Archivio

Archivio per la categoria ‘Sicilia’

GIUSEPPE DI SALVO: IL 5 NOVEMBRE 2017 SI VOTI PER IL MOVIMENTO CINQUE STELLE E GIANCARLO CANCELLERI

  1. AZZURRA CANCELLERI E GIANCARLO CANCELLERI SONO FRATELLI. E NESSUNO SI ACCORGE DELLA BORGHESIA CHE OCCUPA I PALAZZI DEL POTERE!
  2. Azzurra Cancelleri è deputata della Repubblica italiana (M5S) ed è sorella di Giancarlo, deputato regionale dei pentastellati e ora candidato alla Presidenza della Regione Sicilia. E’ nepotismo?
  3. Forse c’è qualche norma che impedisce ai fratelli di militare ed essere esponenti di rilievo nella stessa organizzazione politica? E’ mai possibile che i… demagoghi della partitocrazia debbano tirare fuori questi inutili argomenti? Le persone vanno giudicate per quello che fanno e non per i rapporti di parentela. Come mai nessuno nota che siamo in mano ad una mediocre classe borghese che occupa i Palazzi del Potere, fregando i nuovi proletari che sono pensionati, impiegati, insegnanti, giovani non occupati…? E che questa classe borghese al Potere -di Sinistra, Centro e Destra- ha occupato ogni spazio al Potere legato con uomini e donne ai partitocrati asserviti?
    Gli è che questa classe borghese partitocratica teme la Nuova Borghesia Pentastellata: è lotta conflittuale all’interno della classe borghese. Il Nuovo Proletariato e i Veri Aristocratici, il 5 novembre 2017, ci daranno inaudite sorprese e tanto scalpore. La Sicilia metterà in atto, dal 6 novembre in poi, un vero e proprio terremoto politico. Non andare a votare è un’amabile risposta, ma andare a votare per il M5S è creare un urto frontale fra queste rivali masnade borghesi: è la nostra arena all’interno della quale caracollano animali politici ben cornuti! Divertiamoci andando a votare! Come si vede, si tratta di scegliere sempre (in senso molto lato) fra NeoPalermitani e/o NeoCorleonesi o variazioni sul tema del potere. AL VOTO! AL VOTO! AH, AH, AH!                                                                                                                                     Giuseppe Di Salvo
Categorie:politica, Sicilia Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MARCO PANNELLA SARA’ RICORDATO DA GIUSEPPE DI SALVO E DONATELLA CORLEO

  

GIUSEPPE DI SALVO E DONATELLA CORLEO RICORDERANNO MARCO PANNELLA: E CI SARA’ TANTO SCALPORE!!!
GIOVEDI’ 23 GIUGNO 2016, ORE 19:00, AL MALAUSSENE CIRCOLO ARCI, PIAZZETTA RESUTTANO, N° 4 PALERMO: GIUSEPPE DI SALVO E DONATELLA CORLEO RICORDERANNO MARCO PANNELLA: 40 ANNI FA NASCEVA A PALERMO IL FUORI!, PRIMO ECLATANTE MOVIMENTO DI LIBERAZIONE OMOSESSUALE PRESENTE NEL REGNO DELLE DUE SICILIE.
PARTECIPANO: Donatella Corleo e Giuseppe Di Salvo

Una conversazione tra Donatella Corleo e Giuseppe Di Salvo per ricordare, all’interno delle iniziative del Palermo Pride 2016, l’uomo politico che per primo ha portato i temi Lgbt nel dibattito pubblico italiano. L’incontro, coordinato da Massimo Milani, proseguirà con la visione del documentario “Uno Scandalo Inintegrabile” realizzato dagli amici di Radio Radicale.
Molte battaglie politiche e civili cui Marco ha dedicato per oltre 40 anni la sua azione e il suo corpo sono oggi attuali più che mai e sono diventate patrimonio anche di chi lo ha contestato; dalla censura al controllo dei media da parte dei partiti, dallo spreco di soldi pubblici all’antiproibizionismo, dai diritti civili all’autodeterminazione dei corpi, dalle carceri alla prospettiva transnazionale.
A prescindere dai posizionamenti politici, ricordarlo durante le settimane del Palermo Pride è un atto  a Marco dovuto.

GIUSEPPE DI SALVO: IN SICILIA IL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI ANCHE PER I GAY. GRATI AL PD, AL M5S E A CANTIERE POPOLARE!

LA SICILIA VINCE E CONVINCE!LA SICILIA VINCE E CONVINCE!

IN SICILIA IL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI ANCHE PER I GAY. GRATI AL PD, AL M5S E A CANTIERE POPOLARE!

Dopo decenni di lotte di liberazione del Movimento Gay Siciliano (cominciate col FUORI! di Palermo negli anni Settanta e poi proseguite con l’ARCIGAY e altre associazioni LGBT siciliane), finalmente l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato il Disegno di Legge «norme contro la discriminazione determinata dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere – istituzione del registro regionale delle unioni civili». I deputati che hanno votato a favore sono stati cinquanta, cinque i contrari e quindici gli astenuti. Favorevoli alla legge Pd, M5S e Cantiere popolare, contrari Udc, Lista Musumeci e Ncd. Noi che abbiamo votato PD o Movimento Cinque Stelle (come ha fatto con orgoglio il sottoscritto e tanti miei amici) ci congratuliamo con chi ha prodotto questa Legge di estrema civiltà, ponendo la Sicilia fra le regioni più evolute di questa nostra Italietta renziana. Conosciamo i volti ipocriti di chi ha votato contro: e non dicano mai al mio cospetto che hanno amici gay; i gay non vogliono questi amici razzisti e omofobi.

Rosario Crocetta, in questo caso, va lodato. Dice giustamente: «Con l’istituzione del registro delle unioni civili viene fuori il meglio della Sicilia, fino a qualche anno fa era impensabile, certo che sarà difficile in questo caso per il ministro dell’Interno mandare i prefetti come ha fatto nei comuni, dato che la Regione siciliana gode di autonomia».

Per il governatore «istituire il registro significa rendere pubblica una relazione clandestina e privata e sancire il diritto ad avere le stesse opportunità di chi è sposato».

