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Archivio per la categoria ‘Memoria’

GIUSEPPE DI SALVO: NEL 1973, VENTENNE, ERO SOLDATO. RADIOTRASMETTITORE. BATTEVO COL TASTO L’ALFABETO MORSE.

NEL 1973, VENTENNE, ERO SOLDATO. RADIOTRASMETTITORE. BATTEVO COL TASTO L’ALFABETO MORSE. MA BATTEVO ALTRO. E’ VERO: L’ESPERIENZA MILITARE FORMA UOMINI! ECCOMI! ALLA VIGILIA DEL MIO… COMPLEANNO.

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GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL MIO “LAMENTO DI ZEUS” (CAPITOLO SESTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

“IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL MIO “LAMENTO DI ZEUS” (CAPITOLO SESTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)
Già in tutte le festanti edicole della città dei mostri, v’è “Il Settimanale di Bagheria”. Fra i tanti articoli interessanti, c’è anche il mio “Lamento di Zeus” un poemetto dirompente che recitai il 27 febbraio 1979 in occasione dell’iniziativa del FUORI! di Palermo chiamata “Carnevale ogni sesso vale”. Nel Poemetto in versi da me drammati…zzato c’era il tentativo di creare nuovi lavori legati al corpo della persona amata e polemizzavo sia con la morale giudaico-cristiana sia con la società dei consumi che proprio i corpi usano per un insano sviluppo. L’amore, al di là di ogni orientamento sessuale, deve valorizzare il corpo dell’amato e liberarlo da qualsiasi condizionamento tendente a creare sensi di colpa o a farlo maciullare dal mercato creato dalla società dei consumi. Certo le vecchie etiche restano; la Società dei Consumi manipola menti e corpi; a noi non resta che proporre nuovi valori e creare modelli di gioia alternativi: la lotta è aperta, si sfonda; la vera Liberazione è dei singoli. Ognuno ha i suoi tempi. Li rispettiamo. Ma non aspettiamo. Sappiamo solo che la nostra offerta fa vedere in modo diverso la gioia e gli stessi richiami a Dio. “Settimanale” in vacanza. C’è tempo per leggere e fare ricerca… e diversamente agire!
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO QUINTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.

“IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO QUINTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.
E’ già in tutte le più prestigiose edicole della città dei mostri “Il Settimanale di Bagheria”: fra i tanti interessanti articoli, non deve sfuggirvi il Capitolo Quinto, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo; è intitolato “Carnevale ogni sesso vale, ossia la negazione del Carnevale”. Dopo circa 40 anni l’articolo resta sempre attuale. Cambiano le Leggi ma la mentalità cambia lentamente. Leggetelo e verificate voi stessi in che modo ci siamo evoluti. Miriamo, comunque, alle gioie del progresso.
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE. LAMENTO DI ZEUS (CAPITOLO SESTO. LIBRO QUARTO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

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CARNEVALE OGNI SESSO VALE: LAMENTO DI ZEUS

(Ossia caduta nella libidine della Sinfonia fantastica)

“All’assassino di Dio,

al seduttore dei più puri,

all’amico del male” (F. Nietzsche)

(CAPITOLO SESTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

A chiusura della serata, quella di martedì 27 febbraio 1979, io recitai “Il lamento di Zeus”, il sottofondo musicale era dato dalla Sinfonia Fantastica di Hector Berlioz.  Concludeva il tutto parafrasando le frasi delle Ceneri: “DAL FINOCCHIO VENIAMO, IN ESSO RITORNEREMO”. E, soffiando sul palmo della mia mano destra, facevo volare tante foglioline verdi di finocchio. Si battezzava l’aria.

   Ecco il mio “Lamento di Zeus”:

 

SOGNI E PASSIONI

L’aria di novembre è opaca

come uno specchio affumato.

Ma la mia mente è chiara, Dioniso,

e il mio pensiero è rivolto solo a te,

a te, creatura aggressiva, che mi appari innanzi,

forando quest’aria opaca e la mia chiara mente.

Dioniso, o Dioniso, se tu non pensassi,

forse anch’io, muto, mi avvicinerei a te.

Ma tu pensi e il Titanico Potere dei Consumi

ha creato le cose a cui farti pensare.

Tu, Dioniso, e questo è profondamente umano,

non sei stato intossicato da alcuna ideologia spiritualista,

né hai interiorizzato gli insegnamenti di Marx o Lenin.

