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Archivio per la categoria ‘Religione’

GIUSEPPE DI SALVO: DELL’ALBADA, DOMINIO IMPERITURO DEL TEMPO: VIVA SAN GIUSEPPE!

DELL’ALBADA, DOMINIO IMPERITURO DEL TEMPO: VIVA SAN GIUSEPPE!
L’albada segna il sacro pulsare arcaico, ritmo che ci ricorda, coi botti di fuoco, il ciclico rovescio del potere del Tempo, ché il Potere temporale riflette e sempre, nella miseria della sua durata, per fortuna annulla; la festa, ordunque, è del Tempo: nel suo scorrere impietoso c’è il volto del Sacro e la sorgente dei tanti divini baccanali; s’illude chi in questo pulsare vi scorge accordi d’intesa: essa rievoca …i luoghi comuni della tradizione e di chi si esprime come tutti i suoi nobili predecessori; l’ALBADA è ritmo derisorio dei colori che si alternano con cromature scontate e uguali e finisce sempre che la Vera Armonia, in pieno giorno, vien data dall’aritmia di ciò che ogni sacro profana; da sempre! L’ALBADA rievoca ciò che mai si rinnova: vero innovatore è il Tempo. Viva, viva San Giuseppe!!! Che meraviglia indifferenziata!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: RICHARD WAGNER E I MITI CARI AL POPOLO CONTRO LA DEAREALTA’ GIUDAICO-CRISTIANA

RICHARD WAGNER RIVALUTA I MITI CARI AI POPOLI E SI SCHIERA CONTRO IL PENSIERO GIUDAICO-CRISTIANO
Wagner si muove su una impressionante doppiezza per quanto riguarda gli Ebrei: quante volte si rivolge all’ebreo Meyerbeer per essere raccomandato presso l’intendente del Teatro dell’Opera di Berlino?! E poi occorre dire che ha partecipato ai moti rivoluzionari del 48. Scrive Leonardo V. Distaso, proprio nella sua bellissima e colta postfazione al libro citato “Wagner, il giudaism…o nella musica”: “Seigfried, il figlio di Dio, è colui che restituisce ai tedeschi i diritti originari da esercitare sugli altri popoli e il re discendente di questa stirpe nibelungica deve essere l’unico ad avere diritto di questo possesso e godimento del mondo. Anche il papa, quale massimo funzionario dell’imperatore, deve sottostare al potere regio dell’imperatore svevo nibelungico”. Come non capire che Wagner attacca il pensiero giudaico-cristiano perché si rivalutino i miti dell’antica Grecia e degli altri popoli dal Cristianesimo soffocati? E poi va chiarito un fatto: l’antisemitismo di Wagner va contestualizzato; si tratta di idee che si possono condividere o no; è da stupidi pensare che con Wagner cominci la persecuzione degli Ebrei. Quella l’hanno sempre fatta i cattolici e altri tiranni. Le sue riflessioni sulla musica ebraica sono considerazioni estetiche. Io, per esempio, amo sia Meyerbeer sia Halévy sia Bartholdy sia Bernstein (ma questi è venuto molto dopo) sia tanti altri compositori e direttori ebrei che ormai eseguono giustamente Wagner anche in Israele. Wagner è stato un grande compositore che disse e si contraddisse. Mai un capo di stato. Quanto ne dice sul (e contro) Cristianesimo, ma non ha mai distrutto nessuna cattedrale. Va letto e meglio compreso: è stato, il pensiero di Wagner, una grande forza d’urto e, musicalmente, molto innovativo.

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foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
Categorie:Musica, Primo piano, Religione, WAGNER Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: CHIESA VALDESE DI PALERMO E IL PRIMO MATRIMONIO GAY, 9 LUGLIO 2016.