Adesso Crocetta invita tutti i comuni siciliani «a deliberare la creazione di registri locali in modo da dare impulso all’attività legislativa del Parlamento nazionale che su questo fronte è abbastanza in ritardo col resto d’Europa». Va ricordato che a Bagheria il sindaco Patrizio Cinque lo ha già fatto. E per questo siamo fieri di averlo votato.

Dichiara Antonello Cracolici, presidente della Commissione Affrari Istituzionale dell’Ars e relatore del ddl sulle Unioni Civili: «In commissione abbiamo portato avanti un lavoro importante sul disegno di legge sulle unioni civili, ascoltando associazioni e rappresentanze di diverse categorie. E in aula alla fine è prevalso il buonsenso: abbiamo approvato una legge che per molti anni è stata considerata quasi un tabu».   L’Italia segua l’esempio di questa nostra bella Sicilia. Lo merita!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano, Sicilia Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: TOTI D’AMICO E L’OPER(AZIONE) NARRATIVA “MELINA CANTINERI”, RACCONTO POLIZIESCO PRESENTATO AL LIDO “LE PALME” DI ASPRA

TOTI D’AMICO E L’OPER(AZIONE) NARRATIVA “MELINA CANTINERI”, RACCONTO POLIZIESCO PRESENTATO AL LIDO “LE PALME” DI ASPRA

Venerdì 11 luglio 2014, ore 21:00, al Lido “Le Palme” di Aspra, è stato presentato il libro “Melina Cantineri” di Toti D’Amico. Nico Bellone, mio ex alunno e ora pimpante animatore, ha presentato gli eventi della serata in un ambiente ben ventilato, curato e con una luna piena svettante nel cielo che rendeva “solare” l’happening. Ha cantato la bella Joline Terranova, alla chitarra acustica c’era Ninni Arcuri: ben timbrata la voce della cantante, bravissimo il chitarrista, belle le canzoni degli anni Settanta-Ottanta che certamente, se fosse stata con noi (anzi idealmente c’era, ché la si è fatta uscire dal testo!) sarebbero piaciute pure al personaggio del racconto, cioè a Melina Cantineri; poi Toti D’Amico, emotivamente coinvolto, anche per la numerosa presenza di amici e parenti accorsi (oltre 200 persone!) ha chiamato sul palco Beppe Zaso (questi ha ben coordinato gli interventi), Rosamaria Spena col suo gruppo di voci recitanti, Maria Russo, donna sempre in gamba legata ai ruoli “funzionari” e funzionali della nostra Polizia di Stato e il sottoscritto, presentato come “intellettuale” divoratore di libri e, io aggiungo, certamente non organico.

Il bravo team delle voci recitanti ha letto con maestria alcune pagine del libro di Toti D’Amico (con una Rosamaria Spena sempre all’altezza, nonostante le inevitabili avversità che fanno parte della vita di chi intensamente la vive); toccante l’identificazione tutta al femminile di Maria Russo col personaggio Melina Cantineri, nel racconto, nuova dirigente del Commissariato di Santa Lucia (luogo ideale nel testo di D’Amico): già a molti colleghi maschi veniva difficile “digerire” la presenza delle poliziotte all’alba degli anni Ottanta (ed ecco i tempi in cui si svolgono le azioni del racconto), se poi la donna, all’interno della polizia, era anche capace dirigente, capirete come veniva colpita la mentalità maschilista dei bei maschietti, all’interno delle famiglie, quasi sempre votati al comando. Col tempo si sono fatti davvero passi significativi in senso evolutivo all’interno della nostra società: e la testimonianza dal vivo di Maria Russo ci faceva passare alla nuda realtà, da cui qualsiasi forma artistica sempre origina; sicché la figura reale di Maria Russo si intrecciava con molti aspetti del vissuto letterario di Melina Cantineri: del resto, non è stato così anche per i gay dichiarati nell’esercito? Basti pensare che, in Italia, quel fascista articolo 28 contro i gay è stato “rivisto”, per così dire, solo alla fine degli anni Settanta, grazie alla presenza dei Radicali di Pannella in Parlamento; era un articolo che, se stigmatizzato  nel congedo di un gay, a questi veniva impedito di accedere nei ruoli pubblici dello Stato. Con le lotte si cambia.

Nel racconto di Toti D’amico questi aspetti discriminatori sono appena accennati, il suo racconto poliziesco verte tutto sulle grandi capacità investigative della protagonista femminile. Il testo, al di là dello stile espressivo, della forma e della grafica ortografica (aspetti che al lettore possono creare alcune riserve), si muove con un ritmo narrativo davvero incalzante che coinvolge l’attenzione di chi legge;  questi, nel corso della lettura, certamente non si annoia e, anzi, non si riesce a staccare dal testo: il piacere della lettura è tale da provare, insieme, due opposti sentimenti: si vuole leggere (e qui sta il piacere!) tutto d’un fiato, ma si prova il contemporaneo “dispiacere” del distacco.

Nel racconto si parla di rapine strane: all’emporio, alla gioielleria, alla pizzeria, al distributore di carburante…, tutte rapine per le quali l’ex dirigente, dottor Ciannicchia, non indagava: in realtà erano richieste mafiose di pizzo. Può una relazione extraconiugale con una rumena (e con un figlio ammazzato!) fermare le indagini? Ecco l’importanza dell’azione dirompente di Melina Cantineri: deve indagare, lottare, lacerare resistenze ambientali e familiari; ma i personaggi positivi sono tanti: cambiano mentalità tutti i suoi colleghi e, alla fine, anche il padre mafioso di Santa Lucia si rivela personaggio di aiuto fattivo per Melina. Da qui viene fuori, però, un’altra non esplicita denuncia sociale contro altre discriminazioni: come mai Melina è nei ruoli dirigenziali della polizia se ha un padre mafioso? Può, come voleva il teatro greco, la colpa dei padri pesare geneticamente sulla carriera dei figli? Nella realtà, quali figli di mafiosi ci sono nella Polizia di Stato? Contano i geni o la vocazione professionale? Ecco perché Melina Cantineri è un racconto che artisticamente ci spinge in avanti: pur muovendosi in un ambiente picco-borghese, il racconto mira a rinnovare la stessa borghesia: e anche la simpatica signora Maria Russo, al riguardo, ha saputo dare  -in modo coerente-  la sua illuminata risposta. Le sequenze del racconto sono caratterizzate da rapide scene simili, per dinamismo, a molte scene dei racconti pirandelliani: c’è, nel periodare di D’Amico, una innata “sicilitudine” di fondo e le considerazioni finali, col magico superamento della cecità di Melina, ci ricordano la “cecità” di José Saramago. Anche le battute conclusive sono affidate a Melina: “Sto benissimo, vi vedo, vi vedo tutti! E soprattutto vedo il mio papà!”

