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Archivio per la categoria ‘Società’

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI? SABATO 14 OTTOBRE 2017 CON KATIA RICCIARELLI AD AGRIGENTO

  1. MICHELE LIZZI? SABATO 14 OTTOBRE 2017, TEATRO LUIGI PIRANDELLO DI AGRIGENTO, ORE 20:30, SI ESEGUIRANNO ANCHE BRANI INEDITI DEL GRANDE COMPOSITORE AGRIGENTINO: NON SI PUO’ MANCARE!
    Ci sarà un Gran Galà sabato 14 ottobre al Teatro Pirandello di Agrigento. Ce lo comunicano la pianista Rita Capodicasa e la cantante Caterina Pistone (soprano). Ci sarà anche Katia Ricciarelli, celeberrimo soprano lirico-spinto conosciuto in tutto il mondo: la signora Ricciarelli è stata raffinata interprete del repertorio operistico, in ispecie negli anni Settanta e Ottanta: grande Desdemona, incisiva Suor Angelica, non comune Lucrezia Contarini ne “I Due Foscari”. Noi l’abbiamo ascoltata più volte dal vivo e della sua voce ricordiamo il suo timbro etereo, inconfondibile; aveva emissioni morbide e luminose, era dotata di forza espressiva nel registro centrale; aveva un ottimo senso del fraseggio e sfoderava filati raffinati, smorzature eleganti e delicati pianissimi. Diverso il discorso quando andava verso la zona acuta. Poi, come si sa, per tutti, si apre il “viale del tramonto”. Ma è un onore averla ad Agrigento. Chissà se toccherà note del maestro Michele Lizzi: certo potrebbe ancora essere idonea nei vocalizzi di qualche Madrigale. Tutti i grandi cantanti si sono accostati alla canzone partenopea. E i canti della nostra terra, quelli siciliani, si veda il folk di Rosa Balistreri, sono strazianti e ricchi di patos. Caterina Pistone e Katia Ricciarelli, indipendentemente dalle loro doti vocali, sono sicuro, saranno in grado di suscitare grandi emozioni. E non dimentichiamolo: Rita Capodicasa sa accompagnare chi canta sentimenti legati alle nostre zolle, alla nostra aria, al nostro indistinguibile cielo. Penso di esserci. Sarà un trionfo, anche se dovessimo ascoltare qualche colpo di glottide alla Leyla Gencer!
    Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: PATRIZIO CINQUE, HÝBRIS E LA BELLEZZA CARA AGLI DEI

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PATRIZIO CINQUE, HÝBRIS E LA BELLEZZA CARA AGLI DEI

Al sindaco Patrizio Cinque i Carabinieri hanno notificato un provvedimento di obbligo di firma. L’inchiesta, da cui questo provvedimento origina, parte dalla Procura di Termini Imerese e vede coinvolti anche l’assessore ai Lavori Pubblici, Fabio Atanasio, e decine di impiegati, funzionari, imprenditori. Per Cinque c’era la richiesta degli arresti domiciliari, ma il gip si è limitato ad applicare l’obbligo di firma. Dalla stampa apprendiamo che i reati ipotizzati sono: rivelazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio, turbativa d’asta… .

L’inchiesta, in sintesi, ruoterebbe intorno a due vicende: la gara per il noleggio degli automezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti e un caso di abusivismo edilizio che coinvolge la famiglia del sindaco stesso. La vicenda giudiziaria -pare- prenda le mosse nel 2015, ma esplode ora, alla vigilia delle elezioni regionali del 5 novembre 2017. Ci sarebbero altri fatti: l’affidamento della gestione del palazzetto dello sport di Bagheria; ci sono le intercettazioni; c’è la vicenda Laura Picciurro da cui la tempesta Cinque -pare- origini. Patrizio Cinque dichiara che le sue scelte amministrative “sono tutte trasparenti”.

“Giustizia ad orologeria”? Questa frase non significa niente fino a quando ci saranno gli orologi. E Patrizio Cinque dichiara di avere fiducia nella Magistratura. Giancarlo Cancelleri, candidato alla presidenza della nostra regione per il M5S, tranquillizza il suo amico sindaco. Parte del popolo grillino nota che “la magistratura fa politica più dei politici”. Altri no.

