GIUSEPPE DI SALVO: OMOSESSUALI IN SICILIA E CHECCA DI QUARTIERE (CAPITOLO SECONDO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

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OMOSESSUALI IN SICILIA E CHECCA DI QUARTIERE (CAPITOLO SECONDO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

La rivista ciclostilata “CONTRO” (settimanale di politica per l’alternativa di sinistra) , numero 6, del febbraio 1979 ospitava un mio intervento che riporto integralmente. Il lettore noterà che, in alcune parti, questo mio intervento di circa 38 anni fa appare un po’ datato nel linguaggio. Ma il contenuto è degno, dopo circa quattro decenni, di attenzione perché ancora attuale. Ecco il testo allora intitolato “OMOSESSUALI IN SICILIA”:
Voglio prendere spunto da una trasmissione televisiva mandata in onda il 3 gennaio ’79 sul TG-1 per parlare della condizione omosessuale in Sicilia. Quella sera, in TV, durante la trasmissione televisiva “Storie allo specchio” veniva intervistato un certo Salvatore, gay di 22 anni. E poiché l’intervistato era un omosessuale, la trasmissione non poteva non intitolarsi “Diverso ma uguale”, parafrasando pervertitamente il titolo di un libretto di Edoardo Ballone “Uguali e diversi”. Protagonisti di quella trasmissione erano dunque un frocio (quale poesia ha questo vocabolo!) e il Super Io censorio e oppressivo dato dagli abitanti di Catenanuova (ma poi è vero? Io vedo arrugginita questa catena, altro che nuova!) un paesino in provincia di Enna. Gli abitanti di Catenanuova (o Catena-arrugginita che si voglia dire) rendevano, e non so se continuano a rendere, impossibile l’esistenza di Salvatore e, questi, nel denunciare ciò, chiedeva ai suoi stessi compaesani di essere rispettato. Come si vede, il problema non si può limitare, tantomeno risolvere, con una semplice richiesta di rispetto, quasi che la vita di Salvatore fosse legata all’elemosina vitale data dai cittadini di Catenanuova. Il problema è molto più consistente. Esso ha radici culturali assai profonde.
Gli abitanti di Catenanuova non sono altro che lo squallido prodotto di una morale giudaico-cattolica (non cristiana, si faccia bene attenzione), morale che loro hanno interiorizzato, grazie al plagio autoritario imposto dalla Chiesa, il cui sommo esponente è oggi lo “stregone” polacco Giovanni Paolo II. E in un paese, ove si parla tanto di umani diritti, non si capisce perché non si debba parlare anche del diritto del pene, in ispecie se questo pene viene eroticizzato da un uomo. Ma poi non è solo questione di pene. E’ chiaro che un pene erotizzato da un uomo mette in discussione la morale di Giovanni Paolo II, secondo la quale è naturale solo il rapporto sessuale finalizzato alla procreazione. Procreare per che cosa? Semplice: per garantire la disoccupazione, lo sfruttamento della forza-lavoro e per arricchire sempre più i detentori dei grandi capitali accumulati grazie allo sfruttamento, al plusvalore, al profitto. Come si vede, morale e profitto non sono altro che due termini diversi per indicare una sola identità, cioè quella del Potere. Ma se il caso di Catenanuova rappresenta il paradigma di una realtà fascista e oppressiva, è altrettanto vero che, grazie alla presenza del FUORI! in una città come Palermo e nei paesi della provincia (come Bagheria) la mentalità popolare è divenuta molto più elastica nei nostri confronti.
In certi casi, addirittura, si è andati oltre la tolleranza formale. Che significa ciò? Ciò vuol dire che più omosessuali escono allo scoperto, più rapido sarà il progresso. Meno omosessuali sono disposti a sensibilizzare la gente, meno risultati positivi si avranno nei nostri confronti. Perciò non posso non teorizzare, oltre all’infiltrazione nella società dei consumi (infiltrazione per raggiungere quel 99% di gay ancora non politicizzati), anche la presenza scandalosa della checca di quartiere. E’ lì che deve cominciare la rivoluzione morale, affinché nei nostri confronti ci sia effettiva tolleranza. Quale tolleranza? Quella reale, si capisce. Perché? Perché la tolleranza formale è una tolleranza repressiva. Checca di quartiere, dunque, metti in funzione il tuo splendido deretano, libera l’etero dal suo male e così sia. Da quale male? Semplice: quello relativo all’intossicazione derivata dall’inquinante ideologia morale della Chiesa Cattolica, causa prima della nostra oppressione.
Voi, etero-ruggine,
noi, checche-rugiada.
Giuseppe Di Salvo
(Capitolo Secondo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).
Bagheria 04/luglio/2017
Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: PALERMO, PRIDE 1 LUGLIO 2017, L’INCONTRO CON CROCETTA IN VIA ROMA: CHI DICEVA CHE NON C’ERANO POLITICI? IO COS’ERO?