   Mi fermo qui: mi limito a dire che l’intero racconto ci invita a intendere e a comprendere, cioè ad “intelligere”, a dare la giusta luce finale: la luce tipica degli intellettuali che illuminano. Per fare ciò si aggiornino anche i significati del lessico che usiamo; scrive Pietrangelo Buttafuco nel suo libro “Buttanissima Sicilia”: “Non c’è colpa, in Sicilia, che non disperda segni e significati del linguaggio”; vero (anche se lui stesso si disperde in idiozie a proposito dell’omofobia sicula che, a suo dire, non ci sarebbe, in questo cambi mestiere!): la stessa Melina Cantineri è metafora di un evento, anche linguistico, ideale espresso con tanti significati alterati, ma sempre legati alla nostra “buttana” realtà!

Alla fine c’era un bel rinfresco con dolci organizzato da Sam. E ho fatto tanti bei gradevoli incontri: animata e gradevole serata d’estate!

Bagheria, 16 luglio 2014

Giuseppe Di Salvo

Caterina Guttuso: TrasformazioneCaterina Guttuso: Trasformazione

Categorie:Libri, Primo piano, recensione, Sicilia Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: TEATRO POLITEAMA GARIBALDI DI PALERMO, INAUGURAZIONE DELLA STAGIONE CONCERTISTICA 2013/2014 DELL’ORCHESTRA SINFONICA SICILIANA CON MUSICHE DI ROSSINI, MOZART, DVORAK: NON SI PUO’ MANCARE!

Tutto pronto al  Politeama Garibaldi per l’inaugurazione della Stagione concertistica 2013/2014. Essa  è firmata da Ennio Nicotra. Venerdì 18  ottobre alle ore 21.15, l’Orchestra Sinfonica Siciliana, diretta da Aldo Ceccato, eseguirà un concerto con musiche di Rossini,  Mozart e Dvo?ák. Il direttore milanese ha sposato la causa dell’OSS e dirigerà senza ritirare alcun compenso; la stessa cosa farà Galina  Chistiakova, interprete mozartiana. I Palermitani non possono non ringraziare sia la generosità del maestro Ceccato sia quella della pianista Chistikova. Con questi tagli alla cultura non se ne può più! E solo se la cultura farà sentire il suo peso in questo Paese potrà contribuire a risolvere i problemi della politica che si presenta davvero deficitaria e da non finanziare neanche con un euro in più: Basta!!!

Il nuovo corso della Sinfonica,  annunciato lo scorso mese dal Sovrintendente Francesco Guttadauro, prende così  forma con una serata accompagnata da alcuni eventi collaterali offerti dagli  sponsor: ci sarà una

degustazione di  caffè nel foyer (a partire dalle 20.15) e una di gelato artigianale alla fine  del concerto; è stata allestita anche un’esposizione di fotografie dell’Orchestra Sinfonica Siciliana  realizzate dagli alunni della Scuola Stabile di Fotografia; un allestimento di piante e  composizioni floreali potrà essere osservata all’interno della sala; inoltre, è sempre possibile  visitare la mostra “Musicisti e notturni” di Gianni Maimeri, Sala degli  Specchi. Infine, il pubblico in sala potrà ammirare   -prima del concerto-   il sipario storico di Gustavo  Mancinelli, che resterà calato fino all’inizio del Concerto.

 

Il programma musicale prevede, in  apertura, l’esecuzione de La gazza ladra di Rossini: un’ouverture quasi  completamente uscita dai cartelloni, nonostante  rimanga una delle pagine rossiniane più trascinanti. Seguirà  Mozart con il Concerto n. 23 in la maggiore per pianoforte e orchestra K.  488 che la ventiseienne pianista russa interpreterà secondo il suo stile: uno dei più famosi e importanti della produzione del  Salisburghese.

 

La seconda parte della serata al  è dedicata ad Antonín Dvo?ák di cui si ascolterà la Sinfonia n. 4 in  fa maggiore op. 36: la Sinfonia venne composta tra il mese di gennaio e il marzo del 1874,  anche se la pubblicazione fu postuma, nel 1912. La Quarta è uno dei lavori sinfonici giovanili al quale il compositore sembrò essere maggiormente  legato com’è dimostrato dalla decisione di rivederla alla fine del 1887 o  all’inizio del 1888, ben 14 anni dopo la sua composizione. Ci dispiace che sia saltato il previsto Concerto per pianoforte e orchestra, l’unico composto da Antonín Dvo?ák in modo assai originale non essendo il copositore pianista: ma la non perfetta salute di alcuni artisti, purtroppo, sconvolge i Cartelloni dei Teatri, anche quando si tratta di inaugurazione. Il Concerto si repliccherà sabato 19 ottobre  alle ore 17.30.

E NEI MOMENTI DI CRISI SI PRENDANO DI ASSALTO I LUOGHI DELLA CULTURA. E SI VIGILI SUI LUOGHI DELLA CATTIVA POLITICA!

Bagheria, 18 ottobre 2013

Giuseppe Di Salvo

Teatro Politeama Garibaldi.

Teatro Politeama Garibaldi.

GIUSEPPE DI SALVO: LE BELLE PARATE, GAY E NON, AL FORO ITALICO DI PALERMO DA SEMPRE FUNZIONALI AL FASCISMO DI BENITO MUSSOLINI E AL NEOFASCISMO PARTITOCRATICO!