Di Cristo senti solo parlare e del Papa pure,

ma per siffatti ululati di pietà

provi soltanto un grande disprezzo.

Sei libero da veleni ideologici!

Ma io so dove si muove e da chi è mossa la tua libertà:

essa è manipolata da quei Titani

che vogliono il tuo corpo, il tuo sangue,

la tua forza e il denaro tuo.

L’aria di novembre è opaca, Dioniso,

ma l’armonia della tua presenza

è come una primaverile luce.

 

ALTRI SOGNI E PASSIONI

L’aria di dicembre è gelida,

d’un gelo cristallino

che accarezza il mio corpo,

quando, sotto i vecchi ponti,

libero il mio sesso

che non a te offro, Dioniso,

ma ai numerosi demoni della notte.

Quei demoni brillano come le scomparse lucciole

di Pasolini. E con quei demoni rivivo un antico calore:

quello che, una volta, si trovava

nell’intimità autentica delle vecchie parrocchie.

Ma tu, Dioniso, oggi, invece di Cristo

hai interiorizzato una mostruosa moto.

Come vedi, entrambi assistiamo passivamente

al processo del dissacro.

Ed io del dissacro sono contento,

ma di ciò che ha sostituito il sacro

ho solo paura. Il Titanico Potere dei Consumi

è il tuo nuovo Dio, Dioniso.

Un Dio che si rivela a te

tutte le volte che tu corri con la tua mostruosa moto

alla quale offri carezze e parole.

E non hai più carezze, né parole per me.

L’aria di dicembre si fa sempre più gelida

e, al di là dei ponti,

a me vien meno-

calorosa-

la tua luce.

 

NEL BALLO, UN RISVEGLIO

Tu, Dioniso, accecato come sei,

non vedi in te né il Dio, tantomeno la pecora.

Ma BISOGNA SBRANARE IL DIO NELL’UOMO

COME LA PECORA NELL’UOMO

E SBRANANDO RIDERE.

E’ Nietzsche che grida la tua felicità:

FELICITA’ DI PANTERA E D’AQUILA:

in me, invece, felicità di un Dio non più Dio,

ma di poeta e giullare.

Dioniso, un tempo potevo fulminare i Titani

che ti ammazzarono e che mangiarono le tue carni.

Il mio raggelante fuoco li inceneriva.

Da quelle ceneri frammiste di vampa e gelo

nascevano uomini nel corpo freddi,

ma di calore ricchi nel profondo.

Una scintillante vampa li armonizzava,

una vampa che era armonia vitale,

essenza della tua dionisiaca bontà,

anima in divenire nell’immobile apparenza della realtà.

E tu, Dioniso, eri il modello della perfezione.

Nel telos della dialettica orfica,

l’uomo solo a te tendeva,

a te folle ragazzo dal debosciato fascino,

oggi sempre più preda di più feroci Titani:

allora, come ora, esageravano nella punizione!

Troppi miti negavano spazio e tempo

alle carezze e ai baci di cui ha bisogno un corpo.

Ma io ho già sbranato

il Dio e la pecora che erano in me.

E tu, Dioniso? E questi tuoi amici?

No! No! Ancora Iddio vi sbrana,

triste belato è la vostra voce,

misere pecore, né poeti, tantomeno giullari…

 

Come si comportò la stampa locale? “Il Giornale di Sicilia” non scrisse nulla per il semplice fatto, come abbiamo già ricordato, che noi cacciammo il loro cronista. Perché mai? Lo saprete in seguito: gli dedicheremo un intero capitolo.  “L’ORA” di mercoledì 28 febbraio farà un richiamo in prima pagina in rosso: “Carnevale ogni sesso vale” e col seguente occhiello: -Esplosiva festa in un ritrovo di Bagheria. I “diversi” palermitani si tolgono la maschera.  A pagina 3 v’era un lungo articolo di Sergio Baraldi su sei colonne. “IL DIARIO” di giovedì 1 marzo 1979 dedicherà all’evento il paginone centrale, pagine 12 e 13, con un intelligente intervento firmato G.M.C. e con cinque grandi foto che riprendevano scene della festa.

   Questi due articoli riporteremo nel capitolo successivo perché il lettore comprenda il clima giornalistico del tempo.

 

(Capitolo Sesto, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).

 

Bagheria, 18 luglio 2017

Giuseppe Di Salvo

 

 

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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA.

CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA. (3)
“La Matapolla, la nostra vecchia padrona di casa, incarnava ironicamente la regressione freudiana: era vestita da bambina col cestino e, dentro il cestino, portava due splendidi cazzi di pane”. (Giuseppe Di Salvo)

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GIUSEPPE DI SALVO: PRIMO AMORE? LA LIBERTÀ. IL RESTO VIENE DOPO, MOLTO DOPO!

PRIMO AMORE? LA LIBERTÀ. IL RESTO VIENE DOPO, MOLTO DOPO!

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GIUSEPPE DI SALVO: “CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA

“CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA. (2)
“Pina la sartina, vestita da damina francese, era una vera e propria delizia del travestimento”. (Giuseppe Di Salvo)

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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE (CAPITOLO TERZO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

L’ARTICOLO DE “L’ORA” DEL 24 FEBBRAIO 1979.

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CARNEVALE OGNI SESSO VALE

(CAPITOLO TERZO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)
Terza decade del mese di febbraio 1979. Il FUORI! di Palermo, in una delle solite riunioni del giovedì, decise di organizzare un grande evento: organizzare una festa in occasione dell’imminente Carnevale. Dove? Alla “Trattoria Graziella” di mio fratello Enzo a Bagheria. In modo assai spregiudicato, capimmo che dovevamo infiltrarci, senza alcun sinistro pregiudizio di sinistra, nella società dei consumi per creare significativi momenti aggregativi fra gay e società: qualsiasi pregiudizio si scrosta se si vivono momenti di altissimo bene non comune. Il volgare “Bene Comune” lo conoscevamo e non ci interessava. Ché anzi! Si rivelò una strategia azzeccatissima da parte dei militanti del FUORI! di Palermo. Conoscevamo, grazie a Ferrarotti e ad altri sociologi, le dinamiche espansive del Consumismo ultra-capitalistico. Ciò sarà dimostrato dalle numerose decine di persone, gay e non, che parteciperanno alla Terza Festa organizzata dal FUORI! di Palermo. Che titolo dare all’iniziativa? Semplice e con messaggio diretto: “CARNEVALE OGNI SESSO VALE!”.
Si trattò di un’iniziativa politica che non lasciò indifferenti le testate giornalistiche locali. Intuimmo che con questo evento, in prospettiva, si sarebbero creati i presupposti per altre manifestazioni più ricche di iniziative e con molta più partecipazione e coinvolgimento popolare. Il FUORI! di Palermo (ma anche quello di Torino non scherzava!) con queste iniziative festose doveva porsi, in prospettiva, come modello per altre speranze e azioni nonviolente di lotta. Le lucciole pasoliniane dovevano ritornare a brillare anche nella società non più contadina. Diramammo i nostri comunicati alla stampa locale per pubblicizzare la festa. L’unica testata a pubblicare in anticipo la notizia è stata “LORA” di sabato 24 febbraio 1979 con un significativo richiamo in prima pagina: “FESTA GAJ A BAGHERIA, ORGANIZZATA DAL FUORI! PER MERCOLDEDI’ PROSSIMO”. Si noti come venne scritta la parola “GAJ”: il termine GAY ancora non era del tutto familiare: come poteva esserlo? Se nel linguaggio quotidiano noi eravamo, in modo dispregiativo, degli “ARRUSI”? La stampa era lo specchio dei tempi. L’articolo informativo venne pubblicato a pagina 10. Non è firmato. Soprattitolo: “DAL FUORI PER MERCOLEDI’ “. Titolo: FESTA-SFIDA DI GAY A BAGHERIA.
Eccovi l’articolo:
“CARNEVALE, ogni sesso vale”. All’insegna di questo slogan il “Fuori” (l’organizzazione degli omosessuali) di Palermo ha organizzato per il 27 febbraio a Bagheria una grande festa. Vi parteciperanno tutti coloro che non hanno pregiudizi e un centinaio di omosessuali palermitani che hanno già prenotato i biglietti. L’incontro de Fuori è nello stesso tempo una sfida ad una società che, dicono, li ha discriminati ed una protesta. Uscendo allo scoperto il Fuori vuole porre, anche in modo clamoroso, la questione dei “diversi”, da sempre emarginati. Ma Carnevale, avvertono quelli del Fuori, non sarà solo un’azione politica, ma pure un divertimento vero, un “messaggio di pace e di amore”. Spiega Giuseppe Di Salvo, animatore del Fuori di Palermo. “Marcuse diceva che nei confronti degli omosessuali c’è un processo di tolleranza repressiva. Intendeva dire che la tolleranza oggi attuata nei nostri confronti è solo una tolleranza formale, ma limitata spesso alle sole classi abbienti, forse gli intellettuali. Ma la massa? La massa è ancora prigioniera d’antichi tabù, chiusa nella sua fobia. Né la stampa ha mai educato la gente in questo senso. Perché? Perché non intende sollevare il problema”.
Di Salvo dice che lo scopo degli omosessuali è quello di “farci conoscere ma non compatire. Non siamo ammalati né anormali. Hitler aveva ghettizzato gli omosessuali bollandoli con il triangolo rosa, come aveva bollato gli ebrei con la stella di David. Oggi la tolleranza formale si risolve in una repressione più insidiosa, perché travestita”. Quelli del Fuori citano alcuni esempi. L’articolo 28 del Codice militare esclude dagli impieghi pubblici chi viene congedato perché omosessuale o “deviato”. “Finché esisteranno norme come queste non si potrà parlare di tolleranza. A parte il fatto che questo articolo viene applicato diversamente a seconda che si tratti di un poveraccio o di un ricco. Per il primo c’è l’emarginazione definitiva, per l’altro il ricatto che dura quanto la leva militare”. Ma che cosa chiedono quelli del Fuori? Rispondono: “Esiste in natura un polimorfismo sessuale, ma l’uomo riesce ad eroticizzare solo alcune componenti. Siamo come mutilati fin dall’infanzia, quando ci proponiamo, violentandoci, un rito di iniziazione che educa solo all’eterosessualità. Un rito che affonda le sue radici nella storia paleocristiana, dove venivano perseguitati, assieme ai primi cristiani, anche gli omosessuali.
Eppure tutta la storia dei greci e dei romani, con Socrate e Platone, per alcuni esempi famosi, avrebbe dovuto portare a ben altre conclusioni. Ma la cultura cattolica ha poi prodotto questo”. Secondo Di Salvo, tuttavia, il Fuori ha la possibilità di cambiare questo costume, questa mentalità. “Siamo usciti allo scoperto, lasciando la clandestinità in cui la società vorrebbe condannarci. Questa festa servirà ad accelerare il mutamento di fondo che già si avverte anche qui da noi. Desideriamo una società aperta in cui sarà possibile incontrarsi e capirsi, oltre che amarsi”.
(Capitolo Terzo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).
Bagheria 08/luglio/2017
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO PRIMO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

“IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO PRIMO DEL LIBRO IV DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO: IL LIBRO QUARTO CONTIENE LA STORIA DELLE LOTTE DEL FUORI! DI PALERMO DEL 1979. GLI ALTRI TRE ANNI DI MILITANZA (1976, 1977, 1978) DAL SETTIMANALE SONO GIA’ STATI PUBBLICATI PRECEDENTEMENTE E POTETE TROVARE I CAPITOLI NEL MIO “BLOG TISCALI”.
“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le più gay (e non) edicole di Bagheria, pubblica il Capitolo Primo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Riprende, dunque, una narrazione davvero epica dei pionieri palermitani del Movimento Gay che hanno preparato il terreno alle sfilate di massa, o Pride, di oggi. I Bagheresi sono i pochi privilegiati che, grazie al Settimanale, da anni, hanno potuto conoscere questa incisiva narrazione di coraggiose lotte. Non vi resta che “battere” nel cuore di queste edicole, comprare “Il Settimanale” per capire da dove tutti veniamo.
Nello stesso numero c’è anche una mia recensione della “Sinfonia in La” di Ildebrando Pizzetti: essa vi farà capire meglio i valori musicali del Fascismo e dell’Antifascismo, del paleofascismo e del neofascismo partitocratico. Si prendano d’assalto le Edicole, portatevi a mare “Il Settimanale”, sentirete attenuare anche il caldo e vi distraete, così, da ogni tagliente scirocco.
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI, NEL 45° ANNIVERSARIO DELLA MORTE