PALERMO, PRIDE 1 LUGLIO 2017, L’INCONTRO CON CROCETTA IN VIA ROMA: CHI DICEVA CHE NON C’ERANO POLITICI? IO COS’ERO?

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GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO PRIMO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

“IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO PRIMO DEL LIBRO IV DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO: IL LIBRO QUARTO CONTIENE LA STORIA DELLE LOTTE DEL FUORI! DI PALERMO DEL 1979. GLI ALTRI TRE ANNI DI MILITANZA (1976, 1977, 1978) DAL SETTIMANALE SONO GIA’ STATI PUBBLICATI PRECEDENTEMENTE E POTETE TROVARE I CAPITOLI NEL MIO “BLOG TISCALI”.
“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le più gay (e non) edicole di Bagheria, pubblica il Capitolo Primo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Riprende, dunque, una narrazione davvero epica dei pionieri palermitani del Movimento Gay che hanno preparato il terreno alle sfilate di massa, o Pride, di oggi. I Bagheresi sono i pochi privilegiati che, grazie al Settimanale, da anni, hanno potuto conoscere questa incisiva narrazione di coraggiose lotte. Non vi resta che “battere” nel cuore di queste edicole, comprare “Il Settimanale” per capire da dove tutti veniamo.
Nello stesso numero c’è anche una mia recensione della “Sinfonia in La” di Ildebrando Pizzetti: essa vi farà capire meglio i valori musicali del Fascismo e dell’Antifascismo, del paleofascismo e del neofascismo partitocratico. Si prendano d’assalto le Edicole, portatevi a mare “Il Settimanale”, sentirete attenuare anche il caldo e vi distraete, così, da ogni tagliente scirocco.
Giuseppe Di Salvo

Altro…

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GIUSEPPE DI SALVO: IL SOCIOLOGO CIRUS RINALDI MI SCRIVE: “SEI NEI LIBRI DI SOCIOLOGIA E DI STORIA DEL MOVIMENTO LGBT”

IL SOCIOLOGO CIRUS RINALDI IL 27 GIUGNO 2017 MI SCRIVE SU FACEBOOK:
“Caro Giuseppe Di Salvo  (IlBlog Giuseppe Di Salvo) sei nei libri di sociologia e di storia del
Movimento LGBT: si tratta del libro “LA FABBRICA DELL’ORGOGLIO” di Massimo Prearo.
Nessun testo alternativo automatico disponibile.
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GIUSEPPE DI SALVO: GENNAIO 1979: ANCHE I LIBERALI DI VALERIO ZANONE AL LORO XVI CONGRESSO SI SCHIERANO CON LE LOTTE DEI GAY

