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Archivio per la categoria ‘politica’

GIUSEPPE DI SALVO: IL 5 NOVEMBRE 2017 SI VOTI PER IL MOVIMENTO CINQUE STELLE E GIANCARLO CANCELLERI

  1. AZZURRA CANCELLERI E GIANCARLO CANCELLERI SONO FRATELLI. E NESSUNO SI ACCORGE DELLA BORGHESIA CHE OCCUPA I PALAZZI DEL POTERE!
  2. Azzurra Cancelleri è deputata della Repubblica italiana (M5S) ed è sorella di Giancarlo, deputato regionale dei pentastellati e ora candidato alla Presidenza della Regione Sicilia. E’ nepotismo?
  3. Forse c’è qualche norma che impedisce ai fratelli di militare ed essere esponenti di rilievo nella stessa organizzazione politica? E’ mai possibile che i… demagoghi della partitocrazia debbano tirare fuori questi inutili argomenti? Le persone vanno giudicate per quello che fanno e non per i rapporti di parentela. Come mai nessuno nota che siamo in mano ad una mediocre classe borghese che occupa i Palazzi del Potere, fregando i nuovi proletari che sono pensionati, impiegati, insegnanti, giovani non occupati…? E che questa classe borghese al Potere -di Sinistra, Centro e Destra- ha occupato ogni spazio al Potere legato con uomini e donne ai partitocrati asserviti?
    Gli è che questa classe borghese partitocratica teme la Nuova Borghesia Pentastellata: è lotta conflittuale all’interno della classe borghese. Il Nuovo Proletariato e i Veri Aristocratici, il 5 novembre 2017, ci daranno inaudite sorprese e tanto scalpore. La Sicilia metterà in atto, dal 6 novembre in poi, un vero e proprio terremoto politico. Non andare a votare è un’amabile risposta, ma andare a votare per il M5S è creare un urto frontale fra queste rivali masnade borghesi: è la nostra arena all’interno della quale caracollano animali politici ben cornuti! Divertiamoci andando a votare! Come si vede, si tratta di scegliere sempre (in senso molto lato) fra NeoPalermitani e/o NeoCorleonesi o variazioni sul tema del potere. AL VOTO! AL VOTO! AH, AH, AH!                                                                                                                                     Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: PATRIZIO CINQUE, HÝBRIS E LA BELLEZZA CARA AGLI DEI

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PATRIZIO CINQUE, HÝBRIS E LA BELLEZZA CARA AGLI DEI

Al sindaco Patrizio Cinque i Carabinieri hanno notificato un provvedimento di obbligo di firma. L’inchiesta, da cui questo provvedimento origina, parte dalla Procura di Termini Imerese e vede coinvolti anche l’assessore ai Lavori Pubblici, Fabio Atanasio, e decine di impiegati, funzionari, imprenditori. Per Cinque c’era la richiesta degli arresti domiciliari, ma il gip si è limitato ad applicare l’obbligo di firma. Dalla stampa apprendiamo che i reati ipotizzati sono: rivelazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio, turbativa d’asta… .

L’inchiesta, in sintesi, ruoterebbe intorno a due vicende: la gara per il noleggio degli automezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti e un caso di abusivismo edilizio che coinvolge la famiglia del sindaco stesso. La vicenda giudiziaria -pare- prenda le mosse nel 2015, ma esplode ora, alla vigilia delle elezioni regionali del 5 novembre 2017. Ci sarebbero altri fatti: l’affidamento della gestione del palazzetto dello sport di Bagheria; ci sono le intercettazioni; c’è la vicenda Laura Picciurro da cui la tempesta Cinque -pare- origini. Patrizio Cinque dichiara che le sue scelte amministrative “sono tutte trasparenti”.

“Giustizia ad orologeria”? Questa frase non significa niente fino a quando ci saranno gli orologi. E Patrizio Cinque dichiara di avere fiducia nella Magistratura. Giancarlo Cancelleri, candidato alla presidenza della nostra regione per il M5S, tranquillizza il suo amico sindaco. Parte del popolo grillino nota che “la magistratura fa politica più dei politici”. Altri no.

Che fa il Sindaco? Si autosospende dal M5S, ma resta al suo posto elettivo. Il PD chiede le sue dimissioni. Poi c’è Angelo Bonelli, leader dei Verdi: questi chiede la non attuazione del regolamento comunale voluto dal sindaco per bloccare le demolizioni a Bagheria. A proposito: quante ordinanze di demolizione ci sono e non sono state attuate da Patrizio Cinque? Forse per le coste italiane non si dovrebbe mobilitare l’Esercito? Come si vede, l’aspetto giudiziario che coinvolge Patrizio Cinque rappresenta un labirinto: solo Dedalo e il figlio Icaro con ali piumate legate ad un impasto di cera ne potrebbero facilmente uscire in volo e non senza qualche elemento tragico al volo legato. Non i comuni cittadini.

