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PENSIERO (A GIUSEPPE DI SALVO): HAIKU DI GIACINTO SCIANNA

         P E N S I E R O  (A Giuseppe Di Salvo)

A te, Giuseppe,
che la coltre spacchi
delle apparenze.

Giacinto Scianna

RATZINGER A PALERMO: DA CARDINALE-PREFETTO SILENZIAVA GLI ABUSI DEI PRETI PEDOFILI E LO SCANDALO MARCIAL MACIEL DEGOLLADO. DA PAPA CHIEDE PERDONO. NOI PREFERIAMO LA CANZONE DI CATERINA CASELLI!

3 Ottobre 2010 2 commenti

img024RATZINGER A PALERMO

Da cardinale-prefetto, per conto di Wojtyla, faceva il pompiere, tendeva a minimizzare lo scandalo dei preti pedofili e c’era il fondatore dei Legionari di Cristo da proteggere.

Gli abusi sessuali del legionario di Cristo  -e non solo-  insabbiati da Ratzinger.

Che valore morale ha ciò che dice oggi Ratzinger sui preti pedofili? Verrà a chiedere perdono anche nella Sacra Terra di Sicilia dove noi conosciamo ben altri “pentimenti”, cioè quelli mafiosi? Ma almeno i mafiosi che si pentono non sono papi e non dettano comportamenti morali. E talvolta viene giudicato immorale proprio il loro pentimento. Quindi onore ai mafiosi non pentiti che si fanno processare e condannare.

   Ma noi qui è del comportamento di Ratzinger che vogliamo parlare e non di Mafiosi Purosangue e neanche di mafiosi “opportunamente pentiti”, magari dopo avere sciolto bambini (sì proprio quelli!) nell’acido.

  Che faceva Ratzinger quando era cardinale-poliziotto a servizio di papa Wojtyla? Narriamo. Il papa polacco stimava i Legionari di Cristo e ammirava il fondatore di questa congregazione religiosa, padre Marcial Maciel Degollado. Ciò irritava l’Opus Dei. I Legionari di Cristo? Congregazione ricca, potente, capace di sdoppiarsi: alla Legione si era affiancato il movimento Regnum Christi.

   Nato nel 1920 a Cotija de la Paz  (Messico), seminarista nel 1936 (a 16 anni), Maciel venne espulso da due seminari diversi per motivi rimasti ignoti. Nel 1941 fondò a Città del Messico i Legionari di Cristo: aveva 21 anni, i suoi seguaci erano tredici bambini fra gli 11 e i 14 anni. Nel 1944 viene ordinato sacerdote dallo zio vescovo di Cuernavaca, monsignor Francisco Gonzáles Arias.

   Già nel 1948 arrivò in Vaticano (allora era papa Pio XII) una denuncia dei gesuiti di Comillas (pontificia università nei pressi di Madrid, ove studiavano i primi aderenti ai Legionari di Cristo) a carico di padre Maciel e di alcuni suoi seguaci: contenuto segreto. Non ci fu alcun seguito.

   Nell’autunno 1956 altre gravi accuse: si vociferava di rapporti con minori di sesso maschile e di uso di sostanze stupefacenti. Il Vaticano sospese padre Maciel Degollado per oltre due anni. Ma tornò alla guida dei Legionari di Cristo all’inizio del 1959. Intanto era morto papa Eugenio Maria Giuseppe Pacelli e il nuovo papa era Giovanni XXIII. 

    Fine 1978: l’ex sacerdote Juan Vaca, presidente dei Legionari degli USA negli anni 1971-76, aveva riferito a monsignor John McGann, vescovo di Rockiville Center, di aver subito a 12 anni abusi sessuali da parte di padre Maciel. John McGann inviò in Vaticano regolare denuncia, ma rimase lettera morta, benché riproposta dallo stesso Vaca nel 1989. Già  dal 16 ottobre 1978 in Vaticano regnava Wojtyla. Maciel Degollado era amico personale di Wojtyla ed era intoccabile.

E sapete chi era allora il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede? Ricordiamolo: Joseph Alois Ratzinger. Lo era dal 25 novembre 1981, nominato proprio da Karol Wojtyla. L’ex Sant’uffizio si occupa di vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica. Ratzinger manterrà la carica fino alla sua elevazione al soglio pontificio.