GENNAIO 1979: ANCHE I LIBERALI DI VALERIO ZANONE AL LORO XVI CONGRESSO SI SCHIERANO CON LE LOTTE DEI GAY
(CAPITOLO PRIMO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)
Dal 24 al 28 gennaio del 1979, si tenne a Roma il XVI Congresso del Partito Liberale. Nel corso dei lavori congressuali, venne presentato un ordine del giorno, il n° 25, sull’omosessualità. Ecco cosa c’era scritto:
-Considerando che l’idea liberale si fonda sulla tolleranza nei confronti di tutte le scelte liberamente compiute dai cittadini, a condizione che queste non violino gli altri diritti, ritenendo che anche l’omosessualità si possa considerare una libera scelta, tanto più degna di rispetto in quanto si riferisce ad un campo, quello della sessualità, in cui l’individuo è e deve essere unico giudice del suo comportamento, invita gli organi del partito e tutti i liberali ad impegnarsi per eliminare qualunque tipo di discriminazione, culturale e sociale, che possa colpire gli omosessuali nel campo del lavoro e della vita sociale.
Questo ordine del giorno venne firmato da una decina di congressisti, poi votato a maggioranza. Dopo il Congresso, il segretario Valerio Zanone (Torino, 22 gennaio 1936 – Roma, 7 gennaio 2016), nelle numerose interviste che seguirono sulla stampa italiana non accennò mai a quell’innovativo ordine del giorno. Chi avrebbe mai voluto tutti i Liberali d’accordo sui diritti dei gay? Ma va detto che, con questo Documento, i Liberali italiani contribuirono a mettere fine ad un volgare luogo comune: “Il Partito Radicale non fu più l’unico partito dei froci”, come per anni nella società italiana si diceva. All’1,1% dei Radicali (la percentuale è relativa alla elezioni politiche del 1976, dato della Camera dei Deputati) si aggiungeva, dopo 2 anni e otto mesi circa, l’1,3% dei liberali (sempre dato della Camera del 1976), vale a dire un 2,4% dei partiti presenti in Parlamento apertamente a sostegno dei diritti dei gay. A Sinistra del PCI c’era a nostro favore anche DP che presentò proprie liste alle elezioni politiche del 1976, ottenendo l’1,5% dei voti. E siamo al 3,9% di forze parlamentari apertamente schierate a nostro favore. Ma non ricordiamo Documenti di Democrazia Proletaria votati in un Congresso nazionale a favore dei diritti dei gay. Comunque molti compagni c’erano! Altri partiti di sinistra seguiranno. Ma, per aprirsi nei nostri confronti, occorre aspettare altri mesi: il PCI si aprirà in seguito alla bruciante sconfitta delle elezioni politiche del 1979. Ne parleremo nei capitoli successivi. Dopo qualche mese si videro dei manifesti del Partito Liberale a favore degli omosessuali in alcune città del Nord Italia. Noi del FUORI! di Palermo, e non solo!, accoglievamo con gioia questi eventi: volevamo che i gay lottassero all’interno dei partiti a cui si sentivano più vicini per poi convergere tutti negli obiettivi politici miranti a togliere le discriminazioni a nostro danno e in quegli altri miranti a codificare norme positive a favore del popolo gay. D’altra parte, lottare per la liberazione dell’omosessualità non era problema di un partito specifico: i gay erano, e sono sempre stati!, in tutti i partiti e in tutte le chiese. Si mirava alla liberazione di tutti. Noi non potevamo più aspettare. E davamo il benvenuto a chi arrivava dopo. Non è mai troppo tardi, mai per nessuno!
(Capitolo Primo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).
Bagheria, 25 giugno 2017
Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: VILLEROY,TRAMONTO D’INIZIO ESTATE: 21 GIUGNO 2017. IO E MIA NIPOTE KATIA

VILLEROY, TRAMONTO D’INIZIO ESTATE: 21 GIUGNO 2017. IO E MIA NIPOTE KATIA

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GIUSEPPE DI SALVO: IL SETTIMANALE DI BAGHERIA PUBBLICA LA MIA LETTURA DE “I CANTI DELLA STAGIONE ALTA” DI PIZZETTI (Seconda Parte) E LA MIA POESIA “E SIA… (AL DISSONANTE CANTO DI MARGELITO)”