Noi non sappiamo come finirà questa vicenda giudiziaria. Possiamo solo immaginare l’epilogo. Spetta alla Magistratura. Buon lavoro. Sappiamo che molte inchieste collettive passate si sono risolte in modo felice per tantissimi indagati. E abbiamo avuto più amministrazioni sciolte per “presunte infiltrazioni mafiose”. Eppure la cementificazione selvaggia di Mongerbino -e non solo- era lì! Patrizio Cinque sa contare bene i suoi passi e, a suo dire, i suoi passi amministrativi sono trasparenti. Innocente? Per noi lo è. Fino a prova contraria. Va ricordato che al ballottaggio nel 2014 venne eletto con circa il 70% dei consensi. Oggi, probabilmente, questo consenso in città verso il M5S non c’è più. Egli è bello. Giovane. Si vede poco in giro. Spesso è “cuffiato”. Il suo Movimento ha le caratteristiche della nobile Masnada. Vi si possono cogliere anche elementi melodrammatici, tragici. E certo questa tempesta giudiziaria arreca alla persona e alla città qualche sofferenza. E anche relativa indifferenza o estemporaneo compiacimento. Coi riflettori dell’intera nostra Nazione. Ai tempi di Eschilo (e siamo ai tragici greci) si coniava il termine HÝBRIS per indicare l’accecamento mentale che impediva alla persona umana di riconoscere i propri limiti e di non saper valutare le proprie forze; i superbi e gli arroganti peccavano di HÝBRIS e finivano per sfidare gli Dei. Era la PHTHÓNOS TEÔN, ossia l’INVIDIA DEGLI DEI. Perciò Marsia venne scorticato dal Dio Apollo. E le ali di Icaro vennero sciolte dal sole: l’ebrezza acceca. HÝBRIS è oggi la parola che piega (e spiega) ogni patrizio a noi comune. E ravviva i plebei. Si dimetta da sindaco allo stesso modo con cui si è autosospeso dal M5S: che non si abbatta la bellezza!

Bagheria, 26 settembre 2017

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: 27 FEBBRAIO 1979: CARNEVALE OGNI SESSO VALE, LA TESTIMONIANZA DELLA STAMPA LOCALE

IlBlog Giuseppe Di SalvoL’ARTICOLO DE “L’ORA”
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Gestire

IlBlog Giuseppe Di Salvo
IlBlog Giuseppe Di SalvoL’ARTICOLO DE “IL DIARIO”

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27 FEBBRAIO 1979: CARNEVALE OGNI SESSO VALE, LA TESTIMONIANZA DELLA STAMPA LOCALE

(CAPITOLO SETTIMO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

 In questo Capitolo Settimo riportiamo i due articoli apparsi su “L’ORA” di mercoledì 28 febbraio 1979, articolo scritto da Sergio Baraldi; e quell’altro firmato  G.M.C. e pubblicato, con ben cinque grandi foto legate alla Festa, dal quotidiano “IL DIARIO” di giovedì 1 marzo 1979. “L’ORA” faceva un richiamo in rosso in prima pagina, taglio centrale, col titolo “CARNEVALE OGNI SESSO VALE”. Ma ecco cosa scriveva Sergio Baraldi a pagina 3 (e su sei colonne) sulla FOLLE NOTTE DEI “DIVERSI”:

    -E’ la notte dell’ambiguità proclamata, sbeffeggiata, esposta con grazia provocante, oppure imitata con rozza approssimazione. E la si vive in un trionfo di veli merlettati e pelli di finta tigre, tra parrucche dai falsi riflessi e lunghi abiti con spacchi aperti su gambe non sempre affilate, le calze nere d’obbligo e i pesanti ceroni dove le maschere stavolta non mancano di essere vere.

   E’ il gran Carnevale gay , la festa degli omosessuali palermitani, organizzata ieri in una trattoria di Bagheria, proprio accanto ad una villa decaduta dal FUORI (l’organizzazione degli omosessuali). A metà fra la sfida di chi li vuole emarginare, e l’assemblea politica, il divertimento, ed il convegno d’amore, la nottata ha finito per diventare una follia spudorata e divertente, un gioco dell’equivoco. Damine francesi e monache sguaiate, odalische arabe e donne fatali stile anni Cinquanta, ma anche ragazzi in giacca e cravatta con foulard, e cravatta e l’orecchino, hanno celebrato la loro diversità senza complessi di colpa né paure. “Per molti omosessuali ogni giorno è carnevale” ha detto Salvatore Scardina, uno degli animatori del FUORI, che ha letto una specie di loro manifesto politico, “Carnevale ogni sesso vale”.  Ed ha continuato: “Ogni giorno infatti l’omosessuale è costretto dalla società a portare una maschera. E voi avete capito che noi oggi non stiamo festeggiando il carnevale. Molte checche réfoulé (quelli che si nascondono) hanno aspettato questo giorno per togliersi la maschera dell’ipocrisia, in modo da poterla sostituire con quella della propria identità. Ecco perché per noi del Fuori oggi è festa”.

   E’ successo di tutto sotto gli occhi di ospiti, giornalisti, sotto i fari indiscreti di alcune TV private. Il sipario di questo contro-carnevale si è alzato su una abbuffata: pasta al sugo, carne arrosto mista, insalata, e il vino che scorreva a fiumi tra i tavoli imbanditi.