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.LA CHIESA VALDESE DI PALERMO E IL PRIMO MATRIMONIO GAY, 9 LUGLIO 2016.
Era l’anno Duemila quando, in pieno Giubileo legato al papa polacco, si svolse a Roma il Pride 2000, forse il più affollato di tutti i tempi. L’elicottero del Partito Radicale dava il benvenuto ai manifestanti. Il polacco era avvezzo a portare le sue croci e voleva che anche i gay vivessero la loro condizione come prova sulle spalle e nei loro cuori. Il polacco venne clamorasamente sconfitto. E non solo dai gay.
Davanti alle chiese cattoliche c’erano le macchine delle forze dell’ordine. Imbecilli precauzioni. Volevate che i gay colpissero i luoghi di culto altrui?
Ma vicino a Piazza Cavour, sempre a Roma, svettava, davvero divina, la Chiesa valdese con in alto un motto sacro di benvenuto ai gay manifestanti. Non c’era nessuna pattuglia della polizia. C’eravamo solo noi ad osservare e commuoverci per quelle braccia aperte di ristoro.
Ora è davvero il Giubilo della cristiana Misericordia che ci spinge a riportare la sacra notizia che ieri, 9 luglio 2016, nella Chiesa valdese di Palermo si sono celebrate le prime nozze gay.
Per la cronaca riportiamo semplicemente quanto leggiamo nel sito di Repubblica:
-Cerimonia alla chiesa Valdese di Palermo dove, secondo il culto, è stato “benedetto il matrimonio” fra due omosessuali. Roberto Sucameli e Giovanni Bonanno hanno detto il loro sì davanti al pastore Peter Ciaccio. Roberto, 38 anni e Giovanni, 25 anni, già iscritti nel registro delle unioni civili da 2 anni, si sono conosciuti ad una festa in discoteca. Entrambi palermitani adesso vivono e lavorano a Milano. “Con il nostro amore, vogliamo dare un segno di speranza a tutte quelle coppie che rimangono nell’ombra”. La festa è proseguita con 150 invitati in riva al mare. Le bomboniere, pensate come cadeau per gli invitati, saranno solidali in favore dei bambini di Burkina Faso. La chiesa Valdese non include il matrimonio fra i sacramenti ma prevede sia la benedizione dell’unione e la possibilità di celebrare un matrimonio con effetti civili grazie agli accorti stipulati con lo Stato italiano. Ma prevede anche di accogliere e benedire l’unione di persone di altri culti che dimostrino di non potere celebrare il loro matrimonio con il loro rito. Questo per il principio valdese dell’accoglienza.
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La Chiesa cattolica non riesce ancora ad abbozzare le sentite scuse per le violenze storicamente sferzate contro la Comunità LGBTIQ. Si tratta di un grande popolo che aspetta il giorno in cui il capo del Vaticano, invece di fare propaganda, si limiti a fare una sola cosa: DISTRUGGERE TUTTI QUEI NAZISTI E OMOFOBI DOCUMENTI VATICANI CHE, COME E’ NELLA TRADIZIONE DELLA POCO SANTA INQUISIZIONE, NON HANNO FATTO ALTRO CHE VIOLENTARE TEOLOGICAMENTE (ma solo nominando il nome di Dio invano!) MILIONI DI CITTADINI LGBTIQ.
Eravamo “materia foetida”… Ma quando scrivevano ciò nelle bolle papali non facevano altro che riflettere la loro immagine di dannati e frustrati. Poi “moralmente disordianti”: ma avete mai guardato attentamente Ratzinger? Che pontificato tristemente omofobo, altro che “uno dei pontificati più gay della storia moderna”, come nel suo libro “La prima pietra” ci ricorda con sensata ironia Krzysztof Charamsa, in riferimento allo scenario gay della Roma barocca!
E allora? VIVA, VIVANO I VALDESI. E LUNGA VITA ANCHE AI CORAGGIOSI SPOSI!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: PAOLO SCALISI, INNOCENZA CARA AGLI DEI

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.GIUSEPPE DI SALVO, ANNI OTTANTA, FOTO DI PALO SCALISI

PAOLO SCALISI, INNOCENZA CARA AGLI DEI

Paolo Scalisi (Bagheria, 21 aprile 1941- Bagheria, 21 aprile 2014: che coincidenza!) a  due anni dalla sua morte, domenica 24 aprile 2016, intorno alle ore 18:00, Villa Palagonia, è stato ricordato con un bel libro pubblicato dai suoi familiari (la moglie Teresa, i figli Dario e Luca) e con un Simposio a cui hanno partecipato l’onorevole Cesare Piacentino, il poeta Giuseppe Di Salvo, il signor Giuseppe Saitta (già Presidente dell’ex Cooperitiva Edile “La Sicilia”): la Sala degli Specchi era gremita, circa duecento persone, un sentito omaggio a un grande fotografo che, come scrive Cesare Piacentino nel libro all’artista dedicato: “E’ stato un validissimo e serio professionista della fotografia ed al contempo un fotografo d’arte”.

   Nello stesso libro il dottor Cristoforo Di Bernardo nota: “Ancora oggi ricordo lo studio dello zio di Paolo, Rosario Macaluso, figura fondamentale nella sua vita, che gli ha inculcato la passione e l’amore sia per la fotografia sia per la pittura”.

   E, giustamente, l’ex sindaco Biagio Sciortino, sempre nel libro citato (“Biografia per immagini”) afferma: “La terra di Bagheria ha espresso notevoli esponenti di questa splendida arte: da Ferdinando Scianna a Mimmo Pintacuda, fino a Peppuccio Tornatore e tra questi si inserisce a pieno titolo il nostro compianto Paolo Scalisi”.

   Il numeroso pubblico presente, partecipe e commosso, ha apprezzato e applaudito tutti gli interventi; il sottoscritto ha pure letto una toccante poesia a Paolo dedicata e dai familiari pubblicata in un altrettanto artistico segnalibro che contribuirà a ravvivare sempre la memoria dell’artista.  Gli interventi di Giovanni Arena, del poeta dialettale Antonino Lo Piparo e di un altro ragazzo, Gaetano D’Alessandro, hanno contribuito ad evidenziare le doti umani ed artistiche di Paolo.

   Le foto di Paolo Scalisi presenti nel libro-catalogo rivelano il passo felpato dell’intraprendente piccolo imprenditore (onesto imprenditore, come ha tenuto a sottolineare il figlio Luca nel suo commosso intervento per la trasmessa ed ereditata onestà!), il bravo artigiano e l’Artista: le sue foto si distinguono per il timbro luminoso e per la grazia; si tratta di “poesia” inarcata con immagini tendenti a proiettare la realtà (o la quotidianità) percepita dal roteante occhio verso atmosfere artistiche di rilievo che solleticano l’innocenza sempre sacra agli Dei.

   Hanno fatto bene i familiari di Paolo a pubblicare questo libro, ché obliare l’arte fotografica di Paolo Scalisi sarebbe stato come esercitare su di lui una non meritata “Damnatio memoriae”: eppure le sue bellissime foto “Leonardo Sciascia e Ignazio Buttitta”, “Ferdinando Scianna e Giacomo Giardina”, “Sindaco Antonio Gargano”, “Renato Guttuso” e numerose altre  -tutte del 1985-  rappresentano il canto espressivo di un grande fotografo-poeta e insieme un’artistica ed implicita sferzata contro la “boria” incarnata da tanti “mostri”  talvolta ambulanti e deambulanti nella nostra città; quelli statici di pietra presenti all’interno della barocca Villa Palagonia, ancora oggi, sono solo sublimata e grottesca metafora! Con meritato onore!

Bagheria, 28 aprile 2016

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Libri, Memoria, Religione Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: CRZYSZTOF CHARAMSA, PRETE DELLA CHIESA CATTOLICA, PROCLAMATO PERSONAGGIO DELL’ANNO 2015 DAL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO: HA DICHIARATO DI ESSERE GAY E DI AVERE UN COMPAGNO CHE AMA