IL SETTIMANALE DI BAGHERIA PUBBLICA LA MIA LETTURA DE “I CANTI DELLA STAGIONE ALTA” DI PIZZETTI (Seconda Parte) E LA MIA POESIA “E SIA… (AL DISSONANTE CANTO DI MARGELITO)”
In tutte le più estive edicole bagheresi troverete, ma se levate i tacchi, la mia lettura de “I CANTI DELLA STAGIONE ALTA”, capolavoro musicale di Ildebrando Pizzetti da pochissimi conosciuto. Vi troverete anche la mia poesia “E SIA…”, intimistico canto lirico d’amore. Questi “Canti” sono espressione di stagioni non definibili, cioè condizioni mentali appagate e appaganti grazie anche al vissuto culturale e umano sempre più divino. Vi voglio contaminare. Orbene, andate nelle edicole della città dei mostri: sul “Settimanale” troverete i segreti per vivere beati: ogni giorno! E gli stessi “mostri” vi benediranno.
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: A TOKIO TRIONFA LA NUOVA MUSICA ITALIANA NEL 1940. PREMIATA LA “SINFONIA IN LA” DI ILDEBRANDO PIZZETTI, CANTO DI PACE NEL CUORE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

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A TOKIO TRIONFA LA NUOVA MUSICA ITALIANA NEL 1940. PREMIATA LA “SINFONIA IN LA” DI ILDEBRANDO PIZZETTI, CANTO DI PACE NEL CUORE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE. OGGI LA RIPROPONE IL DIRETTORE DAMIAN IORIO CON PIGLIO ATTENTO E IMPECCABILE!

La Sinfonia in La di Ildebrando Pizzetti è, come scrive Riccardo Viagrande, un “autentico capolavoro”. Essa venne composta nell’estate del 1940 durante un soggiorno a Siena: lì Pizzetti si era ritirato mentre la Seconda Guerra Mondiale creava sterminio e lutti in ogni parte del mondo. L’occasione fu data dal seguente evento: si dovevano festeggiare i 2.600 anni della fondazione dell’Impero del Sol Levante. Le autorità giapponesi coinvolsero le ambasciate europee per cercare di trovare alcuni compositori e motivarli, dietro incentivante pagamento, a scrivere musiche per celebrare la grandezza dello storico Impero nipponico. Ogni nazione poteva presentare un solo compositore. Il lavoro doveva rientrare in una delle seguenti categorie: sinfonia, poema sinfonico, suite orchestrale, ouverture o marcia. All’appello risposero Richard Strauss (Monaco di Baviera, 11 giugno 1864 – Garmisch-Partenkirchen, 8 settembre 1949) con la composizione “Festmusik” op. 84; Jacques Ibert (Parigi, 15 agosto 1890- Parigi, 5 febbraio 1962) presentò l’ ”Ouverture de Fête”; l’ungherese Sándor Veress (Kolozsvár, 1° febbraio 1907 – Berna, 4 marzo 1992): questi presentò la sua Sinfonia n°1; Ildebrando Pizzetti (Parma, 20 settembre 1880 – Roma, 13 febbraio 1968) partecipò con la sua “Sinfonia in La”, della quale qui ci occuperemo. Va ricordato anche il compositore giapponese Hisato Ohzawa (1 agosto 1907 – 28 ottobre 1953) che ha scritto la sua Sinfonia n. 3, “Sinfonia della fondazione del Giappone”. Vi partecipò anche Benjamin Britten col suo capolavoro giovanile “Sinfonia da Requiem” op. 20. Questi, però, venne escluso dal principe Fumimaro Konoe (Tokyo, 12 ottobre 1891 – Tokyo, 16 dicembre 1945): si trattò di ingiusta esclusione. E poco importa se la Sinfonia da Requiem il 18 febbraio 1956, con 16 anni di ritardo, venne eseguita in Giappone con la NHK Symphony Orchestra e diretta dallo stesso Britten. Il compositore inglese nel suo lavoro seppe racchiudere, a soli 26 anni, il suo spirito antibellico; e i tre movimenti della sua Sinfonia (Lacrymosa, Dies Irae, Requiem Aeternam) rappresentano un opportuno attacco all’Asse Roma-Berlino-Tokio, cioè un mero attacco politico e sonoro contro il nazifascismo che la Seconda Guerra Mondiale causò. Ma già nel 1956 il Giappone aveva perso la guerra e il principe Konoe era morto da circa 11 anni. Noi diciamo semplicemente che Britten aveva visto molto bene: non a caso la sua Sinfonia da Requiem venne dedicata ai suoi genitori che lo educarono ai valori democratici della Corona inglese.
Le composizioni degli altri musicisti citati sono tutte interessanti. Le conosciamo. Sono degne di quell’evento; l’Andante, Secondo Movimento della Prima Sinfonia dell’ungherese Sándor Veress si muove su linee sonore di pace di notevole rilievo; interessanti sonorità celebrative presentano le composizioni Strauss e di Ibert; la stessa cosa dicasi per la Terza Sinfonia di Hisato Ohzawa: dura più di un’ora, ma al compositore era permesso perché giocava nella sua patria nipponica. Su tutte le composizioni, però, spicca (e la Sinfonia da Requiem di Britten merita un discorso a parte) la Sinfonia in La di Ildebrando da Parma: essa si muove -sebbene la poetica espressiva sia molto diversa da quella del compositore inglese- su simili linee politiche tendenti a rievocare sentimenti di pace. La prima esecuzione della Sinfonia in La avvenne il 19 dicembre del 1940, direttore Gaetano Comelli (Gaetano Komeri per i Giapponesi, 1894- 1977), a Tokio, presso la BROADCASTING HALL. La prima esecuzione italiana, invece, ebbe luogo, direttore Victor De Sabata, alla Scala di Milano nella stagione autunnale dei concerti, e precisamente il 20 ottobre del 1941. Ecco come ce la descrive Riccardo Viagrande nel suo libro su Ildebrando Pizzetti (Casa Musicale Eco) alle pp. 123-124:
-L’opera presenta una purezza formale evidente già nel primo movimento, Andante non troppo sostenuto ma teso, in cui viene conservato il contrasto dialettico, tipico della forma-sonata, tra i due temi, dei quali il primo, esposto dal fagotto nella calda parte medio-acuta del suo registro, è calmo senza incrinature, mentre il secondo è nervoso. In tutto il primo movimento questi due atteggiamenti, la calma e lo stato di concitazione, si alternano e si scontrano costituendo un blocco che sembra esprimere le inquietudini della Seconda Guerra Mondiale in quella prima estate di conflitto per l’Italia. Momenti, sia pure brevi, d’inquietudine e turbamento interiore s’insinuano anche nel secondo movimento, Andante Tranquillo, che si basa su un tema dolce e lirico, tipico della scrittura pizzettiana nei movimenti lenti. Il terzo movimento, Rapido, è uno scherzo basato su un tema di carattere anametrico, mentre il quarto movimento, Andante faticoso e pesante, è una sintesi dei tre movimenti precedenti. Il nucleo centrale del movimento è costituito da una marcia inarrestabile come il destino terrificante e incombente sull’uomo che cerca inutilmente la pace rappresentata dalla ripresa del primo tema.
E Alessandro Zignani nel suo libro “La storia negata” (Zecchini Editore) a pagina 90 non può fare a meno di notare sulla Sinfonia di Pizzetti: -Ma simile gloria fiorita sul fatale passaggio dell’Italia all’Asse Roma-Berlino-Tokio produce anche un capolavoro di questo compositore ormai così cinico da apparire, per impotenza, sentimentale: la Sinfonia in La, composta su commissione del governo giapponese per celebrare il “secondo millennio più anni seicento” dell’Impero. La Seconda Guerra Mondiale venne vissuta dai compositori nelle maniere più diverse, con opposta, esacerbata, sensibilità.
Come si nota, Zignani sa muovere il buon vento nei confronti di Pizzetti per poi cercare di deviarlo con le parole; certo è che la Sinfonia in La è un capolavoro non sempre capito nel suo messaggio centrale. La comprensione riesce meglio al direttore d’orchestra Damian Iorio che l’ha incisa per l’etichetta NAXOS nel settembre del 2015 con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI. Grazie alla incisiva direzione di Iorio, a noi non resta che rilevare che nell’ultimo movimento, “Andante faticoso e pesante”, poco prima della conclusione della sinfonia, si riascoltano, ripetute da quattro violoncelli divisi, alcune battute della “Preghiera per gli innocenti” che risalgono al Secondo Tempo della Sonata in La per violino e pianoforte dello stesso Pizzetti, Sonata scritta nel 1918 proprio sul finire dell’altra guerra europea, quando in qualche testo si poteva leggere: “O Signore Iddio, o Signore, abbi pietà di tutti gli innocenti che non sanno perché si deve soffrire”. Il Dio di Pizzetti, al pari di quello di Britten, è il Dio cristiano. I Giapponesi allora non vollero capire il messaggio della Sinfonia da Requiem di Britten: come avrebbero potuto se Inghilterra e USA erano in aperta guerra contro l’Asse nazista? E allora? I teatri italiani tutti (Massimo di Palermo compreso!) dovrebbero invitare il Giappone in Italia per far ritrovare loro le cinque composizioni all’interno di una rinnovata Sagra di musica politica di pace: l’evento si dovrebbe aprire con la Sinfonia da Requiem, capolavoro giovanile di Britten; per poi chiudere la Sagra con la Sinfonia in La di Pizzetti, capolavoro neoromantico antifascista di tutti i tempi (altro che neoclassicismo!): sta qui la grandezza di Pizzetti che i neofascisti di oggi non vogliono ancora capire.
E’ mai possibile che questa nostra Italietta non abbia una grande ebrea come Margherita Sarfatti, amante colta di Mussolini, capace di sedurre i nostri mediocri politici -leggasi Berlusconi e Renzi- (gli altri non contano proprio!) per far esplodere a livello mondiale una sì grande Sagra Musicale? Il Giappone, come ogni parte del mondo, ha bisogno di Traviate che spogliano l’animo per il vero amore: di Violetta sempre attrae la sua lotta interiore! Il Sol Levante, però, deve vigilare musicalmente su se stesso e sull’imbarazzo in cui lo colloca la Storia. L’Italietta musicale dei teatri d’oggi? Non vede tanti suoi sonori gioielli! Offre sinistre pose. E ne fa propaganda!
Bagheria, 20 giugno 2017
Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: IO DORMIVA (POESIA INEDITA)

IO DORMIVA

Io dormiva
nella silente alcova
La ninnananna
intonava-
verde-
l’Aloe Vera:
succulenta essenza-
flette l’arsura.
Au-dedans
dura ogni cosa dura
Solo il tempo la ritrae
Si è mossa pure
la ferma aria
E -qui beato…-
io dormiva!

Bagheria, 18 giugno 2017
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: E SIA… (AL DISSONANTE CANTO DI MARGELITO). POESIA INEDITA

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E SIA… (AL DISSONANTE CANTO DI MARGELITO). POESIA INEDITA.

Non voglio colori
per imbellire il cielo
La mia mente spazia…
e lo riflette
Ho conosciuto povertà
e ricchezza-
la prima al cuore apre
le vie del vero
Crea l’altra
nidi nell’anima
con pagliuzze regalate
dal tempo che pur s’arresta
per poi -aureo- il cammino
ritrovare
E sia …
agile il mio velo-
per la paziente danza dell’amore
tendente ad alleviare
le accidentate vie
del patire
Nella mente sfilano
pensieri antichi-
rinnovano la gioia
Dall’inanellata sua bocca
a me giungono
generosi aliti
e il mio corpo tutto-
col bussare dell’estate-
ristorano
E ogni mio poro
miele mesce-
filante dono per labbra
di Dei!

Bagheria, 16 giugno 2017
Giuseppe Di Salvo

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