   Poi è esplosa la festa. Ammiccamenti, lazzi, pioggia di coriandoli, mentre sul giradischi venivano messe le canzoni di Renato Zero, il divo dell’ambiguità, il cantante omosessuale. Ne è nata una vera e propria corrida di balli: i gay si sono scatenati nelle loro danze con le gonne che svolazzavano e il trucco e le paijettes (sic! “Paillettes”, n. d. r.) che brillavano sotto i riflettori. Spiega Patty (il suo vero nome è Salvatore) gonnellino alla femminista, fazzoletto in testa, rossetto sulle labbra: “Vivo con gioia questa notte. Prima non era così. Quando andavo a scuola anche se mettevo in mostra la mia identità, la subivo. Ma poi col Partito Radicale ed il FUORI ho preso coscienza della mia sessualità. Bisogna lottare per cambiare la mentalità nelle famiglie, sui posti di lavoro per farci accettare. Non bisogna stare nascosti, avere paura”.

   Tra i tavoli un gay con tanga ed un lungo scialle nero attillato, improvvisa una danza del ventre tra gli applausi del pubblico in maschera. “Spesso noi viviamo un rapporto di tensione” dice Salvatore, insegnante, che ha scelto di non travestirsi. “Io ad esempio mi sento liberato ma sto con un ragazzo che ha ancora sensi di colpa, ha paura che la famiglia lo sappia. Spesso siamo noi stessi omosessuali che ci autoemarginiamo invece di combattere l’isolamento in cui ci vorrebbe condannare la società”. E aggiunge Pino, vestito scollato, lunghi spacchi nella Gonna: “Una volta l’anno mi sento donna davvero. Tutti gli altri giorni invece devo fare l’uomo, una cosa che non sopporto. Ecco perché mi sono travestito”.

   E Franco, caschetto biondo, vestito da sera scuro, smalto rosso nelle unghie, aria trasognata e timida: “Mi sono travestito da donna perché lo sento anche io”. I gay, adesso, intonano insieme canzoni e slogans. La marcetta che raccoglie il maggior successo è quella allusiva, di una trasmissione TV: “Mi scappa la pipì…”. “Vogliamo divertirci insieme. Ma la nostra presenza è anche politica” osserva Piero Montana del FUORI. “In una realtà omosessuale, usciamo fuori. Per me è importante anche il fatto che qui ci troviamo, non solo tra noi senza complessi, ma possiamo confrontarci con gli eterosessuali, con la gente che ci circonda. Adesso, da quando non cerco più di completare la mia sessualità nel buio, sono felice”.

   La festa si è interrotta per qualche attimo: Salvatore, con lungo raffinato vestito bianco e una pelliccia di volpe gettata sulle spalle, legge il “Carnevale ogni sesso vale”. Lo ascoltano tutti in silenzio: “Abbiamo subito un’oppressione economica, morale, sociale, giuridica, politica. E, ancora oggi, nonostante una nuova ventata a nostro favore, quella vecchia oppressione è difficile da sradicare, tant’è che molti gay vivono ancora nella clandestinità…” legge con voce cantilenante.  “Questa festa è senza dubbio riuscita” dice Giuseppe Di Salvo, lunga vestina di veli, animatore del FUORI, insegnante elementare. “intendevamo rivolgerci agli omosessuali non politicizzati, ma anche a tutti gli altri. Viviamo una sessualità mutilata, siamo indirizzati fin da bambini ad una sessualità finalizzata alla procreazione. Noi a Palermo lottiamo da più di 3 anni, e devo dire che qualcosa può cambiare: c’è maggiore comprensione,  ci troviamo bene. Ma questo riguarda purtroppo ancora un minoranza di omosessuali palermitani”. Si torna a ballare guardandosi negli occhi, inventando nuovi scherzi.

   Dice Giuseppina, una ragazza vestita da zingara, del Movimento di Liberazione della Donna: “I problemi della liberazione sessuale riguardano la donna come l’omosessuale. E noi non abbiamo avuto mai pregiudizi o tabù che ci hanno impedito che ci hanno impedito di partecipare a questa fede. Io, per esempio, posso benissimo andare a letto con un’altra donna se lo trovo interessante”. Più delusa Ambra, un’altra femminista della festa: “Pensavo per la verità che la festa fosse meno allegra, e più assemblea politica. Ma poi tutto si è trasformato per la foga liberatoria del Carnevale. Si è andati fuori dal binario. Devo dire che ripropongono l’immagine di una donna oggetto che noi rifiutiamo”.

   La contraddizione, in effetti, è vistosa: tra le maschere domina la donna romantica, sensuale, e subordinata che proprio il movimento delle donne ha combattuto per prima. E’ una liberazione che passa attraverso un’altra gabbia? Nella dolce notte gay nessuno però pensa più a rispondere. Ballano, cantano e qualcuno, dietro i tavoli, nella penombra, si scambia baci e carezze. La festa brucia, ed il gran carnevale deve essere consumato fino in fondo.

Sergio Baraldi, su “L’ORA” di mercoledì 28 febbraio 1979.