Che fa il Sindaco? Si autosospende dal M5S, ma resta al suo posto elettivo. Il PD chiede le sue dimissioni. Poi c’è Angelo Bonelli, leader dei Verdi: questi chiede la non attuazione del regolamento comunale voluto dal sindaco per bloccare le demolizioni a Bagheria. A proposito: quante ordinanze di demolizione ci sono e non sono state attuate da Patrizio Cinque? Forse per le coste italiane non si dovrebbe mobilitare l’Esercito? Come si vede, l’aspetto giudiziario che coinvolge Patrizio Cinque rappresenta un labirinto: solo Dedalo e il figlio Icaro con ali piumate legate ad un impasto di cera ne potrebbero facilmente uscire in volo e non senza qualche elemento tragico al volo legato. Non i comuni cittadini.

Noi non sappiamo come finirà questa vicenda giudiziaria. Possiamo solo immaginare l’epilogo. Spetta alla Magistratura. Buon lavoro. Sappiamo che molte inchieste collettive passate si sono risolte in modo felice per tantissimi indagati. E abbiamo avuto più amministrazioni sciolte per “presunte infiltrazioni mafiose”. Eppure la cementificazione selvaggia di Mongerbino -e non solo- era lì! Patrizio Cinque sa contare bene i suoi passi e, a suo dire, i suoi passi amministrativi sono trasparenti. Innocente? Per noi lo è. Fino a prova contraria. Va ricordato che al ballottaggio nel 2014 venne eletto con circa il 70% dei consensi. Oggi, probabilmente, questo consenso in città verso il M5S non c’è più. Egli è bello. Giovane. Si vede poco in giro. Spesso è “cuffiato”. Il suo Movimento ha le caratteristiche della nobile Masnada. Vi si possono cogliere anche elementi melodrammatici, tragici. E certo questa tempesta giudiziaria arreca alla persona e alla città qualche sofferenza. E anche relativa indifferenza o estemporaneo compiacimento. Coi riflettori dell’intera nostra Nazione. Ai tempi di Eschilo (e siamo ai tragici greci) si coniava il termine HÝBRIS per indicare l’accecamento mentale che impediva alla persona umana di riconoscere i propri limiti e di non saper valutare le proprie forze; i superbi e gli arroganti peccavano di HÝBRIS e finivano per sfidare gli Dei. Era la PHTHÓNOS TEÔN, ossia l’INVIDIA DEGLI DEI. Perciò Marsia venne scorticato dal Dio Apollo. E le ali di Icaro vennero sciolte dal sole: l’ebrezza acceca. HÝBRIS è oggi la parola che piega (e spiega) ogni patrizio a noi comune. E ravviva i plebei. Si dimetta da sindaco allo stesso modo con cui si è autosospeso dal M5S: che non si abbatta la bellezza!

Bagheria, 26 settembre 2017

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: RICORDANDO MIA MADRE

  1.  

    L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi e spazio all'apertoCATERINA DI SALVO

    DIECI ANNI FA MIA MADRE CI LASCIAVA. LA RICORDO CON UNA LACERANTE POESIA SCRITTA DUE GIORNI DOPO QUEL 16 SETTEMBRE 2007. OGGI LE HO POSTO CINQUE ROSE ROSSE AL CIMITERO. CON LO STESSO SCIROCCO DI QUELLA LONTANA DOMENICA.
    EPICEDIO IN ONORE DI CATERINA DI SALVO, MIA MADRE.
    (Ringraziamenti in versi)
    Nel cuore della Primavera
    s’incise la sua Passione-…
    Canto Sedicesimo del maggio 2007.
    Col fuoco dentro
    ad accusare il peperoncino-
    rara droga della mia cucina.
    A nulla valsero i sedanti farmaci.
    Perduto del suo corpo il controllo.
    Digrignava i denti
    sulla commessura sinistra
    della sua bocca.
    Dimagriva e impallidiva
    con corporea luce surreale.
    Al diavolo medici ed ospedali-
    si chiedeva se avesse “un timuni”.
    Reagì. Fu lotta vana.
    Il cancro la strozzava
    e i solidi non più deglutiva.
    Il 12 luglio l’eco della sentenza:
    ricamo intestinale
    con metastasi sparse.
    E noi figli nell’inventiva
    per imbellire quei giorni di vita.
    Ma l’estate bruciava
    anche il filiale soccorso.
    Se ne andò col Sole:
    ora nona, sedici del mese
    che le porte apre all’autunno-
    crepuscolo con brezza
    e richiami di scirocco.
    Divorata dalla febbre,
    ci aspettò: tutta la baciai
    e -fra i rantoli- sollevò le palpebre;
    percepì poi Graziella e-
    dall’occhio destro -agonizzante-
    una lacrima versò;
    alfine giunse Vincenzo, serrò la bocca,
    due volte forte le ciglia strinse
    e -coi figli piangendo- spirò.
    Centinaia i pellegrini
    nell’umile Camera Ardente.
    La Chiesa Madre accolse
    il popolo compassionevole.
    Onorato venne il suo dolore.
    Grazie a coloro
    che tessuto hanno
    il valore della nostra dignità.