Ho partecipato come osservatore al Palermo Pride 2013: nulla di nuovo nella Parata in sè; essa è sempre organizzata secondo uno schema di marcia e di spettacolo ben ordinato; all’interno di questo schema ogni persona che vi partecipa si muove liberamente: si veste come vuole, balla come vuole, beve come vuole, bacia come vuole… Il problema è uno: cosa ha in comune, in Italia, una Parata del genere, affollatissima, con decine di migliaia di persone che ormai da decenni proiettano speranze di uguaglianza, con altre più vecchie Parate fasciste (vi ricordate Mussolini al Foro Italico nell’agosto del 1937?!) all’interno delle quali c’erano pure migliaia di persone che volevano un’Italia migliore? Che intendo dire? Dagli anni Ottanta il Parlamento non vota alcuna legge a favore del popolo LGBTI. Molti arrusi hanno fatto carriera parlamentare. La Casta Partitocratica gode di tutti i privilegi, unioni di fatto comprese. Non è ora di chiedersi se queste Parate, di fatto, non siano funzionali al Neofascismo Partitocratico al Potere che in Italia, caso anomalo in Occidente, ancora mantiene lo stesso ordinamento giuridico del fascismo di Benito Mussolini nei confronti del popolo LGBTI? Quale politico rappresentativo del “fascio” delle larghe intese c’era per comunicare a quel gioioso popolo manifestante che in Parlamento c’è calendarizzato un qualsivoglia disegno di legge a favore del popolo Gay? A nessuno viene il dubbio che queste parate abbiano perso la carica dirompente e stiano diventando, pur sempre colorate, pericolosamente CONFORMISTE?

In un’altra parte della città c’era un imbarazzante Family Day organizzato da sedicenti cattolici politicamente miopi. Le famiglie tutte hanno ben altri problemi di tipo economico oggi. E, invece di lottare contro le politiche antifamiliari dei vari Governi delle Larghissime Intese, scendono in piazza per ribadire il valore della famiglia tradizionale che, in pratica, solo loro mettono in discussione: ma perchè non divorziate se vivete dentro a delle camere  a gas sociali con la benedizione di un ieratico Dio? All’ipocrisia non c’è mai fine! Occorre applicare l’articolo 3 della Costituzione e la famiglia è solo un concetto che si evolve più di alcune menti “tarate”: cosa dice la brutta documentazione letteraria della chiesa simoniaca è solo disordine legato all’omertà pedofila mafiosa di stampo clericale!

Degli aspetti sociologici conformistici delle Parate tornerò a parlarne. Per ora mi preme riportare un bellissimo slogan scritto su un drappo bianco e portato in mano, ben steso, da alcune ridenti ragazze; c’era scritto: “A FISSA CI PIACI, MA A MINKIA UN CI RISPIACI!”. Tutto l’evento in sè mi ha commosso e divertito. Ma, al di là di questo divertente e fresco aspetto goliardico,  il conformismo politico delle due manifestazioni, ne sono certo!, al neofascismo partitocratico al Potere non arrecherà alcun graffio, nevvero Vendola e sindaco Orlando? Le vere attrici presenti, invece, hanno parlato e sfilato col cuore!

Bagheria, 23 giugno 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Palermo Pride 2013
Categorie:politica, Primo piano, Sicilia, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: OTTOBRE 1977: DAL FASCISMO DEI PISCIATOI E DI OGNI “GIORNATA PARTICOLARE” ALLA DIGNITA’ DEGLI ARRUSI DEL FUORI! DI PALERMO

CAPITOLO XVIII (Volume Secondo) della gloriosa “Storia del FUORI! di Palermo”

L’attività politica del FUORI! di Palermo, nell’autunno del 1977, marciava con passo sempre più celere, agiva su tutti i fronti, non conosceva soste. Le riunioni del giovedì erano veri e propri seminari di studio; facevamo ricerca e ci davamo gli strumenti culturali per combattere contro il pregiudizio: eravamo alle prese con l’autocoscienza e l’autodeterminazione, aspetti che contribuivano ad arricchire i nostri schemi mentali di azione politica e a liberare sempre più il nostro io profondo. Io coordinavo e animavo le sedute. Lo scambio delle reciproche esperienze di vita ci arricchiva. Vicolo Castelnuovo, n° 17 resterà lo storico simbolo di un luogo dove vigeva l’ascolto che ci gratificava. Eravamo comunità terapeutica nel senso più bello del termine. Si mirava ad oggettivare e a governare le quotidiane frustrazioni vissute e raggiungere la gioia e il sorriso. Il tutto avveniva all’interno di una sede povera. Inalavamo odore di muffa. Da lì passarono centinaia di gay e travestiti provenienti da ogni parte della Sicilia, non mancavano visite di omosessuali di altre regioni italiane e, talvolta, si presentava anche qualche straniero.

Venivamo invitati all’università (Franco Lo Vecchio si dava da fare all’interno del pensionato San Saverio e talvolta m’invitava a mangiare, nella sua stanza, cibi genuini molto buoni da lui portati da Sambuca di Sicilia), intervistati dai giornali e dalle radio private. Personalmente mi divertivo ad usare un linguaggio pornolalico mirante a suscitare attenzione e scalpore; e spesso ho messo a repentaglio il posto di alcuni giornalisti (Letizia Schmit se ne ricorderà!); agivo con un chiaro obiettivo: colpire la ruggine omofobica presente in molti cervelli dal pensiero clerico-fascista e, quindi, più “pornolalico” del linguaggio da me usato. Era un linguaggio, il mio, d’attacco, ma era sempre connotato da profondo amore verso gli altri: si voleva cambiare una mentalità sessuofobica e repressiva sbagliata, volevamo fare pensare; non avevamo nulla contro le persone disposte ad ascoltarci per progredire.

Fu proprio nell’autunno del 1977 che il “Foglio d’arte”, con Esther Bartoccelli responsabile della redazione di Palermo, primo mensile siciliano, m’invitò a collaborare e scrivere le mie riflessioni teoriche per la liberalizzazione del desiderio omoerotico, un altro primato per i finocchi siciliani impegnati: siamo quindi al DODECALOGO dei primati!

   Esther era una donna saggia e lungimirante. Un giorno mi confidò: “Provo vergogna, come donna, a pensare che occorre lottare per far valere e affermare la propria personalità!”. Era pure molto generosa e ospitale. Più volte, a pranzo, mangiai a casa sua: lì conobbi anche  Marianna, da poco scomparsa, e un loro colto parente, Mauro Tumminelli.   Al FUORI! eravamo un gruppo bene aggregato, davamo assistenza legale ai gay che venivano vessati dalla polizia che a danno degli arrusi trovava forza e audacia; coi mafiosi, invece, tranne rare e note eccezioni, si guardavano bene dall’intervenire sia che loro con la coppola in testa pisciassero all’aperto sia che lo facessero altrove perché estranei al battuage   -quanto estranei?!- (battuage è un finto francesismo coniato all’interno della comunità gay per definire scherzosamente i luoghi battuti da persone in cerca di rapporti sessuali occasionali) all’interno dei vespasiani.