PRIMAVERA LIZZIANA NEL 45° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL GRANDE COMPOSITORE AGRIGENTINO. DAL MIO ROMANZO INEDITO:
“DUE ANNI CON MICHELE LIZZI”
(PARTE SETTIMA)
VOCAZIONE PEDAGOGICA, IONE E “JE SUIS SEULE CE SOIR”: ALBA DEL 1971
Il 1971 presentava un’alba senza noia. Ma le tradizionali abitudini finiscono per incanalarsi sempre. Studiavo. Il sabato, finché dimoravo in via Napoli, rientravo a Bagheria. Visitavo i nonni materni (quelli paterni mai conosciuti, andati prima che io e i miei fratelli nascessimo), le zie e la mamma che dai nonni, suoi genitori, trovava rifugio. I miei fratelli li vedevo alla Trattoria “Croce di Malta”. Vi lavora anche mio zio Giuseppe, fratello di mio padre, militante comunista. La scena verificatasi con mio padre già l’ho raccontata . Al mio ballo di famiglia, preferivo le acrobazie degli atleti che animavano il Circo di Moira Orfei. Del rapporto fra i miei genitori ho parlato. Cercavo di tenermene alla larga. Fra sei mesi avrei festeggiato il mio 18° anno. Non sarebbe stata ancora la mia maggiore età. Allora si diventava maggiorenni a 21 anni. Come si vede, tutto è relativo e le leggi hanno valore territoriale e non universale. Sognavo di volare. Sognavo di fendere il cielo con una semplice bicicletta. Sognavo, appunto.
Ricordo bene quando subentrò in me la passione pedagogica: era la fine di gennaio 1971. Credo che essa sia stata stimolata dal maestro Lizzi. Forse era già in me. Ma con Michele venne fuori. Era in me. Divenne coscienza rivelata, giacché io non ho mai creduto all’inconscio. Mi piaceva aiutare i bambini in difficoltà a leggere. Ci riuscii seguendo alcuni miei cugini e in breve tempo. E la tv? Era un mezzo da me desiderato. Mi teneva in contatto col resto del mondo. Quando, alcuni anni prima, mio padre decise di comprarla, ci tassò: i figli maschi uscivamo una piccola quota ciascuno per pagare la rata mensile. Pagavamo i quattro maschi che lavoravamo, mio padre compreso. Mia sorella e mia madre non uscivano soldi. La guardavano. Mio padre chiamava ciò “collaborazione”.
Amavo andare al cinema, preferivo il peplum, attratto com’ero dai muscoli dei gladiatori, ma anche i film western. Mi schieravo da parte degli indiani, vale a dire dei pellerossa e coi popoli oppressi. Amavo Giuliano Gemma e il suo volto sfregiato e ombroso. Mi attraeva il viso di Greta Garbo in “Anna Karenina”. Mi rispecchiavo nel suo amore impossibile. Ma mai avevo pensato di risolvere i problemi passando dalla parte inferiore del treno; meglio prenderli i treni e cercare posti a sedere vuoti. Suicidio? Chi meglio della Callas ha pronunciato questa parola? Che altro? Gigliola Cinquetti aveva un posto nel mio cuore: ero attratto dalla sua ingenuità sentimentale mirante ad infrangersi: che cos’è “Non ho l’età” se non il desiderio di avere l’età per amare; e tutti gli amori hanno connotazioni romantiche. Leggevo il Diario di Anna Frank al lume di candela, per evitare di disturbare nonni e zie che dormivano. Mi sarebbe piaciuto andare sulla Luna, forse perché io sono nato di lunedì intorno alle ore otto.
Febbraio 1971. Si chiudeva il Primo Quadrimestre. Io andavo bene. Leggevo l’Iliade ed ero attratto dai miti. Carlo cantava all’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Mi inviava francobolli dal Vaticano. Io gli inviavo qualche telegramma augurale. Già avevo capito il valore del risparmio. Meno male. I soldi servono. Fanno respirare meglio. Lo studio mi faceva valorizzare anche il tempo. Michele aveva tenuto la stanza nella Galleria delle Vittorie. Serviva. A fine febbraio la triste notizia: moriva la signora Baiardi, la donna che aveva affittato la stanza a Michele Lizzi. E sua figlia Ione? Destinata a fine ignota. Aveva problemi psichiatrici. Ma con me andava d’accordo e si divertiva pure. Spesso mi veniva a cercare nella stanza, mi destava passando la sua mano sul vetro della porta che era ruvido e creava un particolare rumore, un rumore simile a quello del tuono che svaniva. Sua madre diceva che era impazzita per amore. Ione amava cantare “Je suis seule ce soir”: somigliava a Léo Marjane sia nel timbro vocale sia nel viso! Morta la madre, di fatto, moriva anche la figlia. Fu così che Michele Lizzi lasciò quella stanza.

Bagheria, 2 aprile 2017
Giuseppe Di Salvo

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