   Alle ultime riflessioni retoriche di Sergio Baraldi così noi abbiamo già precedentemente risposto, post festa:

 -E non è affatto vero, come di sana pianta si è invento il giornalista de “L’ORA”,  che gli omosessuali travestiti proponevano un’immagine di donna oggetto. Ché anzi, è proprio vero il contrario: quei travesti animavano, davano corpo ad un segno di rivolta della donna oggetto.  Questo volutamente non è stato capito da Sergio Baraldi (pessimo giornalista), preoccupato com’era di cercare in quella festa affermazioni di “delusione” che nessuno aveva fatto, infiltratosi nella nostra festa (la prossima volta lo butteremo fuori) per cercare di vedere una contraddizione che non c’era, anzi che era solo nella sua oligofrenica mente.

   Fatto è che cresciamo: questa è la cosa che comincia a preoccupare gl’ imbecilli de “L’ORA”.  Speriamo che “dolce infarto” vi colga, miseri servi del “Compromesso Storico” e della D.C. .

 

  Più lineare e corretto l’articolo firmato G.M.C. su “IL DIARIO” di giovedì 1 marzo 1979 intitolato “E CARNEVALE FU!”. Riportiamolo:

   Martedì grasso: quest’anno Carnevale ha riproposto con rinnovata febbre, l’ebbrezza psicologica del travestimento, il rito consentito dell’alterità, di una possibile identità diversa da assumere. Non ci sarà forse un rapporto fra il costume scelto e le proprie non confessate frustrazioni, le aspirazioni più bizzarre negate dai clichet (sic! cliché, n. d. r.)  abitudinari? Il gioco ovviamente, è molto più sottile e complesso di un semplice vestito alla Superman…

   L’altro ieri notte il nostro cronista, che non aveva voglia né bisogno di travestirsi, ha fatto un giro per la Palermo sotto lo choc dell’allegria. Cosa ha notato di diverso nel costume del rito, con gli occhi volutamente un po’ malinconici e realmente stanchi? Che oggi, spesso, le vere maschere sono diventate quelle dei personaggi di consumo, dei nuovi miti della coca-cola: quante raffigurazioni di Travolta senza bisogno di vestiti arlecchino e farfalloni alla Pierrot!

   Per tutta la notte, i ragazzini dai 16 anni in su hanno dato vita alla rinnovata stagione dei furori rock, nelle discoteche cittadine, subissate di premi di ditte commerciali destinati alle coppie ballerine più travoltiane. Le emittenti private hanno inscenato feste in studio, con gli operatori in costume, o hanno portato le loro camere sin dentro i luoghi di festeggiamento.

   Molti salotti borghesi si sono aperti alla passarella delle identità segrete dei Jekill della finanza o della politica. Macchine d’epoca hanno attraversato la città con carichi starnazzanti.

   Ma quanta fantasia in questi travestimenti? Quale impulso verso un rito che legalizza e “normalizza” la stravaganza, la libertà dell’assurdo?

   Se è infatti ipocrita, talvolta, la maschera del funzionario di banca o del compassato professionista, per i travestiti, gli omosessuali che hanno dato vita ad una “loro” festa in una trattoria di Bagheria, Carnevale che significato ha avuto?

   Che senso può avere, infatti, poter essere “normali” tra le altre maschere per una sola notte di coriandoli, quando il mercoledì riporterà le discriminanti, le false tolleranze di sempre? Ci siamo chiesti se la loro scelta fosse un atto “suicida” o un gesto di ancor maggiore coraggio: la risposta è meglio che la diano, in queste pagine dedicate alla Grande Festa, loro stessi, con le loro parole, che riportano la realtà di una dimensione quotidiana costretta, ancora, spesso, alla clandestinità o all’emarginazione.

   E la loro presenza, in queste pagine, accanto alle altre immagini tradizionali dei ritrovi, delle maschere perbene, ci fa venire voglia, soprattutto, di questo interrogativo: cosa c’è, oggi,  dietro il Carnevale?  E, cosa ancora più importante, cosa c’è nel suo domani? Ma insomma… domani?

   Per chiudere riteniamo utile riprendere il passo finale di un documento diffuso dagli omosessuali nella festa di Bagheria che ha segnato il clou del Carnevale. Nel caso dei gay la smania di essere “altro” è totalmente ribaltata: qui si trattava di essere almeno per un giorno se stessi. E il documento lo sottolinea.

   “La polizia non agisce più violentemente nei nostri confronti; centinaia di miglia di persone hanno preso coscienza dei nostri problemi; un’impronta politica e culturale apertamente gay ha caratterizzato la scena sociale in questi ultimi anni.

   Quindi, cari amici omosessuali, ancora più o meno ammucciati, è ora che anche voi usciate allo scoperto. Non bisogna più aspettare Carnevale per poter far valere il nostro sesso. In fondo, per la checca réfoulé ogni giorno è Carnevale, perché ogni giorno è costretto dalla società a portare una maschera. E voi non avete capito che oggi noi non stiamo festeggiando il carnevale, bensì la ‘negazione-del-carnevale’.

   Perché negazione? Semplice: molte checche refoulés hanno aspettato questo giorno per togliersi la maschera dell’ipocrisia, in modo da poterla sostituire con quella della propria identità. Ecco perché per noi del Fuori! oggi è festa.

   Festeggiamo il recupero della nostra vera identità, consapevoli come siamo che domani, per molti di noi, sarà nuovamente Carnevale e non la ‘negazione-del-carnevale’. In occasione di questa festa (la terza che facciamo) il Fuori! ha ritenuto opportuno rivolgersi anche agli eterosessuali, perché una reale liberazione della sessualità deve necessariamente coinvolgere tutti i membri di questa nostra società”.