Cosa avveniva nei pisciatoi pubblici? Molti omosessuali venivano denunciati da altrettanti “poliziotti adescatori”. Come si sa, molti omosessuali andavano a “battere” (nel senso che andavano a cercare fugaci avventure sessuali) nei cessi pubblici, naturalmente nella parte riservata agli uomini: alla Stazione centrale o in via Cavour o in altre parti della città. Certo, a Palermo, i luoghi d’incontro fra omosessuali all’alba degli anni Settanta avvenivano anche nelle prime case di omosessuali popolani noti e appariscenti: Matapolla HouseGuindalina HouseSietti Suoru House… e via dicendo. Le arruse proustiane, invece, si adunavano in qualche casa elegante di qualche aristocratico prete di provincia: e, in qualche modo, anche in quelle case di tanto in tanto per vari motivi interveniva la polizia. Prima della nascita dei Movimenti di Liberazione Gay, insieme alle sale cinematografiche e alcune parti buie della città, erano quelli i “segreti” luoghi d’incontro degli arrusi. Ma i cessi attiravano chi voleva vedere e fare sesso immediato. Erano Presepi del Porno Vivente. Gli arrusi lì certo pisciavano, ma contemporaneamente roteavano le pupille a destra e a manca e scrutavano chi oscillava il braccio: chi era disponibile si faceva osservare forme e dimensioni. Il messaggio era chiaro. I maschi etero che andavano nei vespasiani solo per urinare, alla fine della minzione, uscivano, non si curavano di chi rimanesse lì dentro ad investire, se così si vuol dire, il suo tempo. Molti arrusi ammucciati appartenenti alle forze dell’ordine non erano estranei al rito erotico che si svolgeva all’interno dei pisciatoi. E talvolta succedeva che qualche “maschietto” (magari arrusu mentalmente complicato o marchettaro) finiva per mostrare a chi lo aveva battuto (e non voleva pagare o non gli piaceva) non solo l’uccello, ma anche un documento di riconoscimento che attestava il suo stato di sbirro apparentemente moralizzatore. E succedeva che molti froci venivano denunciati e umiliati, veniva, come si leggeva nel Decreto penale della Pretura Unificata di Palermo,  “IMPUTATO della contravv. all’art. 726 C.P., per avere in un luogo pubblico compiuto atti contrari alla pubblica decenza mostrando incautamente gli organi genitali”.

   Ma chi ha mai visto in un pisciatoio qualche maschio pisciare col naso, con gli occhi  o con la lingua? Non si doveva fare quel rito per forza con l’organo genitale fatto uscire dalla patta centrale dei pantaloni? Il poliziotto che faceva la stessa cosa, invece, era tutore della pubblica decenza all’interno dei vespasiani e sapeva benissimo che il frocio, essendo ammucciato, era perfettamente ricattabile: come faceva la società a prendere coscienza che quelli erano i luoghi bui del “quotidiano fascismo” vissuto con rabbia soffocata e in modo coatto da migliaia di cittadini omosessuali, se non c’era nessuno che aveva il coraggio di denunciare come andavano realmente le cose? Capirete l’effetto dirompente che una simile denuncia aveva nella vita dei malcapitati! Spesso si trattava di persone sposate di qualsiasi classe sociale, talvolta si trattava anche di preti in borghese. Costoro finivano per essere sputtanati senza pietà. E si doveva ricorre a bravi e costosi avvocati per mettere a posto le cose.

Precisiamo subito una cosa: non tutti i maschi appartenenti alle cosiddette “forze dell’ordine” avevano la descritta mentalità contorta e cinica. Sapevamo di molti poliziotti sensati, giovani e non, che  si comportavano in modo comprensivo: a costoro va la nostra gratitudine eterna! Ma quelli cinici votati al “doppio gioco” c’erano e si dovevano contrastare con coraggio. La rivolta gay era iniziata, ci dovevamo ribellare ad ogni vessazione. Carnefici e vittime avevano interiorizzato un erotismo a rischio legato all’odore del piscio, non se ne potevano distaccare; era un comportamento “perverso” causato dalla ricerca clandestina di un casuale partner con cui avere un fulmineo rapporto sessuale.

Ebbene, l’assistenza legale data dal FUORI! a molti arrusi ammucciati fece conoscere  che c’era una nuova possibilità di affrontare la vita gay alla luce del sole e con dignità! Avevamo coscienza e davamo a questi amici la nostra caritatevole mano. Gli avvocati capivano e sapevano come affrontare i tristi eventi. Furono molte le cause vinte. I pretori, per fortuna, non avevano tutti la mentalità di Vincenzo Salmeri. La società cominciava a conoscere come gli omosessuali cercassero sesso, a causa della paura e della clandestinità, in squallidi ghetti, in luoghi cioè dove si andava incontro a violenza e a ricatti di vario genere. Volevamo che la società sapesse come la repressione creava gli “invisibili campi del confino” e della vergogna! Per gli arrusi erano i campi in cui ci relegava il “fascismo sociale”, un fascismo non ancora caduto, nonostante l’articolo 3 della nostra democratica Costituzione. Era, quello sopra descritto, il “fascismo” della gestione neofascista degli pseudodemocratici antigay al Potere.

Ecco perché non furono pochi i sedicenti “intellettuali di sinistra” illusi di detenere l’Egemonia Culturale che non capirono le critiche del FUORI! di Palermo rivolte al film di Ettore Scola “Una Giornata Particolare” in giro per le sale cinematografiche dell’Italietta di allora. L’Egemonia Culturale di sinistra per noi era una ipocrita posa. Noi con la nostra critica fuori dal coro conformista volevamo fare passare il seguente messaggio: PER GLI ARRUSI D’ITALIA IL FASCIMO NON E’ MAI CADUTO!  I luoghi del confino per gli omosessuali c’erano ancora ed erano rappresentati dai “ghetti sociali” in cui ci relegava la clandestinità coatta. Perciò coniammo il motto: IERI NEI GHETTI, OGGI FUORI! che mostrammo nel corso del Primo Gay Pride italiano a Palermo nel pomeriggio del 14 gennaio 1977. E lo facemmo con più che antifascista dignità lottando come partigiani per le strade nel capoluogo del Profondo Sud: da lì scosse anche i benpensanti di sinistra l’Urlo Gay! Come commentammo il film di Ettore Scola? Riportiamo l’articolo del quotidiano del pomeriggio L’ORA del mercoledì 19 ottobre 1977 intitolato: IL FUORI! CONTESTA “UNA GIORNATA PARTICOLARE”:

 

PROSTESTE del “Fuori” (il Fronte degli omosessuali) di Palermo contro il film “Una giornata particolare” (regista Ettore Scola) che sarà proiettato da sabato prossimo in un cinema cittadino. Già in altre città gli aderenti al “Fuori” hanno contestato il film e inscenato manifestazioni di protesta.

