collaboravano coi servizi segreti, ancora prima di pentirsi, e prendevano valigie con decine di migliaia di euro. E c’è da dire che anche a molti killer la morte fa paura. Fatti. Non sono prete, né magistrato. Da me nessuno, quindi, per motivi di coscienza è mai venuto a confessarmi omicidi. La coscienza? Io ho delle riserve sulla “sana” coscienza di chi  ha ucciso: uno o tanti poco importa. La vita è sacra indipendentemente dalle unità delle persone ammazzate. I magistrati fanno il loro lavoro quando ascoltano le rivelazioni dei pentiti. Noi abbiamo pure letto il libro “Malerba” scritto da Carmelo Sardo e Giuseppe Grassonelli. “Malerba” è il nomignolo di quest’ultimo. Ha ucciso nell’agrigentino. Lo confessa in un racconto davvero encomiabile e raccapricciante insieme. E’ letteratura-verità che ci spinge a riflettere. Non pensa Grassonelli, con questo libro, di evitare l’ergastolo, pena che sta da diversi lustri giustamente scontando. Io posso dire, e lo sapete da anni, che sono contro l’ergastolo. Vorrei che le pene avessero, anche se pluridecennali, un termine per la speranza di ogni detenuto di poter tornare in libertà, anche a ottanta anni. Quindi, per Grassonelli, a mio avviso e  me lo auguro!, si potrebbe aprire un barlume di speranza di libertà a tarda età. Cosa volete che possa fare alla società un ultraottantenne dopo aver scontato diverse decine di anni di pesante galera? Domenica 19 ottobre 2014, a Bagheria, nello spiazzale del Bar Carmelo, un giornalista non ben identificatosi mi chiedeva, avendo saputo che io sono lo zio di Sergio Flamia (Flamia ha sposato la figlia di mio fratello), cosa insegniamo agli alunni in riferimento al fenomeno mafioso. Teneva in mano la rivista “S”, oscillandola e mostrandomi la foto di Sergio Flamia, e mi chiedeva cosa possono pensare gli alunni che osservano o leggono quegli eventi sulla rivista citata. Che bel giornalista non proprio prefessionale ho incontrato: era un simpatico ragazzo da “aggiornare” piacevolmente in altro modo! Ma cosa vuole che leggano i miei alunni di circa 6 anni se non la fiaba “Biancaneve e i sette i nani”, e semplicemente illustrata con le immagini visto che ancora non sanno leggere? Perché avventarsi in modo scomposto su una pedagogia che non conoscono? Non mi sono sottratto perché non ho nulla da temere e amo chi fa questo mestiere. Ma non tutti lo fanno con alta professionalità. Certo, alla Scuola Primaria, abbiamo alunni più grandi in Quarta o in Quinta. E tutti sanno delle iniziative degli insegnanti di tutte le scuole per onorare la memoria dei vari magistrati o preti o sindacalisti ammazzati dalle mafie. Io stesso l’ho fatto tante volte, anche nel corso di attività didattiche che allargano l’Offerta Formativa. Comunque a questo bel giornalista dal fare irrequieto ho detto: “Noi insegniamo agli alunni a leggere, a scrivere, a far di conto e a rispettare le regole”. Lui che regole ha rispettato quando d’impeto, senza presentarsi e senza avermi mai dato un appuntamento e senza chiedere se poteva, si è presa la licenza di intervistarmi? Mi sa che qualcosa nella sua scuola giornalistica non funziona! Vedete come si manifestano da ogni parte le mentalità davvero mafiose? Lo dovrebbero aggiornare. Le confessioni di “Malerba”, un libro che hanno fatto bene a premiare e che vi consiglio di leggere, stilisticamente mi attraggono molto di più del citato anonimo giornalista che, vi confesso, nelle camere intime non sarebbe da scartare!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: CORRETE IN EDICOLA E LEGGETE SUL SETTIMANALE IL MIO ARTICOLO SULLA SFIDUCIA AL SINDACO LO MEO!

GIUSEPPE DI SALVO: CORRETE IN EDICOLA E LEGGETE SUL SETTIMANALE IL MIO ARTICOLO SULLA SFIDUCIA AL SINDACO LO MEO!

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le prestigiose edicole di Bagheria, pubblica il mio articolo sulla sfiducia al sindaco Vincenzo Lo Meo col titolo “La profanazione dei sepolcri e della democrazia”. Chi vuole capire  meglio il gioco delle parti all’interno del Palazzo non può fare a meno di leggere e studiare questo articolo.  Buona lettura in crescendo rossiniano. Grazie. (G. D.)
Il mio articolo sulla sfiducia al sindaco Lo Meo.

Il mio articolo sulla sfiducia al sindaco Lo Meo.

GIUSEPPE DI SALVO: SE COL PENTIMENTO LA NOSTRA TERRA TREMA CHE PENTIMENTO E’? RIFLESSIONI METAFISCHE SU UNA INTRAMONTABILE FISICITA’.

Mio Dio,

mi pento e mi dolgo

con tutto il cuore…

E’ quanto si legge, fra l’altro, nell’ “Atto di dolore” di cattolica fattura. Ma potrà mai essere un felice Atto Giudiziario? Il termine “pentirsi” ha a che fare, dal punto di vista etimologico, col termine latino “paenitere” che vuol dire “non essere soddisfatto di qualcosa”. Forse i “pentiti” di Mafia non sono soddisfatti della loro vita? O vanno alla ricerca di nuovi sensi da dare alla vita? Quella di tutti. E lo stesso rito di iniziazione con la nota puntura con sangue da far grondare sull’immagine di una santa avvia la persona mafiosa a una vita più soddisfacente e onorevole? E, dopo tanti delitti commessi o confessati, l’atto del pentimento di un uomo di Cosa Nostra tocca le intime corde del personale rimorso o si tratta di una mossa strategica (quella che si ritiene finale) per cercare di togliersi dalla furente ruota assassina che, a turno, potrebbe finire per colpire chi ha prima inferto, a danno di altri, i suoi colpi mortali? Non sono queste le domande di rito che oggi, visti gli ultimi eventi, si pongono i cittadini bagheresi e non solo?

E’ proprio sensato l’evangelico detto: -Chi di spada colpisce di spada, variamo noi, prima o dopo perisce. E, come si vede, la vita  -quella propria- è molto cara e apprezzata anche dagli uomini d’onore insoddisfatti del loro non retto tenore di vita. Ecco perchè, col tempo, molti sopravvissuti di Cosa Nostra finiscono per coniugare, anche se non conoscono il latino o sono analfabeti di ritorno, il non felice verbo “paenitere”. Sono vere tante cose. Anche la forza del rimorso che rode e corrode. E fa mancare l’aria -a chiunque- il triste pensiero che i figli e i più intimi affetti e la stessa propria vita, nell’imminenza, possono venire meno. Non è per tutti da rivalutare e da proporre sempre con più forza la Legge dell’Onestà? E della lotta non violenta di tutti i cittadini per raggiungere la soddisfazione e la felicità?

Null’altro. In ogni casa si va (o si vada) alla ricerca della mai raggiungibile perfezione: essa, per chi crede, ha il volto di Dio; per chi non crede, il volto dell’amore e della disponibilità amicale che lega al pari di qualsiasi rapporto che affonda le radici nel sacro.

Giuseppe Di Salvo

 

La Legge Giusta ci rende liberi!

La Legge Giusta ci rende liberi!