Null’altro da aggiungere!

(Capitolo Settimo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).

 

Bagheria, 22 luglio 2017

Giuseppe Di Salvo

 

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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE. LAMENTO DI ZEUS (CAPITOLO SESTO. LIBRO QUARTO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

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CARNEVALE OGNI SESSO VALE: LAMENTO DI ZEUS

(Ossia caduta nella libidine della Sinfonia fantastica)

“All’assassino di Dio,

al seduttore dei più puri,

all’amico del male” (F. Nietzsche)

(CAPITOLO SESTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

A chiusura della serata, quella di martedì 27 febbraio 1979, io recitai “Il lamento di Zeus”, il sottofondo musicale era dato dalla Sinfonia Fantastica di Hector Berlioz.  Concludeva il tutto parafrasando le frasi delle Ceneri: “DAL FINOCCHIO VENIAMO, IN ESSO RITORNEREMO”. E, soffiando sul palmo della mia mano destra, facevo volare tante foglioline verdi di finocchio. Si battezzava l’aria.

   Ecco il mio “Lamento di Zeus”:

 

SOGNI E PASSIONI

L’aria di novembre è opaca

come uno specchio affumato.

Ma la mia mente è chiara, Dioniso,

e il mio pensiero è rivolto solo a te,

a te, creatura aggressiva, che mi appari innanzi,

forando quest’aria opaca e la mia chiara mente.

Dioniso, o Dioniso, se tu non pensassi,

forse anch’io, muto, mi avvicinerei a te.

Ma tu pensi e il Titanico Potere dei Consumi

ha creato le cose a cui farti pensare.

Tu, Dioniso, e questo è profondamente umano,

non sei stato intossicato da alcuna ideologia spiritualista,

né hai interiorizzato gli insegnamenti di Marx o Lenin.

Di Cristo senti solo parlare e del Papa pure,

ma per siffatti ululati di pietà

provi soltanto un grande disprezzo.

Sei libero da veleni ideologici!

Ma io so dove si muove e da chi è mossa la tua libertà:

essa è manipolata da quei Titani

che vogliono il tuo corpo, il tuo sangue,

la tua forza e il denaro tuo.

L’aria di novembre è opaca, Dioniso,

ma l’armonia della tua presenza

è come una primaverile luce.

 

ALTRI SOGNI E PASSIONI

L’aria di dicembre è gelida,

d’un gelo cristallino

che accarezza il mio corpo,

quando, sotto i vecchi ponti,

libero il mio sesso

che non a te offro, Dioniso,

ma ai numerosi demoni della notte.

Quei demoni brillano come le scomparse lucciole

di Pasolini. E con quei demoni rivivo un antico calore:

quello che, una volta, si trovava

nell’intimità autentica delle vecchie parrocchie.

Ma tu, Dioniso, oggi, invece di Cristo

hai interiorizzato una mostruosa moto.

Come vedi, entrambi assistiamo passivamente

al processo del dissacro.

Ed io del dissacro sono contento,

ma di ciò che ha sostituito il sacro

ho solo paura. Il Titanico Potere dei Consumi

è il tuo nuovo Dio, Dioniso.

Un Dio che si rivela a te

tutte le volte che tu corri con la tua mostruosa moto

alla quale offri carezze e parole.

E non hai più carezze, né parole per me.

L’aria di dicembre si fa sempre più gelida

e, al di là dei ponti,

a me vien meno-

calorosa-

la tua luce.

 

NEL BALLO, UN RISVEGLIO

Tu, Dioniso, accecato come sei,

non vedi in te né il Dio, tantomeno la pecora.

Ma BISOGNA SBRANARE IL DIO NELL’UOMO

COME LA PECORA NELL’UOMO

E SBRANANDO RIDERE.

E’ Nietzsche che grida la tua felicità:

FELICITA’ DI PANTERA E D’AQUILA:

in me, invece, felicità di un Dio non più Dio,

ma di poeta e giullare.

Dioniso, un tempo potevo fulminare i Titani

che ti ammazzarono e che mangiarono le tue carni.

Il mio raggelante fuoco li inceneriva.

Da quelle ceneri frammiste di vampa e gelo

nascevano uomini nel corpo freddi,

ma di calore ricchi nel profondo.

Una scintillante vampa li armonizzava,

una vampa che era armonia vitale,

essenza della tua dionisiaca bontà,

anima in divenire nell’immobile apparenza della realtà.

E tu, Dioniso, eri il modello della perfezione.

Nel telos della dialettica orfica,

l’uomo solo a te tendeva,

a te folle ragazzo dal debosciato fascino,

oggi sempre più preda di più feroci Titani:

allora, come ora, esageravano nella punizione!

Troppi miti negavano spazio e tempo

alle carezze e ai baci di cui ha bisogno un corpo.

Ma io ho già sbranato

il Dio e la pecora che erano in me.

E tu, Dioniso? E questi tuoi amici?