   Gli omosessuali organizzati, che da tempo lottano per vivere alla luce del sole la loro sessualità, non accettano le peripezie del protagonista del film, un omosessuale interpretato da Marcello Mastroianni, perdente, emarginato, costretto alla “clandestinità” tanto sotto gli anni bui del fascismo quanto nel dopoguerra democristiano.  In un volantino i motivi della protesta: “Gli omosessuali del Fuori di Palermo oltre ad avere da anni contestato la pseudo morale e scienza di teologi, sociologi, psichiatri psiconazisti della dittatura monosessuale dominante, siamo costretti ad intervenire tenacemente anche contro coloro (cineasti e critici cinematografici compresi)  che in nome della nostra sessualità ci riducono ad oggetto piuttosto che a soggetto e protagonisti della nostra stupenda diversità. Il film di Scola non può a nostro avviso contribuire ad una reale liberazione sessuale, bensì apre un’ulteriore parentesi di pseudo tolleranza ai fini di una desublimazione repressiva, confermata tra l’altro dal successo e dalle speculazioni fortemente commerciali sulla problematica della condizione femminile e dell’oppressione antiomosessuale.

Anche “Il Giornale di Sicilia” del giorno dopo, giovedì 20 ottobre 1977, riportò parte del comunicato del FUORI! di Palermo col titolo: IL “FUORI” DI PALERMO CONTESTA L’ULTIMO FILM DI SCOLA. Ecco l’articolo:

 

Il Fuori di Palermo contesta l’annunciata proiezione palermitana del film di Ettore Scola Una giornata particolare. “Indipendentemente dai probabili valori e pregi artistici dell’ultimo film di Scola  – si legge in un comunicato-  il Fuori di Palermo tiene ad esprimere nei riguardi di Una giornata Particolare  una posizione pregiudiziale (il film non lo abbiamo ancora visto), ritenendo che il lavoro del nostro regista, nonostante le dichiarate intenzioni “progressiste”  dell’autore, costituisca un ulteriore e millenario arbitrio della cultura eterosessuale”.

   Secondo il comunicato,  questa cultura formula “restrittivi giudizi storico-sociologici sulle minoranze (o maggioranze devianti?), oggetto pertanto, nella loro impossibilità diretta all’espressione (ulteriore esempio di fascismo) di una feroce emarginazione e di una violenza sadomasochistica sublimata”.

 

(CAPITOLO DICIOTTESIMO, VOLUME SECONDO, DEL MIO  LIBRO INEDITO: “DAL PROFONDO SUD UN URLO GAY”). E SEMPRE AUDACE EDITORE CERCASI!

Bagheria, 22 giugno 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Decreto penale antigay

 

Articoli relativi a Una Giornata Particolare (Dagli Archivi Storici di Giuseppe Di Salvo)
Categorie:politica, Primo piano, Sicilia, Società Tag:

BOLOGNA, 23, 24, 25 SETTEMBRE 1977: GIUSEPPE DI SALVO DEL FUORI! DI PALERMO PARTECIPA AL CONVENGO CONTRO LA REPRESSIONE DELL’ESARCHIA

CAPITOLO XVII (Volume Secondo) della gloriosa “Storia del FUORI! di Palermo”

Il FUORI! di Palermo all’inizio di settembre del 1977 riapre i portoni di Vicolo Castelnuovo, n° 17: ogni militante parla delle sue esperienze amorose e non fatte durante le vacanze estive. Intanto a Bologna si prepara per la fine del mese il Convegno sulla repressione indetto dal Movimento Studentesco e da Lotta Continua. Coi compagni si delibera la mia partecipazione, in quanto portavoce dei gay di Palermo, all’imminente evento.

“IL FOGLIO D’ARTE”, mensile di arte e cultura stampato a Caltanissetta, m’invita a scrivere un articolo sul Convegno. Accetto. Bologna è una città stupenda. La conoscevo. Lì, fra il 1973 e il 1974, avevo fatto ben otto mesi di naja. Ma mai, come quei tre giorni del Convegno, l’avevo vista così viva, interessante. Per me, quelli, sono stati fra i giorni più belli della mia vita. Le piazze e le strade erano tutte traboccanti di “untorelli”, ogni partecipante al Movimento faceva esplodere quello che Felix Guattari chiamava “desiderio molecolare”. Noi gay, Mario Mieli in testa (che freschezza androgina mandava il giovane autore di “Elementi di critica omosessuale” col quale ho improvvisato un ballo al centro di Piazza Maggiore, mentre un aitante maschiaccio tirava fuori dai pantaloni un fallo flaccido davvero enorme che ci ha convinti a interrompere le danze!), insceniamo per le strade di Bologna una marcia gay assai divertente e provocatoria. Esplodono momenti vitali di gioia davvero incontrollabile. Forse la carica rivoluzionaria di quel Movimento stava proprio nel fatto che nessuno proponeva nulla, nessuno teorizzava nulla, ma ognuno di noi, ognuno di quei centomila giovani accorsi nella città della Torre degli Asinelli, portava l’esigenza e l’esistenza di bisogni “altri” rispetto a quelli imposti dalla società di allora. In altre parole, nessuno teorizzava nulla di rivoluzionario (e qui stava la Rivoluzione!) perché ognuno, a suo modo, lo era. E i partitocrati del Compromesso Storico non se ne accorgevano.