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
EDUARD PLANAS E CRZYSZTOF CHARAMSA
CRZYSZTOF CHARAMSA, PRETE DELLA CHIESA CATTOLICA, PROCLAMATO PERSONAGGIO DELL’ANNO 2015 DAL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO: HA DICHIARATO DI ESSERE GAY E DI AVERE UN COMPAGNO CHE AMA
Non sappiamo quando succederà, e se mai succederà: che un papa dichiari la propria omosessualità. Chi poteva farlo, nel corso della storia della chiesa, ha mentito: i papi, anche se eterosessuali, dichiarano solo ciò che si può dichiarare, ossia la castità o, meglio, l’astinenza da ogni rapporto sessuale. Avranno pure delle polluzioni, ma, in quel caso, ad intervenire è la vita onirica o fantastica e, quindi, non c’è atto volontario. Vi sembra un manuale del Sano Delirante? Certo è che siamo, dal punto di vista morale, al di là di ogni logica. Una domanda: cosa sarebbe successo, per fare un esempio, se un papa, e non si pensi necessariamente a Ratzinger, avesse dichiarato al mondo di essere gay? Di molti sappiamo delle loro tendenze etero assopite: giusto per muoversi nella norma. Noi, per santificare il coraggio espressivo di una persona, anche se si tratta di un sacerdote, non andiamo dietro i lentissimi tempi della Chiesa Cattolica; ché anzi, diciamolo subito!, dei riti di iniziazione del Vaticano Santificio (riti caratterizzati da regole canoniche con testimonianze più o meno credibili di umani miracoli) non ce ne importa un bel nulla: è, lo stato vaticano, uno Stato Teocratico distante anni luce dalla mia concezione di Stato Liberale, Laico, Democratico, Repubblicano, Costituzionale: in quest’ultimo i cittadini sono sovrani. Punto. E anche qualsiasi religione trova il suo spazio e il suo diritto di esistere. La vita religiosa dei cittadini, di ogni cittadino, è legame sociale che attesta la fede. Il legame con Dio è rapporto diretto di chi crede col suo modo di concepire o rappresentarsi mentalmente il divino. Chi ha bisogno di intermediari cerca interpreti e ad essi sottopone la coscienza che finisce di essere libera. La vera religione non deve essere sottomissione o schiavitù. I legami morali sono catene. Le guide condizionano il pensiero. Sono legami religiosi che incatenano. La Vera Religione deve creare Persone Libere e non deve generare il timore di Dio: ogni paura interiorizzata è asservimento al potere degli altri, è accettare forme subdole di schiavitù.
Noi sappiamo una cosa semplice: nel bene e nel male, intorno a papa Francesco, oggi, i mass-media, in ispecie quelli italiani, hanno creato un conformismo assai piatto e “volgare” e, per certi versi, anche allarmante. Si dice: Francesco è un Papa aperto al dialogo. A noi pare che i papi sfornino solo monologhi. Mi chiedo: forse con Ratzinger non si dialogava? Ma, di grazia, mi si vuole dire cos’è sostanzialmente cambiato nella dottrina della fede cattolica dacché Francesco è stato eletto papa? L’unica cosa di cui sono certo è la seguente: si sta costruendo con Francesco una Nuova Santità, San Bergoglio, appunto. Viene chiamato Gesù in terra: forse gli altri santi papi erano Gesù nell’aere? Diciamo ciò perché anche all’interno di questa tanta propagandata Chiesa (dagli Italiani ben mantenuta economicamente dal Concordato fascista da Craxi aggiornato!) ci sono prelati che ad un dato momento prendono coscienza della loro identità sessuale e lo rivelano al mondo. E, siccome non saranno futuri santi, noi osservatori di questo mondo reale e non virtuale, procederemo allora a metterli in evidenza in altro spettacolare modo.
E proclamiamo personaggio dell’anno 2015 Monsignor KRZYSZTOF CHARAMSA, sacerdote polacco 43enne, da 17 anni residente a Roma in quanto ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 2003, segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale Vaticana, docente di Teologia alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum a Roma. Lo proclamiamo uomo dell’anno 2015 per aver dichiarato di essere omosessuale, di praticare il suo orientamento sessuale e di farlo con un compagno che ama: questi lo ha aiutato a venir fuori grazie all’amore concreto e non a quello astratto legato a false speranze, vale a dire all’eterna disperazione. Come sono adorabili coloro che amano papa Francesco! Noi, però, amiamo di più Don Charamsa. Certo a 43 anni la sua dichiarazione ci appare un po’ tardiva, ma -come si dice- meglio tardi che mai. E da parte di un ufficiale custode dell’arretrata dottrina della fede la rivelazione ci appare coraggiosa, aderente allo spirito del Vangelo, vale a dire non ipocrita. Evviva! Papa Francesco ebbe a dire: “Chi sono io per giudicare un gay?”: si trattava di una rituale affermazione che si muoveva all’interno di posizioni etiche assai repressive codificate dalla Chiesa cattolica e di cui il Sommo Pontefice è ancora degno custode. Noi possiamo amare la persona papa, ma non ci interessano le aberranti teorie della Chiesa, vero disordine etico!
KRZYSZTOF CHARAMSA, per noi, rappresenta la sacra coerenza con lo spirito del Vangelo e con l’attuale processo della Vera Misericordia. Riportiamo ora l’alta teologia di padre Charamsa in fatto di liberazione (omo)sessuale e ricaviamo il suo pensiero sia dall’intervista che il sacerdote ha rilasciato a Elena Tebano (Corriere della Sera del 3 ottobre 2015) sia da quanto riportato dall’agenzia Ansa del 4 ottobre successivo, evitando il gioco di domanda e risposta. Ecco cosa dice padre Charamsa:
   -Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell’incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte- forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente- perché siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquanta anni. Dunque dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. E’ anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali. Mi pare che nella Chiesa non conosciamo l’omosessualità perché non conosciamo gli omosessuali. Li abbiamo da tutte le parti, ma non li abbiamo mai guardati negli occhi, perché di rado essi dicono chi sono. Vorrei con la mia storia scuotere un po’ la coscienza di questa mia Chiesa. Al Santo Padre rivelerò personalmente la mia identità con una lettera. E comunicherò chi sono alle università romane dove insegno: con mio grande dolore è probabile che non potrò più lavorare nella scuola cattolica. Vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e di familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve essere protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa. Il Cristianesimo è la religione dell’amore: è ciò che caratterizza il Gesù che noi portiamo al mondo. una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato, e non è una ricerca esasperata del piacere. (…) Non sono posizioni dell’attuale dottrina della Chiesa, ma sono presenti nella ricerca teologica. In quella cristiana in modo ponderoso, ma abbiamo anche ottimi teologi cattolici che su questi aspetti producono contributi importanti. (…) La Bibbia non parla mai di omosessualità (…). Il sodomita biblico non ha niente a che fare con due omosessuali che oggi in Italia si amano e vogliono sposarsi. Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all’epoca. (…) Se non fossi trasparente, se non mi accettassi, non potrei comunque essere un buon sacerdote perché non potrei fare da tramite alla felicità di Dio. Dedico il mio coming out ai tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall’armadio. In ogni società di soli uomini (con riferimento al Vaticano, n. d. r.) ci sono più gay che nel mondo come tale (…) e il Sant’Uffizio (di cui Charamsa faceva parte, n. d. r.) è il cuore dell’omofobia della Chiesa cattolica, un’omofobia esasperata e paranoica.
   Per tutta risposta la Chiesa Misericordiosa di papa Francesco ha cacciato via da ogni incarico il lucidissimo Monsignor Charamsa, agendo così proprio come coloro che interpretano in modo violento la ripetuta Misericordia con cui si apre ogni Sura del Corano: ma chi si augura che a distruggere il Sant’Ufficio siano i nazisti dell’ISIS? Prima o poi il fanatismo religioso si distruggerà da se stesso. Don KRZYSZTOF CHARAMSA ne è un esemplare esempio! I preti come Don Charamsa incarnano la REALE SPERANZA e si pongono contro il NON ESSERE SPERANZA, concetto che, come nella Turandot di Puccini, delude sempre e che ai partiti e alle chiese repressive serve per illudere e tenere intruppati i loro aderenti. Peggio per chi si fa violentare e intruppare.
Bagheria 29 dicembre 2015
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: CICCIO, CICCIOLINA, CONFORMISMO RELIGIOSO E IL MIO PERENNE GIUBILEO! GIUBILIAMO TUTTI!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

CICCIO, CICCIOLINA, CONFORMISMO RELIGIOSO E IL MIO PERENNE GIUBILEO! GIUBILIAMO TUTTI!
Il terminine “misercordia” coinvolge i battiti dei nostri cuori. Il che vuol dire che siamo in perenne Giubileo quando ci rendiamo generosi verso il prossimo, termine generico per indicare gli altri. Non lo era forse, misericordiosa, anche Maria di Magdala sia nel donare il suo corpo per liberare la repressa sessualità degli altri (che poi ipocritamente avrebbero voluto lapidarla per pulirs…i le infelici coscienze) sia nel lavare i piedi a Gesù sia nel vederlo risuscitare, vale a dire nell’eccitarsi grazie anche all’ascesi mistica, nobile condizione della psiche in love? Non c’è ascesi se non c’è sensualità! E si è perfettamente aridi se ogni persona non conosce i suoni sensuali del proprio corpo, suoni legati al pulsare delle nostre fibre: altra forma di misericordia di alto valore morale. Misericordia, nel senso etimologico del termine, è offrire anche il proprio corpo alle persone che si amano; ciò ci rende davvero santi. Santità che io ho visto anche in Cicciolina: che senso mistico nel vedere l’attrice contemplare con amore puro il volto di suo figlio Ludwig! Non c’è Giubileo oggi che possa escludere le tensioni dei nostri Sacri Inguini: si prova gioia nel donare a chi non ha; ma donare è anche ogni gesto che ci fa comunicare negli amplessi, indipendentemente dall’orientamento sessuale di ogni persona. Offrire un obolo non sempre è misericordia, talvolta è gesto meccanico; offrirsi a chi si ama è rendere visibile il pulsare dei nostri cuori in amore che azzera la percezione del tempo e ci proietta in una dimensione non concepibile da chi della gioia dei sensi si è auto-castrato: è il corpo che espande e rende visibile ogni virtù; la Misericordia astratta è solo un rituale ipocrita. Ecco perché io non appartengo al 90% di chi segue papa Francesco, ma a quella coraggiosa Percentuale Minoritaria che non si lascia plagiare dalla propaganda vagamente religiosa che ci vuole allineati e conformisti al Regime Religioso. Giammai! E al Ciccio della Gente (film che non vedrò!) preferisco la Cicciolina fra i corpi di tanta gente: altro modo divino di sentire il Giubileo e ogni Vera Misericordia! Sì, il vero Giubileo sta nel renderlo perfettamente relativo. Se Misericordia è godere dei privilegi del Concordato Fascista, io preferisco leggere testi sacri su Ilona Staller! BUON GIUBILEO A TUTTI. IL MIO NON E’ PER NIENTE OCCASIONALE, E’ PERENNE!
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: I GAY IL PAPA, GLI OMOFOBI E LA REALTIVA VISIONE SENSUALE DI DIO

Il Papa ha visto Kim Davis, l’omofoba impiegata pubblica del Kentucky che ha passato cinque giorni in prigione per essersi rifiutata di rilasciare le licenze di matrimonio ad alcune coppie omosessuali, dicendo di agire “sotto l’autorità di Dio”. La donna ha incontrato privatamente il Papa a Washington la scorsa settimana. I matrimoni gay sono legali in tutti gli Stati Uniti, ma la Davis ha deciso di non dare licenze matrimoniali alle coppie gay, istruendo il suo ufficio a fare lo stesso; e dato che la sua carica è elettiva, le autorità statunitensi non possono rimuoverla dall’incarico. Beh? Il Papa ha il diritto di incontrare chi vuole. Come a nessuno di noi può essere tolta la volontà di non riconoscere qualsivoglia autorità morale a questo Papa. Ci pensino Scalfari e Pannella. Dio non ha bisogno di essere rappresentato da nessuno. O lo si ha dentro o non lo si ha! I papi sono uomini di potere diversamente abili in quella non divina gestione. Peggio per chi li segue. Noi per renderlo più francescano gli comunichiamo che, grazie al dialogo sessuale, vediamo meglio Iddio. Ecco perché  questo rapporto va tutelato e lo ha capito anche la Corte Suprema degli USA: per non perdere le divine visioni! Sentire Dio è un atto sensuale molto relativo!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: SOMMI PONTEFICI, ASTINENZA SESSUALE E GENDER DEI GERARCHI SIBARITICI, OSSIA DEL FASCISMO DI TUTTI I TEMPI!

SOMMI PONTEFICI, ASTINENZA SESSUALE E GENDER DEI GERARCHI SIBARITICI, OSSIA DEL FASCISMO DI TUTTI I TEMPI!

Quando una persona vede papa Francesco o un cardinale o un prelato qualsiasi vestito in pompa magna come può non pensare alla teoria del cosiddetto “gender”? Il loro modo di vestire segue un’impostazione teologica e culturale che può piacere o no, ma non rientra nel concetto di natura sia l’astinenza sessuale sia l’abito mentale (oltre alla fibra) che questa astinenza esprime. In inglese la locuzione “gender bender” vuol dire “piegatore/trice del genere”, cioè “una persona che è invertita” o diversamente orientata rispetto al proprio sesso anatomico. Perchè non dire con molta franchezza che l’astinenza sessuale  (più che essere una scelta) è un’inversione rispetto all’orientamento sessuale, al di là della connotazione anatomica del sesso? Ebbene, se un modo di vivere del genere (quindi il “gender”!) lo fanno i gerarchi della chiesa cattolica tutto va bene, madama la marchesa. Se i transgender di ogni parte del mondo vogliono esprimere altro rispetto al fascismo culturale dei gerarchi della chiesa cattolica, allora la teoria del gender viene vista come minaccia al loro dominio. Questi sibaritici impostori noi li conosciamo da millenni: hanno bruciato eretici, dissidenti politici, diversi sessuali…   Ora quale lezione vogliono dare al mondo? In fondo, anche Hitler era un transgender con la svastica incisa sulla testa. I transgender della chiesa cattolica non sopportano ciò che è altro dal loro modo di vestire e di sentire, cioè non amano ciò che è fonte di verità desiderante. Loro hanno innalzato da secoli il Totem dell’Ipocrisia, feticcio che non vogliono si abbatta. Cristo conosceva il gender degli Scribi e Farisei ipocriti. Col suo modo di andare in groppa ad un asino entrò nella città di Gerusalemme sempre tuondando contro il gender dei sepolcri imbiancati. Vivano gli asini, dunque, e non facciamoli estinguere: anche questo è gender, cioè amore per il diverso multiculturale prossimo!

Giuseppe Di Salvo

ALTRI GENDER!ALTRI GENDER!

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GIUSEPPE DI SALVO: CONSTANTIN TRINKS DIRIGE IN MODO IMPECCABILE “GISELA!” DI HENZE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO E LA FA TRIONFARE!

GISELA! DI HENZE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO.GISELA! DI HENZE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO.

GISELA! DI HANS WERNER HENZE, MERCOLEDI’ 21 GENNAIO 2105, TRIONFA  AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO NONOSTANTE NELL’ARIA SERPEGGIASSERO SDEGNO E PERPLESSITA’

Principio numero uno: “Gisela!” di Hans Werner Henze è un gioiello musicale con orchestrazione caratterizzata anche da mirabili connotazioni cameristiche con richiami bachiani; di notevole impatto sonoro è la grazia ritmico-espressiva proveniente dalle percussioni usate con intelligenza e maestria; delicato l’intervento del Coro che intona sonetti con semplice eleganza polifonica che cattura l’orecchio e l’anima di chi ascolta: prevale l’intonazione a cappella, ma non mancano, in partitura, soavi interventi strumentali che ne arricchiscono la timbrica e la cromatura; Gisela! (soprano) e Gennarino (tenore) si muovono all’interno di una tessitura vocale decisamente belcantistica per quanto riguarda il fraseggio: prova ne sia la canzone “Aggio saputo che la morte vene”,  tratta dai “Five Neapolitan Songs”  di Henze (1956), inserita in Gisela!, questa volta però affidata alla voce tenorile. E proprio nell’interpretare questa canzone, da noi conosciuta nella mirabile versione del baritono Dietrich Fischer-Dieskau, ha dato il meglio di sé -dal punto di vista vocale-  il bravo tenore Roberto De Biasio, sfoderando un timbro brunito quasi baritonale e delle emissioni aggraziate d’incanto.

Principio numero due: il libretto di Gisela!  -scritto a tre mani dallo stesso compositore, da Michael Kerstan e da Christian Lehnert-  è un mirabile testo letterario che permette ai registi di creare scene fantasmagoriche capaci di catturare lo spettatore e coinvolgerlo in una vicenda sonora che ci rivela davvero quanto i sogni,  rielaborati artisticamente,  diventino mera e coinvolgente realtà. Il testo è ricco di teatro nel teatro e va oltre lo stesso metateatro. E, diciamolo, la regista palermitana Emma Dante ha saputo rendere visivi i tanti segreti codificati nell’ultima partitura teatrale di Henze.

Principio numero tre: Gisela! non è un’opera tedesca (anche se prevalentemente è scritta in tedesco!), non è un’opera italiana (nonostante le continue scissioni logiche e psicologiche di Pulcinella-Gennarino); essa è semplicemente una composizione  “italo-tedesca” all’interno della quale il clima psicologico ed ambientale delle due nazioni si alterna o capovolge; in pratica c’è la vita di Henze: la sua Germania che nel 1953 lascia come reazione alle leggi naziste contro l’omosessualità, leggi che verranno abrogate solo nel1969,  e l’Italia dove nel napoletano si trasferisce per godere delle libertà a noi date dal Codice Napoleonico privo di articoli contro l’omosessualità e gli omosessuali; è quindi un’opera che emette un internazionale canto di libertà, di raggiunto amore, di gioia.

Principio numero quattro: il Vesuvio simboleggia la natura, la forza di ogni natura, il trionfo dell’amore che tende a fondere nel calore dell’abbraccio sessuale i corpi degli amanti; ma, al contempo, le sue eruzioni rappresentano una minaccia per chi, andando contro natura dal punto di vista urbanistico ed ambientale,  costruendo case a dismisura nelle sue vicinanze,  ha deturpato l’armonia dell’ambiente.

Principio numero cinque: Gisela! è nata per giovani musicisti professionisti. Simboleggiano la vita e il futuro. Tutti questi principi tracciano un’insolita armonia scandita da ritmi che solo il genio di Henze, forte anche della tradizione musicale   -non solo occidentale!- poteva creare.

Il Teatro Massimo di Palermo rappresenta Henze con un ritardo pluridecennale. Ora ha il merito di questa coraggiosa Prima italiana.  Alla fine del Primo Atto, forse, sono stato il solo (o fra i pochissimi) ad applaudire. C’era tanto silenzio. Dopo il Secondo Atto non ero più il solo a gridare a tutti gli artisti: “Bravo, bravi!”.  Il pubblico viveva certamente sentimenti di sdegno. Ma non si muoveva. Alla fine ha pure applaudito. Lo sdegno è spesso mancanza di comprensione che lascia attoniti. Poi il conformismo ha espresso parole di encomio per Emma Dante e per tutto l’impianto scenografico e registico. Ma io vi posso assicurare che l’Opera è  un sonoro e agevole gioiello orchestrale, corale, belcantistico, sì, BELCANTISTICO! Con cantanti, in questa rappresentazione, davvero bravi: dignitosa la Gisela di Vanessa Goikoetxea e buono l’Hanspeter del baritono Lucio Gallo; ma di grande rilievo vocale è stato, come già detto, il tenore Roberto De Biasio che ha dato notevole spessore scenico e vocale al suo Gennarino. Bravi gli altri cantanti comprimari, i mimi, gli attori…  Tutto è stato curato con amore e calore lavico.  Mirabile e soave il Coro animato da Piero Monti. Da bacio in fronte la direzione d’orchestra di Constantin Trinks: a mio avviso, il solo (o fra i pochissimi) ad aver colto il grande valore musicale della partitura!

Ora c’è da abbattere un altro conformismo: chi ama la musica deve andare al Teatro Massimo per vedere ed ascoltare questo gioiello musicale ben cesellato, ultimo grido di Henze del 2010!

E il Teatro Massimo ha fatto bene a comprare spazi pubblicitari sui giornali prima della Prima: su Henze aveva gravi peccati di omissione da espiare!

Bagheria 24 gennaio 2014

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: IL CARDINALE BAGNASCO, L’OMOFOBIA E L’ORIGINE DELLA LORO “MATERIA FOETIDA”

GIUSEPPE DI SALVO: IL CARDINALE BAGNASCO, L’OMOFOBIA E L’ORIGINE DELLA LORO “MATERIA FOETIDA”

La Chiesa cattolica, che nella storia ha appoggiato tutte le più terribili dittature, si dimostra sempre allergica ai grandi valori della democrazia codificati nelle Costituzioni liberali degli stati laici. Ha sottoscritto, per trarne privilegi economici, non democratici concordati sia con Hitler sia con Mussolini, per fare solo alcuni esempi. Dittatori tutti che hanno utilizzato l’etica come strumento di potere. Etica che ha spinto tanti gerarchi a vere e proprie atrocità a danno del genere umano tutto: sia di sesso maschile sia di sesso femminile sia di condizione legata all’orientamento sessuale.  Tutto ciò nasce da sedicenti sommi sacerdoti che si astengono da rapporti sessuali perchè praticano la presunta “castità”, vera mostruosità contro ogni genere legato al volto felice della natura. Il cardinale Bagnasco è erede impeccabile di quanti storicamente, anche con bolle papali dal linguaggio anticristiano, hanno definito l’omosessualità con orrende parole striate da indicibile turpiloquio a danno del genere umano tutto. Hanno bruciato ai roghi i sodomiti e li hanno definiti “materia fetida”. Oggi il loro linguaggio è più forbito, ma sempre ipocrita e violento. Loro hanno proiettato sui gay il loro alito davvero ricco di fetore antidemocratico. E allora? Noi non abbiamo nulla da apprendere da questi signori che non conoscono la felicità sessuale. La loro è la vera clericale dittatura contro ogni genere sessuale umano: tutti i gerarchi clericali antigay andrebbero processati in un tribunale simile a quello di Norimberga. Lo vuole la civiltà e la storia. Governino meglio la pedofilia al loro interno, e non si impiccino in questioni sessuali che non conoscono e che vanno tutelate da ogni forma di violenza che dall’etica della chiesa cattolica prende origine. Lo Stato laico deve, questa volta sì, rieducare contro le mostruosità prodotte dai dittatori, clericali e non, nel corso della storia. “Materia foetida”, “detestabilis”, “pessima”…, gerarca Bagnasco: è il vostro specchio e il vostro lessico; ma vi sapete  guardare bene intorno?! Conosce -il Bagnasco- l’aria pura dataci dal Divino? Sibaritici illiberali, siete da noi conosciuti e rinnegati con orgoglio! I vostri “Buona sera” non ci hanno mai convinti. Siete degni della notte: là dove dorme la luce e la ragione!

Giuseppe Di Salvo