No! No! Ancora Iddio vi sbrana,

triste belato è la vostra voce,

misere pecore, né poeti, tantomeno giullari…

 

Come si comportò la stampa locale? “Il Giornale di Sicilia” non scrisse nulla per il semplice fatto, come abbiamo già ricordato, che noi cacciammo il loro cronista. Perché mai? Lo saprete in seguito: gli dedicheremo un intero capitolo.  “L’ORA” di mercoledì 28 febbraio farà un richiamo in prima pagina in rosso: “Carnevale ogni sesso vale” e col seguente occhiello: -Esplosiva festa in un ritrovo di Bagheria. I “diversi” palermitani si tolgono la maschera.  A pagina 3 v’era un lungo articolo di Sergio Baraldi su sei colonne. “IL DIARIO” di giovedì 1 marzo 1979 dedicherà all’evento il paginone centrale, pagine 12 e 13, con un intelligente intervento firmato G.M.C. e con cinque grandi foto che riprendevano scene della festa.

   Questi due articoli riporteremo nel capitolo successivo perché il lettore comprenda il clima giornalistico del tempo.

 

(Capitolo Sesto, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).

 

Bagheria, 18 luglio 2017

Giuseppe Di Salvo

 

 

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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE, OSSIA LA NEGAZIONE DEL CARNEVALE: IL DOCUMENTO POLITICO LETTO DA SALVATORE SCARDINA IL 27 FEBBRAIO 1979 ALLA TRATTORIA GRAZIELLA

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CARNEVALE OGNI SESSO VALE, OSSIA LA NEGAZIONE DEL CARNEVALE: IL DOCUMENTO POLITICO LETTO DA SALVATORE SCARDINA IL 27 FEBBRAIO 1979 ALLA TRATTORIA GRAZIELLA

(CAPITOLO QUINTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)
Quel martedì 27 febbraio del 1979, la festa venne aperta dalla lettura da parte di Salvatore Scardina, militante del FUORI! di Palermo, di un documento politico. Ne riportiamo ampi stralci perché li riteniamo ancora molto attuali. Come vedevamo bene! Eccovi l’essenza del nostro CARNEVALE OGNI SESSO VALE:
-(…) Uno degli scopi di questa festa è quello di far conoscere a tutti voi in che modo ancora oggi gli omosessuali vengono oppressi. Prima della morte di Pasolini e dell’affermazione alle elezioni politiche del Partito Radicale (1976), gli omosessuali venivano giudicati da un mondo eterosessuale che da un lato li perseguitava e dall’altro li tollerava. Ma la persecuzione e la tolleranza non erano altro che le due facce della stessa medaglia: la medaglia dell’oppressione. Oppressione economica, morale, sociale. E, ancora oggi, nonostante la nuova ventata a nostro favore, quella vecchia oppressione è difficile da sradicare. Tant’è che molti gay vivono ancora nella clandestinità. Perché? La risposta dovremmo cercarla nei nostri PADRI, nel profondo degli ZII, nel cuore delle MAMME, nell’anima dei PRETI e via dicendo. In breve: i garanti dell’ordine istituito sono i primi e i diretti responsabili dell’oppressione esercitata ancora oggi su migliaia di omosessuali. E’ da questo VECCHIO ORDINE MORALE che nasce la checca refoulé, cioè il frocio che si nasconde, che vive nevroticamente, rattristato dai numerosi sensi di colpa (…). Altro scopo di questa festa è la disintossicazione delle nostre anime, precedentemente intossicate dal plagio dato dai tutori del vecchio ordine morale. Tre anni di militanza nel FUORI! ci hanno insegnato un’altra cosa: il razzismo non è solo fra OMO e ETERO, ma anche fra OMO e OMO. Perché? Semplice: spesso molti omosessuali sono costretti a nascondere la loro frociaggine per i motivi espressi sopra e, di conseguenza, non possono non esprimere parole di linciaggio verso gli altri omosessuali. Questo noi del FUORI! lo abbiamo capito subito, in ispecie quando siamo scesi per la prima volta in piazza a protestare. E poiché molti gay ancora oggi hanno nel loro profondo quei segni del veleno morale, non possono non sentirsi provocati dal nostro processo di disintossicazione. In altre parole: i FROCI DISINTOSSICATI nella società intendono provocare sia i NORMALI sia i FROCI INTOSSICATI. La reazione di questi FROCI INTOSSICATI è dunque più che ovvia. LA nostra disintossicazione mira appunto a disgregare gli elementi strutturali della loro intossicazione. A questo punto, è bene che i FROCI INTOSSICATI sappiano che, grazie al lavoro politico di questi QUATTRO FROCI DISINTOSSICATI, in Grecia è slittata “sine die” una proposta di legge antigay; la polizia non agisce più violentemente nei nostri confronti; centinaia di migliaia di persone hanno preso coscienza dei nostri problemi; un’impronta politica e culturale apertamente gay ha caratterizzato la scena sociale in questi ultimi anni. Quindi, cari amici omosessuali, ancora più o meno AMMUCCIATI, è ora che anche voi usciate allo scoperto. Non bisogna più aspettare Carnevale per poter far valere il nostro sesso. In fondo, per la checca refoulé ogni giorno è Carnevale, perché ogni giorno è costretto a portare una maschera. E voi non avete capito che oggi noi NON STIAMO FESTEGGIANDO CARNEVALE, BENSI’ LA NEGAZIONE-DEL-CARNEVALE. Perché negazione? Semplice: molte checche refoulés hanno aspettato questo giorno per togliersi la maschera dell’ipocrisia per mettersi, invece, quella della propria identità. Ecco perché per noi del FUORI! oggi è festa! Festeggiamo il recupero della nostra identità, consapevoli come siamo che domani, per molti di noi, sarà nuovamente Carnevale e non la NEGAZIONE-DEL-CARNEVALE. Il FUORI! ha ritenuto opportuno rivolgersi anche agli eterosessuali perché una reale liberazione della sessualità deve necessariamente coinvolgere tutti i membri di questa nostra società. Genitori e fanciulli, eterosessuali e omosessuali, maschi e donne: tutti dobbiamo ancora liberarci, disintossicarci, E possiamo realmente liberarci conoscendoci, parlando fra noi, toccandoci, bevendo insieme, amandoci. La nostra felicità è l’invidia di molti. E, quest’invidia è, in definitiva la vera e unica malattia sociale che noi gay intendiamo curare.
(Capitolo Quinto, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).
Bagheria, 12 luglio 2017
Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA.

CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA. (3)
“La Matapolla, la nostra vecchia padrona di casa, incarnava ironicamente la regressione freudiana: era vestita da bambina col cestino e, dentro il cestino, portava due splendidi cazzi di pane”. (Giuseppe Di Salvo)

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL “SETTIMANALE” IL CAPITOLO QUARTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO! DA NON PERDERE!

SUL “SETTIMANALE” IL CAPITOLO QUARTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO! DA NON PERDERE!
“Il Settimanale di Bagheria”, già nelle più assolate edicole della città dei mostri accaldati dal sole di luglio, pubblica il Capitolo Quarto, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Un numero da non perdere se i Bagheresi vogliono capire quale coraggio animava alcuni gay, nostri e vostri concittadini, che negli anni Settanta hanno contribuito a creare quella Rivoluzione LGBTI, senza la quale oggi il Movimento Gay tutto non sarebbe quello che è: qui ci sono quei Nobili Bagheresi che hanno generato liberazione e autodeterminazione per tutte e tutti. Nessun libro di storia ve ne parla. Ma, grazie anche al “Settimanale” di Michele Manna, la Vera Storia insorge e diviene canto epico.
Buona lettura, a futura memoria, ché la memoria ha sempre il suo aureo futuro, nonostante gli impostori!
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO TERZO (LIBRO QUARTO) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.

“IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO TERZO (LIBRO QUARTO) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.
“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le più fresche edicole della città dei mostri, pubblica il Capitolo Terzo (Libro Quarto) della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Nell’articolo si parla di un evento che il 27 febbraio del 1979 fece tanto scalpore, cioè del “CARNEVALE OGNI SESSO VALE” svolto a Bagheria dai militanti del FUORI! di Palermo: ne parlò tutta la stampa locale e il regista Lollo Franco ne farà un documentario di fondamentale importanza. Ma gli pseudo storici del Movimento Gay, quasi tutti legati al partito comunista e alle sue variazioni, hanno del tutto tacitata questa Grande Storia. E sapete perchè? Su di me doveva scattare la “damnatio memoriae”, ossia non dovevo esistere. Ma esisto, eccome! E do loro ancora filo da torcere. Si vada quindi in edicola e si conservi questo articolo. E’ come dare una lezione alle camicie partitocratiche, cioè ai neofascismi che si annidano sempre nel Palazzo. Quello di Mussolini non esiste più. E’ dei neofascismi che non si deve fare apologia. Sappiate vedere e prevedere. Buona lettura, anche sotto qualche ventilato ombrellone con sabbia in volo.
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE (CAPITOLO TERZO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

L’ARTICOLO DE “L’ORA” DEL 24 FEBBRAIO 1979.