    Giuseppe Di Salvo
    Bagheria, 18/09/07

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GIUSEPPE DI SALVO: 27 FEBBRAIO 1979: CARNEVALE OGNI SESSO VALE, LA TESTIMONIANZA DELLA STAMPA LOCALE

IlBlog Giuseppe Di SalvoL’ARTICOLO DE “L’ORA”
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Gestire

IlBlog Giuseppe Di Salvo
IlBlog Giuseppe Di SalvoL’ARTICOLO DE “IL DIARIO”

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27 FEBBRAIO 1979: CARNEVALE OGNI SESSO VALE, LA TESTIMONIANZA DELLA STAMPA LOCALE

(CAPITOLO SETTIMO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

 In questo Capitolo Settimo riportiamo i due articoli apparsi su “L’ORA” di mercoledì 28 febbraio 1979, articolo scritto da Sergio Baraldi; e quell’altro firmato  G.M.C. e pubblicato, con ben cinque grandi foto legate alla Festa, dal quotidiano “IL DIARIO” di giovedì 1 marzo 1979. “L’ORA” faceva un richiamo in rosso in prima pagina, taglio centrale, col titolo “CARNEVALE OGNI SESSO VALE”. Ma ecco cosa scriveva Sergio Baraldi a pagina 3 (e su sei colonne) sulla FOLLE NOTTE DEI “DIVERSI”:

    -E’ la notte dell’ambiguità proclamata, sbeffeggiata, esposta con grazia provocante, oppure imitata con rozza approssimazione. E la si vive in un trionfo di veli merlettati e pelli di finta tigre, tra parrucche dai falsi riflessi e lunghi abiti con spacchi aperti su gambe non sempre affilate, le calze nere d’obbligo e i pesanti ceroni dove le maschere stavolta non mancano di essere vere.

   E’ il gran Carnevale gay , la festa degli omosessuali palermitani, organizzata ieri in una trattoria di Bagheria, proprio accanto ad una villa decaduta dal FUORI (l’organizzazione degli omosessuali). A metà fra la sfida di chi li vuole emarginare, e l’assemblea politica, il divertimento, ed il convegno d’amore, la nottata ha finito per diventare una follia spudorata e divertente, un gioco dell’equivoco. Damine francesi e monache sguaiate, odalische arabe e donne fatali stile anni Cinquanta, ma anche ragazzi in giacca e cravatta con foulard, e cravatta e l’orecchino, hanno celebrato la loro diversità senza complessi di colpa né paure. “Per molti omosessuali ogni giorno è carnevale” ha detto Salvatore Scardina, uno degli animatori del FUORI, che ha letto una specie di loro manifesto politico, “Carnevale ogni sesso vale”.  Ed ha continuato: “Ogni giorno infatti l’omosessuale è costretto dalla società a portare una maschera. E voi avete capito che noi oggi non stiamo festeggiando il carnevale. Molte checche réfoulé (quelli che si nascondono) hanno aspettato questo giorno per togliersi la maschera dell’ipocrisia, in modo da poterla sostituire con quella della propria identità. Ecco perché per noi del Fuori oggi è festa”.

   E’ successo di tutto sotto gli occhi di ospiti, giornalisti, sotto i fari indiscreti di alcune TV private. Il sipario di questo contro-carnevale si è alzato su una abbuffata: pasta al sugo, carne arrosto mista, insalata, e il vino che scorreva a fiumi tra i tavoli imbanditi.

   Poi è esplosa la festa. Ammiccamenti, lazzi, pioggia di coriandoli, mentre sul giradischi venivano messe le canzoni di Renato Zero, il divo dell’ambiguità, il cantante omosessuale. Ne è nata una vera e propria corrida di balli: i gay si sono scatenati nelle loro danze con le gonne che svolazzavano e il trucco e le paijettes (sic! “Paillettes”, n. d. r.) che brillavano sotto i riflettori. Spiega Patty (il suo vero nome è Salvatore) gonnellino alla femminista, fazzoletto in testa, rossetto sulle labbra: “Vivo con gioia questa notte. Prima non era così. Quando andavo a scuola anche se mettevo in mostra la mia identità, la subivo. Ma poi col Partito Radicale ed il FUORI ho preso coscienza della mia sessualità. Bisogna lottare per cambiare la mentalità nelle famiglie, sui posti di lavoro per farci accettare. Non bisogna stare nascosti, avere paura”.

   Tra i tavoli un gay con tanga ed un lungo scialle nero attillato, improvvisa una danza del ventre tra gli applausi del pubblico in maschera. “Spesso noi viviamo un rapporto di tensione” dice Salvatore, insegnante, che ha scelto di non travestirsi. “Io ad esempio mi sento liberato ma sto con un ragazzo che ha ancora sensi di colpa, ha paura che la famiglia lo sappia. Spesso siamo noi stessi omosessuali che ci autoemarginiamo invece di combattere l’isolamento in cui ci vorrebbe condannare la società”. E aggiunge Pino, vestito scollato, lunghi spacchi nella Gonna: “Una volta l’anno mi sento donna davvero. Tutti gli altri giorni invece devo fare l’uomo, una cosa che non sopporto. Ecco perché mi sono travestito”.

   E Franco, caschetto biondo, vestito da sera scuro, smalto rosso nelle unghie, aria trasognata e timida: “Mi sono travestito da donna perché lo sento anche io”. I gay, adesso, intonano insieme canzoni e slogans. La marcetta che raccoglie il maggior successo è quella allusiva, di una trasmissione TV: “Mi scappa la pipì…”. “Vogliamo divertirci insieme. Ma la nostra presenza è anche politica” osserva Piero Montana del FUORI. “In una realtà omosessuale, usciamo fuori. Per me è importante anche il fatto che qui ci troviamo, non solo tra noi senza complessi, ma possiamo confrontarci con gli eterosessuali, con la gente che ci circonda. Adesso, da quando non cerco più di completare la mia sessualità nel buio, sono felice”.

   La festa si è interrotta per qualche attimo: Salvatore, con lungo raffinato vestito bianco e una pelliccia di volpe gettata sulle spalle, legge il “Carnevale ogni sesso vale”. Lo ascoltano tutti in silenzio: “Abbiamo subito un’oppressione economica, morale, sociale, giuridica, politica. E, ancora oggi, nonostante una nuova ventata a nostro favore, quella vecchia oppressione è difficile da sradicare, tant’è che molti gay vivono ancora nella clandestinità…” legge con voce cantilenante.  “Questa festa è senza dubbio riuscita” dice Giuseppe Di Salvo, lunga vestina di veli, animatore del FUORI, insegnante elementare. “intendevamo rivolgerci agli omosessuali non politicizzati, ma anche a tutti gli altri. Viviamo una sessualità mutilata, siamo indirizzati fin da bambini ad una sessualità finalizzata alla procreazione. Noi a Palermo lottiamo da più di 3 anni, e devo dire che qualcosa può cambiare: c’è maggiore comprensione,  ci troviamo bene. Ma questo riguarda purtroppo ancora un minoranza di omosessuali palermitani”. Si torna a ballare guardandosi negli occhi, inventando nuovi scherzi.

   Dice Giuseppina, una ragazza vestita da zingara, del Movimento di Liberazione della Donna: “I problemi della liberazione sessuale riguardano la donna come l’omosessuale. E noi non abbiamo avuto mai pregiudizi o tabù che ci hanno impedito che ci hanno impedito di partecipare a questa fede. Io, per esempio, posso benissimo andare a letto con un’altra donna se lo trovo interessante”. Più delusa Ambra, un’altra femminista della festa: “Pensavo per la verità che la festa fosse meno allegra, e più assemblea politica. Ma poi tutto si è trasformato per la foga liberatoria del Carnevale. Si è andati fuori dal binario. Devo dire che ripropongono l’immagine di una donna oggetto che noi rifiutiamo”.

   La contraddizione, in effetti, è vistosa: tra le maschere domina la donna romantica, sensuale, e subordinata che proprio il movimento delle donne ha combattuto per prima. E’ una liberazione che passa attraverso un’altra gabbia? Nella dolce notte gay nessuno però pensa più a rispondere. Ballano, cantano e qualcuno, dietro i tavoli, nella penombra, si scambia baci e carezze. La festa brucia, ed il gran carnevale deve essere consumato fino in fondo.

Sergio Baraldi, su “L’ORA” di mercoledì 28 febbraio 1979.

   Alle ultime riflessioni retoriche di Sergio Baraldi così noi abbiamo già precedentemente risposto, post festa:

 -E non è affatto vero, come di sana pianta si è invento il giornalista de “L’ORA”,  che gli omosessuali travestiti proponevano un’immagine di donna oggetto. Ché anzi, è proprio vero il contrario: quei travesti animavano, davano corpo ad un segno di rivolta della donna oggetto.  Questo volutamente non è stato capito da Sergio Baraldi (pessimo giornalista), preoccupato com’era di cercare in quella festa affermazioni di “delusione” che nessuno aveva fatto, infiltratosi nella nostra festa (la prossima volta lo butteremo fuori) per cercare di vedere una contraddizione che non c’era, anzi che era solo nella sua oligofrenica mente.

   Fatto è che cresciamo: questa è la cosa che comincia a preoccupare gl’ imbecilli de “L’ORA”.  Speriamo che “dolce infarto” vi colga, miseri servi del “Compromesso Storico” e della D.C. .

 

  Più lineare e corretto l’articolo firmato G.M.C. su “IL DIARIO” di giovedì 1 marzo 1979 intitolato “E CARNEVALE FU!”. Riportiamolo:

   Martedì grasso: quest’anno Carnevale ha riproposto con rinnovata febbre, l’ebbrezza psicologica del travestimento, il rito consentito dell’alterità, di una possibile identità diversa da assumere. Non ci sarà forse un rapporto fra il costume scelto e le proprie non confessate frustrazioni, le aspirazioni più bizzarre negate dai clichet (sic! cliché, n. d. r.)  abitudinari? Il gioco ovviamente, è molto più sottile e complesso di un semplice vestito alla Superman…

   L’altro ieri notte il nostro cronista, che non aveva voglia né bisogno di travestirsi, ha fatto un giro per la Palermo sotto lo choc dell’allegria. Cosa ha notato di diverso nel costume del rito, con gli occhi volutamente un po’ malinconici e realmente stanchi? Che oggi, spesso, le vere maschere sono diventate quelle dei personaggi di consumo, dei nuovi miti della coca-cola: quante raffigurazioni di Travolta senza bisogno di vestiti arlecchino e farfalloni alla Pierrot!

   Per tutta la notte, i ragazzini dai 16 anni in su hanno dato vita alla rinnovata stagione dei furori rock, nelle discoteche cittadine, subissate di premi di ditte commerciali destinati alle coppie ballerine più travoltiane. Le emittenti private hanno inscenato feste in studio, con gli operatori in costume, o hanno portato le loro camere sin dentro i luoghi di festeggiamento.

   Molti salotti borghesi si sono aperti alla passarella delle identità segrete dei Jekill della finanza o della politica. Macchine d’epoca hanno attraversato la città con carichi starnazzanti.

   Ma quanta fantasia in questi travestimenti? Quale impulso verso un rito che legalizza e “normalizza” la stravaganza, la libertà dell’assurdo?

   Se è infatti ipocrita, talvolta, la maschera del funzionario di banca o del compassato professionista, per i travestiti, gli omosessuali che hanno dato vita ad una “loro” festa in una trattoria di Bagheria, Carnevale che significato ha avuto?

   Che senso può avere, infatti, poter essere “normali” tra le altre maschere per una sola notte di coriandoli, quando il mercoledì riporterà le discriminanti, le false tolleranze di sempre? Ci siamo chiesti se la loro scelta fosse un atto “suicida” o un gesto di ancor maggiore coraggio: la risposta è meglio che la diano, in queste pagine dedicate alla Grande Festa, loro stessi, con le loro parole, che riportano la realtà di una dimensione quotidiana costretta, ancora, spesso, alla clandestinità o all’emarginazione.

   E la loro presenza, in queste pagine, accanto alle altre immagini tradizionali dei ritrovi, delle maschere perbene, ci fa venire voglia, soprattutto, di questo interrogativo: cosa c’è, oggi,  dietro il Carnevale?  E, cosa ancora più importante, cosa c’è nel suo domani? Ma insomma… domani?

   Per chiudere riteniamo utile riprendere il passo finale di un documento diffuso dagli omosessuali nella festa di Bagheria che ha segnato il clou del Carnevale. Nel caso dei gay la smania di essere “altro” è totalmente ribaltata: qui si trattava di essere almeno per un giorno se stessi. E il documento lo sottolinea.

   “La polizia non agisce più violentemente nei nostri confronti; centinaia di miglia di persone hanno preso coscienza dei nostri problemi; un’impronta politica e culturale apertamente gay ha caratterizzato la scena sociale in questi ultimi anni.

   Quindi, cari amici omosessuali, ancora più o meno ammucciati, è ora che anche voi usciate allo scoperto. Non bisogna più aspettare Carnevale per poter far valere il nostro sesso. In fondo, per la checca réfoulé ogni giorno è Carnevale, perché ogni giorno è costretto dalla società a portare una maschera. E voi non avete capito che oggi noi non stiamo festeggiando il carnevale, bensì la ‘negazione-del-carnevale’.

   Perché negazione? Semplice: molte checche refoulés hanno aspettato questo giorno per togliersi la maschera dell’ipocrisia, in modo da poterla sostituire con quella della propria identità. Ecco perché per noi del Fuori! oggi è festa.

   Festeggiamo il recupero della nostra vera identità, consapevoli come siamo che domani, per molti di noi, sarà nuovamente Carnevale e non la ‘negazione-del-carnevale’. In occasione di questa festa (la terza che facciamo) il Fuori! ha ritenuto opportuno rivolgersi anche agli eterosessuali, perché una reale liberazione della sessualità deve necessariamente coinvolgere tutti i membri di questa nostra società”.

Null’altro da aggiungere!

(Capitolo Settimo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).

 

Bagheria, 22 luglio 2017

Giuseppe Di Salvo

 

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GIUSEPPE DI SALVO: 10 AGOSTO 2017: AGLI AMORI… IN CAMMINO

10 AGOSTO 2017: AGLI AMORI… IN CAMMINO
(Nel dì del mio compleanno)

Anche se la mente
a modellare tende
le mie ultime trame
emotive-
in sognante fase sono
con gli amori in cammino
(volgevano già alla fine nel vivo presente-
come in una rappresentazione
tragica con abili attori-
mentre li vivevo)
ma non con la Grazia e l’Estasi
dove -con corpo e spirito-
di questi amori certo mi beo
Dio gli angeli usa
e me li invia
Li riconosco dal loro sguardo intenso
e dallo stridente incanto d’imperfetti corpi
con sacre erezioni dal sangue rese perfette
Innanzi al mio occhio attento
tutto tende a mutare assai presto
La Grazia mi si rivela sempre
con conosciuto impasto di fango
Dio mi appare
e mi batte il tempo
per catarsi intense e brevi:
sposano il pulsare eterno
Un Dio crudele
ogni durata per me
intensa accende e presto spegne
Con vele bianche salpo
Mai la noia nella mia rotta
Figlio non comuni rituali
Solo l’assenza beata strazia e lacera
Eros mi protegge
dal fango che il sadico Dio
per me modella
Figlio di questa incessante sacra lotta…
Lancinante-
purificanti lacrime gronda
Scintilla divina!

Bagheria 10 agosto 2017
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: NEL 1973, VENTENNE, ERO SOLDATO. RADIOTRASMETTITORE. BATTEVO COL TASTO L’ALFABETO MORSE.

NEL 1973, VENTENNE, ERO SOLDATO. RADIOTRASMETTITORE. BATTEVO COL TASTO L’ALFABETO MORSE. MA BATTEVO ALTRO. E’ VERO: L’ESPERIENZA MILITARE FORMA UOMINI! ECCOMI! ALLA VIGILIA DEL MIO… COMPLEANNO.

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GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL MIO “LAMENTO DI ZEUS” (CAPITOLO SESTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

“IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL MIO “LAMENTO DI ZEUS” (CAPITOLO SESTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)
Già in tutte le festanti edicole della città dei mostri, v’è “Il Settimanale di Bagheria”. Fra i tanti articoli interessanti, c’è anche il mio “Lamento di Zeus” un poemetto dirompente che recitai il 27 febbraio 1979 in occasione dell’iniziativa del FUORI! di Palermo chiamata “Carnevale ogni sesso vale”. Nel Poemetto in versi da me drammati…zzato c’era il tentativo di creare nuovi lavori legati al corpo della persona amata e polemizzavo sia con la morale giudaico-cristiana sia con la società dei consumi che proprio i corpi usano per un insano sviluppo. L’amore, al di là di ogni orientamento sessuale, deve valorizzare il corpo dell’amato e liberarlo da qualsiasi condizionamento tendente a creare sensi di colpa o a farlo maciullare dal mercato creato dalla società dei consumi. Certo le vecchie etiche restano; la Società dei Consumi manipola menti e corpi; a noi non resta che proporre nuovi valori e creare modelli di gioia alternativi: la lotta è aperta, si sfonda; la vera Liberazione è dei singoli. Ognuno ha i suoi tempi. Li rispettiamo. Ma non aspettiamo. Sappiamo solo che la nostra offerta fa vedere in modo diverso la gioia e gli stessi richiami a Dio. “Settimanale” in vacanza. C’è tempo per leggere e fare ricerca… e diversamente agire!
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO QUINTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.

“IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO QUINTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.
E’ già in tutte le più prestigiose edicole della città dei mostri “Il Settimanale di Bagheria”: fra i tanti interessanti articoli, non deve sfuggirvi il Capitolo Quinto, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo; è intitolato “Carnevale ogni sesso vale, ossia la negazione del Carnevale”. Dopo circa 40 anni l’articolo resta sempre attuale. Cambiano le Leggi ma la mentalità cambia lentamente. Leggetelo e verificate voi stessi in che modo ci siamo evoluti. Miriamo, comunque, alle gioie del progresso.
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA.

CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA. (3)
“La Matapolla, la nostra vecchia padrona di casa, incarnava ironicamente la regressione freudiana: era vestita da bambina col cestino e, dentro il cestino, portava due splendidi cazzi di pane”. (Giuseppe Di Salvo)

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL “SETTIMANALE” IL CAPITOLO QUARTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO! DA NON PERDERE!

SUL “SETTIMANALE” IL CAPITOLO QUARTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO! DA NON PERDERE!
“Il Settimanale di Bagheria”, già nelle più assolate edicole della città dei mostri accaldati dal sole di luglio, pubblica il Capitolo Quarto, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Un numero da non perdere se i Bagheresi vogliono capire quale coraggio animava alcuni gay, nostri e vostri concittadini, che negli anni Settanta hanno contribuito a creare quella Rivoluzione LGBTI, senza la quale oggi il Movimento Gay tutto non sarebbe quello che è: qui ci sono quei Nobili Bagheresi che hanno generato liberazione e autodeterminazione per tutte e tutti. Nessun libro di storia ve ne parla. Ma, grazie anche al “Settimanale” di Michele Manna, la Vera Storia insorge e diviene canto epico.
Buona lettura, a futura memoria, ché la memoria ha sempre il suo aureo futuro, nonostante gli impostori!
Giuseppe Di Salvo

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