Io intervenni al Cinema Odeon nel corso di un dibattito sulla funzione dell’intellettuale promosso da Gianni Scalia, Maria Antonietta Macciocchi, Felix Guattari e dal sociologo francese Alain Guillerm. Il mio intervento manda in visibilio l’affollata sala del Cinema Odeon. Tutti applaudono: è standing ovation! Due quotidiani nazionali riportano la testimonianza del mio intervento: La Repubblica (dente avvelenato nei miei confronti e contro tutto il Movimento: era il quotidiano portavoce del Compromesso Storico!) e “Il Quotidiano dei Lavoratori”: che riferirà con esattezza l’entusiasmo dal mio intervento suscitato; era, ovviamente, un quotidiano di sinistra vicino al Movimento.

Per dirla con Maria Antonietta Macciocchi, in quei tre giorni, ho capito che Marx era morto e che qualcosa di migliore lo aveva sostituito: emergeva l’esigenza di discutere di bisogni veri, di sentire autentiche voci umane. “Dopo Marx Aprile” s’intitolerà un libro della Macciocchi sul Convegno del settembre 1977: la morte di Marx cedeva il passo alla vita politica del desiderio molecolare, personale, in opposizione alla politica repressiva del Compromesso Storico. L’esarchia al potere (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI con la finta opposizione del PCI di Berlinguer), grazie anche ai mass-media ad essa asservita, e con spregiudicato cinismo,  fece di tutto per mettere in ridicolo quel Convegno  considerato destabilizzante, ma in realtà a destabilizzare l’Italia era proprio la politica dell’Unità Nazionale che cominciava ad accumulare un grande debito pubblico di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze.

Ecco come titolerà La Repubblica di domenica 25 marzo 1977: “Fischiati gli intellettuali all’assemblea sulla cultura”.  E del mio intervento la giornalista Silvia Giacomoni  scriveva l’opposto di quanto poteva vedere e ascoltare: “Giuseppe Di Salvo, del Fuori di Palermo, crede di tener buona la platea col grande uso del termine cazzo. Ma anche il suo discorso, per quanto elementare, necessita di un riferimento, polemico, a Freud. L’uditorio si scatena in un applauso che dice più di mille fischi la totale riprovazione”.

Diverso il titolo dato all’evento dal “Quotidiano dei lavoratori” dello stesso giorno che titola: “Un po’ di diffidenza verso le stars, ma il dibattito affronta problemi reali”. E del mio intervento l’articolista scrive: “Il clima si riscalda con l’intervento di Giuseppe Di Salvo, un compagno del Fuori che denunzia l’articolo uscito sul Resto del Carlino contro gli omosessuali e invita a liberare l’omosessualità che è in tutti”.

Non “Uno, Nessuno e Centomila”, ma due modi diversi di leggere uno stesso prolungato applauso nei miei confronti: da un lato una giornalista a servizio del Regime che doveva mistificare ogni evento, dall’altro la cronaca coerente di un giornale schierato col Movimento.

Mi diverte ricordare anche che nel 1985, quando il giornale di Scalfari ebbe a festeggiare i suoi primi 10 anni, La Repubblica pubblicò 10 fascicoletti col titolo DIECI ANNI (dal 1976 al 1985) che vennero raccolti in un rosso acceso cofanetto; ebbene, nel fascicolo del 1977 a pagina 61 l’articolo surreale di Silvia Giacomoni venne inserito e anche lì si può leggere la sballata citazione del mio intervento al Convegno di Bologna che  una cosa certa a tutti ancora oggi rivela: fu un intervento che scaldò davvero gli animi tanto che, a distanza di tanti anni, posso riferire che da quei giovani miei coetanei in ascolto io ebbi una successiva accoglienza ricca di affetto e di attestati di stima;  e con alcuni di loro la reciproca conoscenza si coronò di aspetti più che intimistici che la Giacomoni, poverina,  poteva solo sognare e invidiare.

L’importanza politica di questo Convegno, comunque, sarà rilevante in prospettiva. Qui ricordiamo solo che dal 1975 il PCI, grazie alle battaglie referendarie sul divorzio di tanti suoi militanti e sul tardivo schierarsi del partito a favore delle posizioni dei radicali di Pannella, aveva accresciuto il suo peso elettorale. Poteva durare?

Va detto che il FUORI! nazionale visse da osservatore gli eventi del Convegno di Bologna, ma in comune col FUORI! di Palermo c’erano le firme per gli Otto Referendum del Partito Radicale. Io vi posso parlare di un periodo di vita aurea da me vissuta sia come persona sia come appassionato della nobiltà della politica: ovunque cercavo di dare il meglio che usciva da me stesso. E non vivo di nostalgia. Ho sempre continuato il mio percorso vitale con lo stesso splendore di quei giorni.

Come non notare che il FUORI! di Palermo da mesi aveva avuto gli onori della stampa locale (tanto onore!) e di quella nazionale?

Ma gli storici del Movimento gay in Italia non se ne sono mai accorti: quasi tutti i libri scritti e pubblicati da militanti vicini ai comunisti, ma non solo!, hanno attuato nei confronti del FUORI! di Palermo e  -DICIAMOLO!!!- del sottoscritto una sciocca “Conventio ad excludendum”, una squallida “Damnatio memoriae” davvero senza precedenti. Come mai? La risposta è semplice: il sottoscritto pensa con la propria testa e non è stato mai soldato assoldato (e asservito) né dai partitocrati di destra né da quelli di sinistra! Generale senza esercito? Sì! Pensatore libero? Sì!

Ma si sono sbagliati tutti: contavano su una mia  presunta forma di Conventio ad tacendum, convinti com’erano che io avessi distrutto o perduto la mia ricca documentazione storica. L’hanno preso, dolorante e in modo shoccante, nei fondelli!

(CAPITOLO DICIASSETTESIMO, VOLUME SECONDO, DEL MIO  LIBRO INEDITO: “DAL PROFONDO SUD UN URLO GAY”). E SEMPRE AUDACE EDITORE CERCASI!

Bagheria 20 giugno 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Bologna 1977; articolo d’epoca di Repubblica!

 

Quotidiano dei lavoratori del 25 settembre 1977

 

L’articolo della repubblica nel fascicolo 1977 del Decennio 1976-1985.

 

Il mio articolo sul Convegno nel Foglio d’arte, su invito di Esther Bartoccelli.
Categorie:politica, Primo piano, Sicilia, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: LEOLUCA ORLANDO PASSA IL NATALE FRA I DETENUTI DELL’UCCIARDONE. E SOLIDARIZZA CON LA LOTTA DI PANNELLA

Leoluca Orlando

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo passa il Natale tra i detenuti dell’Ucciardone.