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CARNEVALE OGNI SESSO VALE

(CAPITOLO TERZO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)
Terza decade del mese di febbraio 1979. Il FUORI! di Palermo, in una delle solite riunioni del giovedì, decise di organizzare un grande evento: organizzare una festa in occasione dell’imminente Carnevale. Dove? Alla “Trattoria Graziella” di mio fratello Enzo a Bagheria. In modo assai spregiudicato, capimmo che dovevamo infiltrarci, senza alcun sinistro pregiudizio di sinistra, nella società dei consumi per creare significativi momenti aggregativi fra gay e società: qualsiasi pregiudizio si scrosta se si vivono momenti di altissimo bene non comune. Il volgare “Bene Comune” lo conoscevamo e non ci interessava. Ché anzi! Si rivelò una strategia azzeccatissima da parte dei militanti del FUORI! di Palermo. Conoscevamo, grazie a Ferrarotti e ad altri sociologi, le dinamiche espansive del Consumismo ultra-capitalistico. Ciò sarà dimostrato dalle numerose decine di persone, gay e non, che parteciperanno alla Terza Festa organizzata dal FUORI! di Palermo. Che titolo dare all’iniziativa? Semplice e con messaggio diretto: “CARNEVALE OGNI SESSO VALE!”.
Si trattò di un’iniziativa politica che non lasciò indifferenti le testate giornalistiche locali. Intuimmo che con questo evento, in prospettiva, si sarebbero creati i presupposti per altre manifestazioni più ricche di iniziative e con molta più partecipazione e coinvolgimento popolare. Il FUORI! di Palermo (ma anche quello di Torino non scherzava!) con queste iniziative festose doveva porsi, in prospettiva, come modello per altre speranze e azioni nonviolente di lotta. Le lucciole pasoliniane dovevano ritornare a brillare anche nella società non più contadina. Diramammo i nostri comunicati alla stampa locale per pubblicizzare la festa. L’unica testata a pubblicare in anticipo la notizia è stata “LORA” di sabato 24 febbraio 1979 con un significativo richiamo in prima pagina: “FESTA GAJ A BAGHERIA, ORGANIZZATA DAL FUORI! PER MERCOLDEDI’ PROSSIMO”. Si noti come venne scritta la parola “GAJ”: il termine GAY ancora non era del tutto familiare: come poteva esserlo? Se nel linguaggio quotidiano noi eravamo, in modo dispregiativo, degli “ARRUSI”? La stampa era lo specchio dei tempi. L’articolo informativo venne pubblicato a pagina 10. Non è firmato. Soprattitolo: “DAL FUORI PER MERCOLEDI’ “. Titolo: FESTA-SFIDA DI GAY A BAGHERIA.
Eccovi l’articolo:
“CARNEVALE, ogni sesso vale”. All’insegna di questo slogan il “Fuori” (l’organizzazione degli omosessuali) di Palermo ha organizzato per il 27 febbraio a Bagheria una grande festa. Vi parteciperanno tutti coloro che non hanno pregiudizi e un centinaio di omosessuali palermitani che hanno già prenotato i biglietti. L’incontro de Fuori è nello stesso tempo una sfida ad una società che, dicono, li ha discriminati ed una protesta. Uscendo allo scoperto il Fuori vuole porre, anche in modo clamoroso, la questione dei “diversi”, da sempre emarginati. Ma Carnevale, avvertono quelli del Fuori, non sarà solo un’azione politica, ma pure un divertimento vero, un “messaggio di pace e di amore”. Spiega Giuseppe Di Salvo, animatore del Fuori di Palermo. “Marcuse diceva che nei confronti degli omosessuali c’è un processo di tolleranza repressiva. Intendeva dire che la tolleranza oggi attuata nei nostri confronti è solo una tolleranza formale, ma limitata spesso alle sole classi abbienti, forse gli intellettuali. Ma la massa? La massa è ancora prigioniera d’antichi tabù, chiusa nella sua fobia. Né la stampa ha mai educato la gente in questo senso. Perché? Perché non intende sollevare il problema”.
Di Salvo dice che lo scopo degli omosessuali è quello di “farci conoscere ma non compatire. Non siamo ammalati né anormali. Hitler aveva ghettizzato gli omosessuali bollandoli con il triangolo rosa, come aveva bollato gli ebrei con la stella di David. Oggi la tolleranza formale si risolve in una repressione più insidiosa, perché travestita”. Quelli del Fuori citano alcuni esempi. L’articolo 28 del Codice militare esclude dagli impieghi pubblici chi viene congedato perché omosessuale o “deviato”. “Finché esisteranno norme come queste non si potrà parlare di tolleranza. A parte il fatto che questo articolo viene applicato diversamente a seconda che si tratti di un poveraccio o di un ricco. Per il primo c’è l’emarginazione definitiva, per l’altro il ricatto che dura quanto la leva militare”. Ma che cosa chiedono quelli del Fuori? Rispondono: “Esiste in natura un polimorfismo sessuale, ma l’uomo riesce ad eroticizzare solo alcune componenti. Siamo come mutilati fin dall’infanzia, quando ci proponiamo, violentandoci, un rito di iniziazione che educa solo all’eterosessualità. Un rito che affonda le sue radici nella storia paleocristiana, dove venivano perseguitati, assieme ai primi cristiani, anche gli omosessuali.
Eppure tutta la storia dei greci e dei romani, con Socrate e Platone, per alcuni esempi famosi, avrebbe dovuto portare a ben altre conclusioni. Ma la cultura cattolica ha poi prodotto questo”. Secondo Di Salvo, tuttavia, il Fuori ha la possibilità di cambiare questo costume, questa mentalità. “Siamo usciti allo scoperto, lasciando la clandestinità in cui la società vorrebbe condannarci. Questa festa servirà ad accelerare il mutamento di fondo che già si avverte anche qui da noi. Desideriamo una società aperta in cui sarà possibile incontrarsi e capirsi, oltre che amarsi”.
(Capitolo Terzo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).
Bagheria 08/luglio/2017
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: IL SOCIOLOGO CIRUS RINALDI MI SCRIVE: “SEI NEI LIBRI DI SOCIOLOGIA E DI STORIA DEL MOVIMENTO LGBT”

IL SOCIOLOGO CIRUS RINALDI IL 27 GIUGNO 2017 MI SCRIVE SU FACEBOOK:
“Caro Giuseppe Di Salvo  (IlBlog Giuseppe Di Salvo) sei nei libri di sociologia e di storia del
Movimento LGBT: si tratta del libro “LA FABBRICA DELL’ORGOGLIO” di Massimo Prearo.
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