   Scrivono i Discepoli di Verità nel libro “I Peccati di Wojtyla”: “L’ammirazione wojtyliana per il fondatore dei Legionari di Cristo raggiunse l’apoteosi il 15 novembre 1994, cinquantennale dell’ordinazione sacerdotale di padre Maciel. Quel giorno Giovanni Paolo II gli indirizzò un messaggio con acclusa benedizione, una specie di monumento.” (Opera citata, p. 378, KAOS Edizioni). Citiamo alcuni stralci del messaggio di Wojtyla, tratti sempre dal libro citato: “In occasione delle sue nozze d’oro sacerdotali, mi unisco spiritualmente a tale solenne evento per rendere grazie al Padre celeste da cui tutto discende perfetto, per questo mezzo secolo di generoso servizio alla Chiesa come sacerdote. (…) Lei ha creato anche numerose opere apostoliche dirette dai sacerdoti Legionari di Cristo e dai membri secolari del movimento Regnum Christi, presenti oggigiorno in 16 Paesi dei cinque Continenti. Tra queste opere si trovano istituzioni educative al servizio dell’infanzia e della gioventù; un’ampia gamma di organizzazioni per la promozione dei valori umani e cristiani della famiglia; centri per la formazione di catechisti e missionari; iniziative a beneficio dei gruppi sociali più abbandonati. Di particolare importanza, davanti alla sfida della nuova Evangelizzazione, sono il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum e la Scuola Maria Mater Ecclesiae, in Roma, impegnati, in collaborazione coi Vescovi, a preparare i futuri istruttori dei Seminari diocesani.” (Op. cit. pp. 378-379).

    E dei minori stuprati da padre Degollado? Silenzio. E Ratzinger che vigilava sulla Dottrina della Fede? Silenzio, silenzio! Forse qui a Palermo, Sacra Terra d’Omertà, dirà perché allora taceva?

   Ci si chiede: perché tanta ammirazione per Degollado da parte di papa Wojtyla? L’uomo di potere ama il Potere: 24 seminari e noviziati (in USA, Canada, Europa, Australia…), 9 università, 166 scuole e istituti superiori, 5000 comunità parrocchiali in america latina, un notevole patrimonio immobiliare e mezzi finanziari pressoché illimitati. E poi c’era il collegato Regnum Christi, un movimento d’apostolato fondato da padre Marcial Maciel nel 1959 e formato da uomini e donne laici, diaconi e sacerdoti. Obiettivo? Contribuire alla diffusione del messaggio di Cristo all’umanità.

   Ma i pubblici elogi di Wojtyla a padre Maciel per le sue “nozze d’oro” sacerdotali [capite ora perché il Vaticano non vuole i matrimoni civili fra gay adulti?!], turbarono alcuni ex legionari residenti in Messico e negli Stati Uniti. Costoro, negli anni Cinquanta, quando erano minorenni, avevano subito molestie e abusi sessuali da parte di padre Maciel Degollado. Così, dopo contatti e incontri fra loro, nel febbraio 1977, questi ex legionari uscirono allo scoperto con una denuncia pubblica collettiva dalle pagine del quotidiano del Connecticut “The Hartford Courant”, edizione di domenica 23 febbraio. Riportiamo solo una testimonianza (dal punto di vista letterario è meglio il Marchese De Sade) e il commento finale, sempre dal libro sopra citato. Félix Alarcón (65 anni, sacerdote in Florida; nel 1965 aveva aperto in Connecticut la prima base statunitense del Legionari): “Subii i primi abusi sessuali da parte di padre Maciel quando ero ancora un ragazzino… Mi costringeva a masturbazioni e sesso orale.” (Op. cit. p. 380).  E ora il commento finale: “Tutti sono concordi nel riferire che padre Maciel sosteneva di poter avere rapporti sessuali con i piccoli legionari grazie a una speciale autorizzazione di papa Pio XII, e specificava loro che i rapporti sessuali gli erano necessari per lenire una malattia, particolarmente dolorosa, che lo affliggeva allo stomaco.” (Op. cit. p. 381).

   Perché non chiamare questa “degenerazione mentale” malattia della morale ipocrita e conclamata follia di prelati potenti e prepotenti? Pochi giorni dopo la  direzione del quotidiano “The Hartford  Courant” ricevette e pubblicò una lettera di smentita di padre Maciel Degollado. Ma tutti gli ex legionari si ribellarono e ribadirono le loro accuse. Addirittura il professor  Juan Vaca esibì copia di una lettera inviata a padre Maciel nel 1976. Vi si leggeva: “Quante volte, innumerevoli, mi svegliavi nel cuore della notte e mi prendevi con te, abusando della mia innocenza! Notti di terrore assoluto. Tante, tante notti insonni, che mettevano a repentaglio la mia salute psichica.” (Op. cit. pp. 381-382). Padre Félix  Alarcón dichiarò: “La mia sofferenza più grande, radicata nella disciplina ferrea, era la tortura spirituale e psicologica causata dal fatto di non poter parlare con nessuno degli abusi sessuali che subivo. E la spaventosa distorsione spirituale che ci veniva imposta, il lavaggio del cervello…”. (Op. cit. p. 382).  E in Vaticano? Silenzio. E Wojtyla? Silenzio, silenzio. E Ratzinger? Silenzio, silenzio, silenzio! Dirà qualcosa il 3 ottobre 2010 a Palermo, terra di mafiosi e di omertà che contiene tanto diverso silenzio? Come lo applaudirei se i suoi interventi ci svelassero gli psicologi legami fra omertà e i divini inviti al silenzio!

   Addirittura Wojtyla, nell’ottobre 1997, nel nominare i membri dell’Assemblea speciale per l’America del Sinodo dei vescovi, vi incluse proprio l’amico Marcial Maciel. Notano i Discepoli di Verità: “Per la legge canonica, si trattava di delitti sessuali molto gravi: erano legati al sacramento della Confessione e non prevedevano prescrizioni.” (Op. cit. p. 382).

   Dicembre 1997, il settimanale messicano “Milenio” pubblica una lettera aperta indirizzata a Wojtyla. E’ scritta dall’ex legionario José Barba-Martín. Vi si legge: “Siamo stati ritenuti così insignificanti dalla gerarchia cattolica, Santo Padre, che non abbiamo ricevuto alcuna risposta, neppure sul piano formale… (…) Non c’è stato nessun complotto da parte nostra, perché consideriamo la nostra denuncia un servizio reso alla Chiesa e alla società. Il complotto è da parte della gente dotata di autorità all’interno della Legione di Cristo e nella gerarchia della Chiesa… Un complotto fatto di scandalose coperture che ci rende ancora una volta, e nel modo più ingiusto, vittime di certi individui i quali fanno parte della gerarchia di Roma, gente del Vaticano che era già informata su questi fatti.” (Op. cit. p. 382). E il Vaticano? Silenzio. E Wojtyla? Silenzio, silenzio. E Ratzinger? Silenzio, silenzio, silenzio! Si scioglierà a Palermo questo silenzio? Di che ci parlerà Ratzinger? Saprà essere sul potere mafioso (ma il potere non è sempre mafioso?) originale e lontano da discorsi stereotipati?  Non sarebbe un buon esempio per chi ama  la parola e la verità contro la mafiosa omertà? Degollado era protetto da Wojtyla, era al di sopra della legge canonica e della morale: non è questo insano relativismo clericale all’interno della chiesa, sovrano Ratzinger?

   22-28 gennaio 1999, papa Wojtyla deve fare il suo terzo viaggio in Messico. Si temono contestazioni o polemiche sulla questione Degollado. La Santa Sede si fa duttile. Il 17 ottobre 1998 due ex legionari, José Barba-Martín e Arturo Jurado Guzmán vengono ricevuti in Vaticano dal reverendo Gianfranco Girotti, sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, al quale consegnano una formale denuncia contro  padre Degollado. Il messaggero di Wojtyla e di Ratzinger [perché non era andato l’allora cardinale tedesco a ricevere i due legionari?] li invitò a non rilasciare dichiarazioni alla stampa e a mantenere il più rigoroso silenzio sulla denuncia. Se dentro la Città del Vaticano il silenzio è chiamato silenzio perché esso in Sicilia diventa omertà? Che legame c’è fra i due termini?

   Quale fu la novità di questo terzo viaggio di Wojtyla in Messico? Semplice: padre Degollado non comparve mai al suo fianco. Era finito in galera? Quando mai! Era solo un’assenza orchestrata da quella grande puttana… chiamata “diplomazia”. Sicché l’assenza diplomatica di padre Degollado era solo un machiavellico espediente vaticano per cercare di calmare gli animi degli ex legionari stuprati. Commentano i Discepoli di Verità: “Del resto, salvo lo strisciante antagonismo dell’Opus Dei, a Roma la Legione era potenza molto apprezzata, anche dal cardinale Ratzinger.” (Op. cit. p. 383). Come mai? Forse domenica 3 ottobre papa Ratzinger ce lo spiegherà a Palermo? Citiamo ancora i Discepoli di Verità che, a loro volta, riportano una citazione tratta dal libro “I Legionari di Cristo”, scritto da Jason Berry e Gerald Renner, Fazi editore (2006): “La Legione era riuscita a inserirsi nelle abitudini collegiali della Curia vaticana, organizzando conferenze nella sua università, la Regina Apostolorum… Durante i lussuosi pranzi, Maciel corteggiava certe figure influenti della Curia, tra cui il cardinale Ratzinger, il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato e suo grande alleato fin dagli anni in cui era nunzio in Cile, e i cardinali Pio Laghi, Roger Etchegaray e Francis Arinze… Quando ospiti del genere cenavano alla Regina Apostolorum, i fratelli legionari preparavano la tavola con porcellana fine e cristalleria, e c’era un carrello con i cocktail per gli ospiti di Maciel… Dopo pranzo l’orchestra della Legione suonava canzoni messicane e tedesche per il cardinale Ratzinger. Quando lui si alzava per andarsene, i legionari uscivano dalla porta sul retro, correvano dall’altra parte dell’edificio e formavano due file sul viale, per applaudire Ratzinger mentre entrava nella sua auto, e battevano le mani fino a che non era scomparso.” (Op. cit. pp. 383-384).

   Commentano con amarezza i Discepoli di Verità: “Non c’era nessuna possibilità che la legge canonica potesse valere anche per padre Marcial Maciel Degollado, potente amico personale di Giovanni Paolo II. Non c’era alcuna possibilità che l’altrimenti inflessibile cardinale-prefetto Ratzinger mettesse a repentaglio la propria candidatura a successore di papa Wojtyla, pretendendo di applicare la legge canonica anche a carico del fondatore della Legione.” (Op. cit. p. 384).

   Carlos Talavera Ramírez, vescovo di Coatzacoalcos confermò: “Il cardinale Ratzinger elogiò padre Maciel come capo di una Legione capace di generare un forte numero di vocazioni al sacerdozio, e gli fece intendere che la faccenda delle denunce di abusi era troppo delicata: non era opportuno mettere sotto processo un amico personale del Santo Padre.” (Op. cit  p. 384). Nella nota 24 di pagina 384 i Discepoli di Verità precisano: “L’Ufficio stampa della Santa Sede smentì che il cardinale Ratzinger avesse pronunciato i concetti attribuitigli dal vescovo Talavera, mai i fatti (anzi, i non-fatti) ne furono la piena conferma.” (Op. cit. p. 384).

   Marzo 2000,  padre Roqueñi scrisse una lettera al sotto-segretario ratzingeriano padre Girotti con la quale si lamentava del comportamento omissorio della Congregazione dottrinaria. Vi si leggeva: “Sono passati più di 17 mesi, e l’unica notizia che hanno i querelanti è che la faccenda è estremamente delicata, e che il giudice [Ratzinger] sta soppesando lo scandalo che verrebbe sollevato da una sua decisione giudiziaria, se mai questa dovesse risultare di condanna dell’accusato. (…) I querelanti temono che, nonostante la grande quantità di prove fino ad oggi prodotte in riferimento agli illeciti denunciati, la causa continui a essere rimandata e il procedimento non giunga ad alcuna conclusione. (…) Le legittime autorità sono tenute a rispettare le regole della Chiesa, mettendo da parte una discrezione arbitraria nell’osservare tali regole, senza accampare pretesti.” (Op. cit. p. 385). Parole al vento. La lettera di padre Roqueñi non ebbe alcuna risposta.

E’ questo silenzio o omertà? O le due cose insieme?

Fine della Prima Parte. Da non perdere la Seconda.

Bagheria, 03/10/10

Giuseppe Di Salvo