Il sindaco alla messa delle ore 11,00 del 25 /12/2012 all’Ucciardone: “Dal leader radicale una importante battaglia per la civiltà e il diritto”.

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha partecipato stamani alla messa di Natale con i detenuti e il personale del carcere dell’Ucciardone. Nel corso della cerimonia i detenuti hanno ricordato lo sciopero della fame condotto da Marco Pannella per il miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri. E Leoluca Orlando ha rilascito una dichiarazione che gli fa onore:

“Esprimo la mia solidarietà al leader radicale impegnato in una importante battaglia per la civiltà e il diritto. La mia presenza qui è un segnale di vicinanza a quanti, detenuti o operatori di giustizia, vivono la difficile quotidianità della vita carceraria e a cui va garantito il diritto a condizioni di vita e di lavoro dignitose”.

   Forse l’ha fatto il tanto appoggiato in Parlamento anche dai Radicali il partitocrate Mario Monti per mandare un segnale concreto a Pannella? O Sua Santità? Altro che Urbi et Orbi!?

E Orlando aggiunge: “Il mio sostegno a Marco Pannella”.

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano, Sicilia Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: ROSARIO CROCETTA E BEPPE GRILLO? DUE POSSIBILI POLITICI SPOSI E ANTICASTA IDEALI!

29 Ottobre 2012 1 commento

Crocetta, casto anticasta?

Cos’è successo in Sicilia con queste ultime elezioni regionali? Semplice: i Siciliani si sono rivelati persone assai responsabili e mirabili. E anche geniali. Hanno nel loro DNA i formidabili geni dei tanti popoli che la Sicilia nel corso della storia hanno occupato: Greci, Arabi, Spagnoli, Normanni, Francesi, Tedeschi, Americani… Si tratta di una genialità che spesso i cromosomi presenti nelle persone avvicinano al confine della pazzia tanto elogiata dal filosofo Erasmo da Rotterdam.

   E allora? In queste elezioni i Siciliani hanno avuto la saggezza di dividersi in due grandi gruppi: gli Astenuti e i Votanti. I primi sono andati oltre il 52%. Dato storico. E hanno fatto perdere a tutti i partitocrati circa un milione di voti. Gli Astenuti hanno detto alle mafie partitocratiche una cosa semplice: “Andatevene a casa, non siete degni del nostro voto!”. Già questo evento è una clamorosa disconferma per tutti i partitocrati. Sicché nessun partito tradizionale si può permettere di cantare vittoria. Con quale sfrontatezza da ubriaco notturno vagante lo faccia Bersani è poi davvero surreale.

   E i Siciliani Votanti? Occorre distinguerli in tre gruppi: i votanti per i partiti perdenti; quelli per Crocetta Governatore; e gli elettori che hanno determinato il vero fatto nuovo in Sicilia: il BOOM!!! del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo.  E, infatti, Crocetta vince col 30,50% dei voti espressi: complimenti. E’ il nuovo Governatore con forti caratteristiche antimafia, dopo due ex inquisiti invece per mafia e dintorni (uno dei quali non più spavaldo si trova in galera). Ma come? Non erano amici di Casini che ora sostiene Crocetta? Occorre ricordare che per Crocetta c’è stato circa un 5% di voto disgiunto. E ciò vuol dire che molti Siciliani al voto hanno voluto qualche certezza, qualche punto fermo. E, come si vede, alla gente non interessa se il Governatore sia gay o no, casto o no; proprio come avviene per gli eterosessuali. I Siciliani lo vogliono semplicemente capace, rassicurante, onesto.

   Il fatto nuovo, eclatante  -in parte previsto e atteso-  è il 15% dato al Movimento Cinque Stelle: primo partito (o Movimento) in Sicilia. Esso, se non ci fosse stato, avrebbe determinato una fascia di astenuti vicino a due elettori su tre. Quindi Grillo non è affatto l’antipolitica,  quella vera  – da decenni-   l’ha espressa la partitocrazia usurata con le volgari cordate clientelari simili a masnade arroganti con atteggiamenti spesso da bravi. Anche la Destra non è andata del tutto fuori scena. Ma può una tornata elettorale estinguerla? La democrazia sarebbe per tutti più povera, ché anche a Destra non tutti gli elettori sono da censurare. Ma è certo che ne esce ben bastonata.

   E la mia Bagheria? In città si è realizzato quanto io, andando in giro, percepivo: il Movimento Cinque Stelle ha preso 4.441 voti, circa il 23% dei voti validi espressi. Primo partito! Il sottoscritto ha certamente contribuito, qui a Bagheria,  a realizzare questo risultato e non ne ha fatto mistero. Ma al successo siciliano del Movimento di Grillo hanno  portato il loro contributo due fondamentali agorà: Internet e la Strada. E, implicitamente, quella parte di insana partitocrazia che non riesce a leggere più i bisogni della gente.

   Ora Grillo vada oltre quel suo ripetere che i suoi eletti non percepiranno più di 5.000 euro lordi al mese; e che non facciano più di due legislature; si può condividere o no. Il Movimento cerchi di realizzare, visto che porterà 15 eletti all’interno dell’Assemblea Siciliana, quei coerenti obiettivi politici che contribuiscano a creare sviluppo economico, miglioramenti nelle nostre infrastrutture, progressi nei diritti civili e sociali dei cittadini. Rosario Crocetta si deve alleare per “inciuciare” intese partitocratiche o raccogliere le implicite e nobili proposte emerse dal voto e dall’esemplare comportamento elettorale dei Siciliani? Crocetta vada oltre ogni presunta anacronistica “castità” e le 15 Stelle cerchino di attuare i loro propositi, evitando di essere, come si dice, acide e vezzose. Idee da sposare se ne trovano anche nell’Area Extravergine animata da uomini e donne aderenti al Movimento di Grillo. Vogliamo fatti e attenzione per i bisogni dei Siciliani. Sulle proposte concrete i nostri confetti certamente per tutti gli sposi anticasta (casti o no, gay o no) voleranno! E i politici italiani se vogliono intendere, intendano!

Giuseppe Di Salvo

 

Categorie:elezioni, politica, Sicilia Tag: